La rabbia di qualche tifoso esagitato è andata oltre il consentito e la polizia norvegese ha deciso di piazzare, a scopo precauzionale, una pattuglia davanti all’abitazione dell’arbitro Ovrebo in questo periodo di “intenso interesse dei media“. Le autorità di Oslo stanno anche passando al setaccio alcuni commenti apparsi su internet. Il portavoce della polizia di Oslo, Joern Jorgensen, ha riferito che “Non ci sono state minacce concrete, ma se succede qualcosa siamo pronti”. Ovrebo non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione su consiglio dell’Uefa, a parte un breve dispaccio all’agenzia norvegese Ntb in cui comunica che “A causa di tutte le circostanze occorse dopo la partita, l’Uefa ci ha chiesto di non parlare per il momento alla stampa”.
Già al termine della discussa partita tra Chelsea e Barcellona la polizia inglese aveva disposto il cambio di albergo per l’arbitro, scortando il fischietto norvegese in tutti i suoi spostamenti fino all’imbarco per la partenza da Londra. Il Chelsea si è ovviamente dissociato dalle vili minacce diffondendo un comunicato di condanna in cui “si stigmatizza ogni forma di minaccia verso giocatori, arbitri o tifosi. Se provato con tutta evidenza, il Chelsea adotterà i provvedimenti più duri contro chiunque, possessore di abbonamento o membro del club, abbia partecipato a queste azioni. Siamo anche in contatto con la polizia, che fino ad ora non ha ricevuto denunce”.
Poi si dice dei nostri arbitri: il Chelsea deve rinunciare alla finale di Champions League a causa di un arbitraggio scandaloso del fischietto norvegese Ovrebo che nega almeno 3 rigori ai Blues. In vantaggio in avvio di gara con Essien, la squadra di Hiddink ha amministrato la gara senza difficoltà, per di più con un uomo di vantaggio a metà di ripresa per l’espulsione di Abidal; sia nel primo che nel secondo tempo il Chelsea ha chiesto diversi rigori (alcuni evidentissimi) ma l’arbitro non è mai stato d’accordo. Così al primo tiro in porta dell’intero match del Barcellona, minuto 91, Iniesta ha pareggiato il conto. Finisce tra le polemiche con Ballack e Drogba vicini al picchiare l’arbitro (Fotogallery).
Orfani di elementi chiave come Puyol e Henry, i catalani si ridisegnano con Iniesta esterno nel tridente, Busquets a centrocampo, difesa inedita con Pique e Touré; non ha di questi problemi Hiddink che sfodera un 4-4-2 classico con tutti gli elementi principali in campo (da Terry a Drogba, da Ballack a Lampard). Di fronte a uno Stamford Bridge gremito, i campioni del Barcellona paiono approcciare al match con un pizzico di timore; i Blues dal canto loro non sono precipitosi difendendo con ordine e ripartendo con grandissima abnegazione.
Dopo una mezza azione da gol per gli ospiti, al 9° è subito vantaggio Chelsea: cross di Lampard rimpallato, arriva di gran carriera Essien che al volo dalla trequarti sfodera un missile che si piazza giusto sotto la traversa. Niente da fare per Valdes, il Barça cerca di non scomporsi e senza isterismi cerca i suoi geometri per pungere gli avversari; tuttavia una vera e propria reazione dei blaugrana non c’è e così il Chelsea prende coraggio e cerca il secondo gol: punizione di Drogba e gran parata di Valdes, colpo di testa di Terry di poco fuori, ancora Drogba involato per due volte verso la rete fermato per un pelo.
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I Campioni d’Europa in carica sono pronti a difendere il titolo conquistato lo scorso anno. Il Manchester United di Sir Alex Ferguson annienta, con una facilità che delude quanti si aspettavano una “guerra” stile Chelsea - Liverpool, l’Arsenal del collega francese Wenger. Troppa la differenza, quasi nulla la possibilità di ribaltare la superiorità nettissima già mostrata all’Old Trafford dove la fortuna, un po’ di imprecisione sotto rete degli uomini di Ferguson e l’eccessiva prudenza tattica adottata il vantaggio, avevano contenuto ad un solo gol il gap fra le due squadre. (Foto - Video)
Il Manchester calava sull’Emirates senza spavalderie, senza sottovalutare l’avversario che in casa era stato fino ad ora letteralmente blindato in difesa. In campo ci va una sola punta vera, Rooney nonostante la diffida, Ronaldo è libero di svariare e alle sue spalle trova spazio il coreano Park, prova che Ferguson non vuole scoprirsi troppo.
La fortuna, si dice, aiuti gli audaci, in questo caso premia la prudenza dell’allenatore scozzese perché è proprio il coreano a poter sfruttare all’ottavo minuto uno scivolone di Gibbs che lo mette solo davanti ad Almunia. Palla spedita in rete senza grosse difficoltà e vantaggio servito. L’Arsenal, in avvio intraprendente, subisce il colpo e si fa trovare impreparato ancora dopo 3 minuti. Punizione di Cristiano Ronaldo potente, ma non irresistibile, sulla quale Almunia si fa bucare nuovamente. Dopo 11 primi la gara, di fatto, si chiude.
I Red Devils si aggiudicano di misura il primo round della semifinale di Champions League mostrando un’ottima condizione psico-fisica. Di fronte l’Arsenal dei ragazzini che non ha sfigurato, riuscendo a limitare il passivo che permetterà ancora ai gunners di cullare il sogno dell’ambita finale. Il blasone, il carisma e l’altissimo livello tecnico degli uomini di Ferguson si è fatto sentire durante i novanta minuti, condizionati da un netto predominio territoriale del Manchester United. Per l’Arsenal la parziale scusante di due assenze importanti come Van Persie e Arshavin. (Foto - Video)
Lo United è straripante nella prima frazione di gioco e trova il goal con un bel destro in mischia di O’Shea al 17esimo, dopo un cross di Carrick. Almunia è costretto agli straordinari e non potrebbe essere altrimenti contro i campioni d’Inghilterra, d’Europa e del mondo: Cristiano Ronaldo potrebbe raddoppiare con un colpo di testa, ma il portiere spagnolo salva il risultato. L’isolato Adebayor in avanti non incide minimamente perché quasi mai supportato dai compagni. I gunners, però, riescono a chiudere in svantaggio “solo” di un goal ed è già un discreto risultato.
Termina a reti inviolate la prima semifinale di andata della Champions League 2008/09. E’ stata una partita non certo entusiasmante per pathos e conclusioni in porta, con un tema tattico che si delineava già dai primi minuti di gioco: il Barcellona tessitore instancabile di trame di gioco ben controllate da un Chelsea, a sua volta, estremamente rinunciatario. Le intenzioni di Hiddink erano chiare fin da subito e il risultato conseguito dai blues lascia vive tutte le speranze di qualificazione. Tutto ciò a discapito dello spettacolo, preteso come d’abitudine dall’esigente pubblico catalano che ha fischiato ripetutamente i londinesi, salvo poi ripiegare, con il proprio dissenso sonoro, neanche troppo timidamente verso la squadra di casa dopo il 90esimo. (Fotogallery)
A regalare qualche sussulto in questo match, oltre ad un paio di ottimi interventi di Cech e ad un miracoloso salvataggio del suo collega, Valdes, su Drogba, ci pensa l’incerto e contraddittorio arbitro Stark, dispensatore confuso di ammonizioni e poco attento ad un probabile fallo in area di rigore su Henry. Nella prima mezz’ora di gioco il Barcellona, nonostante un possesso palla quasi totale, è costretto a rifugiarsi nei tiri da fuori con Xavi ed Henry, entrambi infruttuosi. Al 39esimo un pasticcio di Marquez regala la palla a Drogba che si invola tutto solo verso la porta avversaria: potrebbe rivelarsi letale l’errore difensivo del Barcellona, ma Valdes si supera prima sul tiro violento dell’attaccante ivoriano e poi sul tentativo di tap-in. Si va all’intervallo con un nulla di fatto.
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E’ mancato poco che la Champions League rivivesse un remake della scorsa edizione, quando a raggiungere le semifinali furono Liverpool, Chelsea, Barcellona e Manchester United. E’ l’Arsenal la novità di questa stagione e “sostituisce” i connazionali del Liverpool, eliminati da un’altra squadra inglese, il Chelsea. Sembra quasi una mini Premier League più prestigiosa questa Champions League, un affare privato tra inglesi. Ma quest’anno il Barcellona fa sul serio ed ha tutte le carte in regola per sovvertire il predominio calcistico della perfida Albione. Se nel 2008 il Manchester United era indicato da tutti come la favorita numero uno, stavolta i catalani godono di un ampio e giustificato credito da parte degli addetti ai lavori. (Clicca per il sondaggio)
Sulla strada dei blaugrana c’è il Chelsea rivitalizzato dalla cura Hiddink. I blues hanno una sterminata sete di vittoria, dopo aver accarezzato il sogno della prima affermazione nella massima competizione. Un sogno infranto con lo sfortunatissimo errore di Terry dal dischetto nella finale di Mosca contro il Manchester United. I Red Devils dovranno difendere il titolo e per farlo chiederanno il lasciapassare all’Arsenal di Wenger. I gunners, almeno sulla carta, sono gli outsider del lotto delle semifinaliste e si affideranno alla potenza di Adebayor, all’imprevedibilità di Walcott e all’acutezza calcistica di Fabregas.