
Cinque maggio duemilaotto: Doni e Ferreira Pinto fanno affondare la barca Livorno, prima che Rossini e Pavan aggiustano le cose in extremis. Ma Padoin non ci sente: a un minuto dalla fine batte Amelia e regala la vittoria all’Atalanta, 3-2 e tutti a casa. Più o meno, perché nel sottopassaggio (ma anche sul terreno di gioco) i vari Grandoni, Balleri, i gemelli Filippini si accaniscono contro l’attaccante bergamasco, che Del Neri riferirà aver visto in lacrime negli spogliatoi. Che successe quella domenica di inizio maggio? Una combine andata male?
E’ quanto crede il procuratore federale Stefano Palazzi, che oggi si espresso in maniera molto dura circa quella partita, ma anche quella d’andata: ha chiesto alla Giustizia Sportiva pene severe per i due club e per alcuni dei loro esponenti, il tutto come ovvio per illecito sportivo. Innanzitutto sei punti di penalizzazione ad entrambe le società, quindi una mega-squalifica per i due capitani, Balleri e Bellini: per entrambi sono stati chiesti poco più di tre anni lontani dai campi di calcio.
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E’ tempo di bilanci a fine campionato, di dibattiti sulle aspettative mancate e di tributi alle squadre più sorprendenti che sono andate oltre le previsioni più ottimistiche (o che semplicemente le hanno rispettate). Tra le delusioni più eclatanti, in ordine sparso, Milan, Lazio, Palermo. Tra le squadre che hanno più divertito i propri tifosi spiccano Inter, Roma, Juventus, Fiorentina, Sampdoria. Senza dimenticare la straordinaria rincorsa del Cagliari, l’ennesimo bel campionato dell’Udinese e le vittorie ammazzagrandi del neopromosso Napoli. Quale squadra vi ha più divertito e quale vi ha più deluso? (dopo il salto il sondaggio sulle delusioni)
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Caroselli, bandiere al vento, clacson pigiati fino all’esaurimento per le strade di Milano prima dell’arrivo tanto atteso del team nerazzurro a San Siro. Facce dipinte di nerazzurro, stravolte dall’emozione dopo un finale di campionato al cardiopalma, tanta gioia manifestata per un titolo sul filo di lana. Una somma di felicità sicuramente superiore a quella manifestata alla fine dello scorso campionato dai tifosi nerazzurri, ma anche cori e striscioni di scherno nei confronti degli avversari storici. (fotogallery festa, albo d’oro campionato serie A)
Ambrosini è stato uno dei più bersagliati (dopo la vittoria in Champions League dello scorso anno sorresse uno striscione che recitava “Lo scudetto mettilo nel c..o”), la Juventus e il Milan entrambe nominate nel classico “chi non salta è” e la Roma, l’avversario degli ultimi anni, presa di mira al momento della torta celebrativa che chiudeva la cena in albergo, con il coro “Meritate voi ma la mangiamo noi”. Verso le 22.30, con lo stadio già esaurito, fanno il suo ingresso i campioni d’Italia e la marea nerazzurra esplode con un boato.
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In principio ci fu Udine, era l’8 novembre del 1998, il 92° di una partita che sarebbe terminata di lì a poco 2-2: quel giorno Simone Perrotta se lo ricorda ancora perché esordì in Serie A con la maglia della Juve, Alessandro Del Piero perché s’infortunò gravemente al ginocchio sinistro. Nove mesi per tornare sui campi, per dimostrare a tutti che a 25 anni ancora da compiere, quel Fenomeno che aveva condotto la Vecchia Signora sul tetto del mondo, era ancora lui, il più forte, Pinturicchio, come piaceva all’Avvocato.
Ancelotti aspettò Godot, lo preservò da critiche e attacchi, mille rigori segnati, nulla più. Fino a quella sciagurata finale di Euro 2000, maledetto Del Piero, stramaledetto Trezeguet. Solo se si è toccato il fondo si può davvero risalire, insieme all’amico David, insieme a Lippi, noncuranti dell’età che passa. Duemiladue splendido, 5 maggio indimenticabile, duemilatre impreziosito dalla perla col Piacenza in memoria di Agnelli, indorato dalla prodezza col Real, semifinali di Coppa. Fino alla fine del secondo ciclo del Marcello: sulla panchina dei bianconeri arriva il sergente di Pieris, il mascellone che non guarda in faccia a nessuno. (In fondo il sondaggio, la lista e il video coi gol di quest’anno).
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“Tutta l’Italia ha tifato contro noi” (Moratti), “ringrazio i complimenti ma non dimentico come hanno vinto” (De Rossi), “dedicato a tutti i gufi” (Stankovic), “torno a Roma con il tricolore” (Chivu), “falsate sette, otto partite” (De Rossi). Sono solo alcune frasi riecheggiate da una parte e dall’altra, nella domenica che ha chiuso uno dei campionati più entusiasmanti degli ultimi anni. Punzecchiature venute fuori a caldo e giustificabili dall’enorme tensione accumulata dalle due squadre in queste ultime giornate. Il più deluso e arrabbiato tra i giallorossi è sicuramente Daniele De Rossi che ha pesantemente alluso alle decisioni arbitrali di cui avrebbe beneficiato l’Inter in questa stagione:
Ci sono state sette-otto partite falsate. È un peccato dovere parlare di questi episodi ma questo campionato non si può ridurre a due partite perché quest’anno è successo il finimondo. Noi abbiamo vinto partite che non meritavamo di vincere e viceversa ma quello è il calcio, invece quanto successo quest’anno non è calcio. I giocatori dell’Inter se lo sono sudato lo scudetto ma un campionato così particolare non si vedeva da tanto tempo. Mi chiedo cosa sarebbe potuto accadere se fosse successo alla Juve ciò che è successo all’Inter.
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Ci voleva lui, lo svedese Zlatan Ibrahimovic, per sbloccare il risultato del Tardini: sotto una pioggia incessante il numero 8 interista ha trovato la doppietta vincente nella ripresa. Partito dalla panchina e fuori da un mese e mezzo per infortunio, il protagonista alla fine risulta il giocatore che più di tutti ha segnato in questo campionato per la squadra di Massimo Moratti, un giocatore che ha letteralmente “regalato” lo scudetto all’Inter e che ha spedito il Parma in Serie B (prima storica retrocessione dalla A alla B per i ducali) (Fotogallery).
Il match è iniziato con i sentori di un clima teso e pesante fuori dall’impianto parmigiano: scontro fra tifosi e forze dell’ordine, oltre alla preoccupazione per una partita che vale una stagione anche il patema che dai piedi dei 22 in campo dipende la sicurezza fuori dallo stadio. In più ci si mette la pioggia che in Emilia batte forte, come in nessun altra parte d’Italia. Ma tant’è, Rocchi fischia l’inizio e così le due squadre affrontano la gara pensando solo ai 3 punti, necessari per entrambe le formazioni. Ma come preventivabile la gara è tesa, il terreno non aiuta, la posta in palio troppo alta; così le vere occasioni nella prima frazione sono solo due.
La prima capita sui piedi di Morrone sugli sviluppi di un calcio d’angolo: il centrocampista del Parma si trova la palla sui piedi in area piccola ma sparacchia su un superlativo Julio Cesar. Tanti gli interventi al limite della regolarità, Rocchi ha il suo bel da fare per tenere buoni gli animi, Manzo e Mancini dalle panchine si inzuppano; anche gli ospiti sfiorano il vantaggio con una bella iniziativa di Balotelli che mette in mezzo e Cruz per poco non ci arriva, poi Pavarini si salva. Il vantaggio romanista in quel di Catania dopo pochi minuti mette un po’ di strizza all’Inter, Rocchi fischia la fine del primo tempo e la Roma sarebbe campione d’Italia.
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Sarà Coppa Uefa per il Milan, il poker di questa ultima giornata non basta per vincere la mano che apriva la porta della Champions League del prossimo anno. Troppi i punti persi durante la stagione, non c’è stato solo il San Paolo della settimana scorsa ma molte, troppe partite buttate e per giunta la maggior parte in casa. Dopo 6 anni si torna a giocare la “seconda” coppa europea, un motivo in più per ripartire. (Fotogallery del match)
La squadra di Ancelotti scende in campo con Kalac in porta, linea difensiva composta da Oddo, Bonera al posto dello squalificato Nesta, Kaladze e Favalli, centrocampo con i soliti Pirlo e Ambrosini supportati da Brocchi che sostituisce Gattuso, Kakà e Seedorf schierati dietro Inzaghi. L’Udinese risponde con Handanovic come estremo, Zapotocny, Coda, Zapata e Mesto in difesa, centrocampo a tre con Pinzi, Inler e Dossena e in avanti il tridente con Pepe e i due azzurri Di Natale e Quagliarella. Arbitra Rosetti, si parte.
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Una settimana lunghissima ha anticipato la partita del Massimino di Catania, una settimana fatta di ansie e paure ma anche di polemiche e frecciatine. D’altra parte la posta in palio era altissima, la Roma si giocava le sue ultime possibilità di scudetto e come unico risultato a disposizione aveva la vittoria, i siciliani non stavano messi meglio, a loro bastava anche un pareggio ma la sconfitta avrebbe significato retrocessione (Fotogallery).
Poche le sorprese in formazione, Walter Zenga schiera il miglior undici possibile affidando l’attacco al solo Martinez dovendo rinunciare ad un Mascara non al meglio. Luciano Spalletti risolve il suo unico dubbio riguardante la fascia destra affidando una maglia da titolare a Cassetti preferito a Cicinho, l’italiano è stato giudicato più abile in copertura anche perché da quelle parti si sarebbe aggirato il pericoloso Vargas.
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Ultimi novanta minuti davvero emozionanti per la Fiorentina che, grazie ad una rete stupenda dell’argentino Osvaldo, sbanca Torino ed approda ai preliminari di Champions League. Partita difficile quella dei viola che partono forte e nel primo tempo sfiorano il gol per più volte ma, prima Santana, due volte, e poi Pazzini si devono arrendere davanti ad un Sereni in gran giornata (Fotogallery).
Trascorrono i minuti ma il portierone granata sembra insuperabile e si oppone, dapprima, al tentativo di Liverani che con una splendida punizione fa urlare al gol i tifosi viola, poi smanaccia un colpo di testa ben indirizzato di Gamberini su calcio d’angolo ed, infine, strappa perfino gli applausi al suo più blasonato collega Frey quando si oppone al tentativo di Montolivo. Intanto buone sono le notizie che arrivano da Milano dove l’Udinese chiude il primo tempo in vantaggio sul Milan, antagonista dei viola nella corsa Champions.
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Una doppietta del rientrante Zlatan Ibrahimovic consente all’Inter di trionfare nel diluvio di Parma e di conquistare il suo sedicesimo scudetto, il terzo consecutivo. Partita sofferta per i nerazzurri, contro i grintosi ducali che giocano un match di grande cuore, ma evidenziano le solite carenze in fase offensiva, alle quali nemmeno un bomber di razza come Cristiano Lucarelli, peraltro autore di una stagione sottotono, è riuscito a sopperire.
Il Parma retrocede quindi per la prima volta nel campionato cadetto, anche tra le polemiche, per due interventi dubbi in area di rigore sull’1-0 a favore dei nerazzurri, il primo apparso molto sospetto. La Roma chiude 1-1 a Catania, accarezzando a lungo il sogno del colpaccio e crollando solo nel finale quando, dopo le notizie negative provenienti dall’Emilia, Martinez trova il gol del pari, comunque ampiamente meritato, che consente agli etnei di conquistare la salvezza. Per effetto di questo risultato retrocede anche l’Empoli, inutilmente vittorioso al Castellani sul Livorno e beffato proprio nei minuti finali dai siciliani.
Come da programma la Fiorentina conquista il quarto posto valevole per l’accesso in Champions League, passando di misura sul terreno di un Torino ormai demotivato e rendendo vana la schiacciante vittoria del Milan a San Siro sull’Udinese. I rossoneri devono accontentarsi così della Coppa Uefa, unico trofeo che manca nella loro prestigiosa bacheca, insieme alla Sampdoria e agli stessi friulani. Il titolo di capocannoniere va ad Alessandro Del Piero, autore di una doppietta ieri a Genova, al quale non ha saputo replicare Marco Borriello, nella sconfitta del Genoa a Bergamo con l’Atalanta.