
Figueirense, Flamengo, Atletico Mineiro e Corinthians, queste le quattro squadre in cui ha militato fino ad ora André Santos, terzino dell’83 che fino a un mese fa nessuno conosceva dalle nostre parti. Grandi prestazioni col Brasile di Dunga fino alla conquista della Confederations Cup, il difensore di San Paolo è finito sul taccuino di molti club italiani ed europei anche se pare che in pole position ci sia la Juventus, e non solo perché forse la più desiderosa di acquistare un terzino sinistro. La verità è che i bianconeri avevano messo gli occhi su André Santos già sei mesi fa quando Renzo Castagnini, su consiglio di Vittorio Grimaldi (ex agente di Amauri), si recò con quest’ultimo in Brasile per visionare Dentinho.
Nel Corinthians brillò però soprattutto questo cursore di fascia che dopo alcuni mesi è balzato agli onori della cronaca per le splendide prestazioni con la maglia verdeoro; fu fatto un sondaggio, i buoni rapporti col presidente del Corinthians promettevano, poi la cosa rimase così, sospesa. Ora Leonardo, attuale allenatore del Milan, ci ha messo gli occhi, ma la realtà è che Ciro Ferrara ha dato il placet all’operazione e così avanti a tutti c’è la Juve che effettivamente si è mossa prima: per portarlo a Torino ci vogliono tra i 7 e 10 milioni di euro, al giocatore basterebbe un contratto pluriennale di poco superiore al milione a stagione.

A fine primo tempo sembrava che l’impresa fosse lì a due passi: Stati Uniti in vantaggio di due reti e brasiliani in bambola, o quanto meno confusi e col fianco scoperto alle improvvise folate dei ragazzi a stelle e strisce. Nella ripresa però sono bastati 40 secondi per cambiare il copione della partita: Luis Fabiano si è inventato il gol dell’1-2 suonando così la riscossa per i verdeoro. Che hanno macinato gioco e spettacolo e alla fine hanno ribaltato il risultato grazie ancora al gol dell’attaccante del Siviglia (capocannoniere del torneo) e a una incornata di Lucio. E’ quest’ultimo ad alzare al cielo la terza Confederations Cup per i 5 volte campioni del mondo, ma bravi anche Donovan e soci, capaci di far venire i brividi a tutto il Brasile (Fotogallery - Video).
Infatti nella prima frazione gli applausi sono tutti per gli uomini di Bradley che dopo un avvio incerto, piazzano subito la stoccata dell’1-0: “gol londinese” sull’asse West Ham - Fulham con Spector che crossa e Dempsey che con una splendida girata al volo spedisce alla destra di Julio Cesar. La reazione dei sudamericani non è propriamente furente anche se Tim Howard non può mai abbassare la guardia: come ad esempio sul tiro di Robinho, ma anche per le continue discese velenose di Santos e Maicon. Ma al 27° capolavoro Usa in contropiede: Davies e Donovan scambiano che è una meraviglia e in 5 tocchi arrivano nell’area avversaria.

Spettacolo puro nella finale per il terzo e quarto posto della Confederation cup 2009 che vedeva impegnate Spagna e Sudafrica. A spuntarla sono state le furie rosse spagnole che hanno sconfitto per la seconda volta in questo breve torneo i padroni di casa. A differenza della prima partita, finita 2-0 per Casillas e compagni nel gironcino eliminatorio, dove gli spagnoli hanno dominato largamente, in questa sfida i bafana bafana hanno dato del filo da torcere agli iberici costringendoli a vincere la partita solo nei tempi supplementari grazie ad una punizioni di Xabi Alonso. (Le Foto della partita - Video)
La partenza è stata molto lenta e noiosa, nella quale entrambe le squadre hanno espresso un gioco privo di idee. Solo in un paio di occasioni la Spagna è andata vicina al gol nel primo tempo, una capitata sui piedi di Riera che ha sfiorato il palo su suggerimento di Xabi alonso, e una per David Villa che si è visto stoppare la conclusione da un bel tuffo del portiere sudafricano Itumeleng Khune. Ad inzio ripresa la Spagna entra in campo con altro piglio e si vede annullare un gol realizzato dal giovane talento blaugrana Busquets per un fuorigioco, parso ai fini dell’azioni abbastanza ininfluente, di Fernando Torres.
A metà della ripresa il ct. sudafricano Santana fa due sostituzioni che cambiano il volto alla partita, inserisce Van Heerden per Modise e Mphela per Pienaar. Proprio da una combinazione dei due nuovi entrati il sudafrica trova il gol del vantaggio; Van Heerden apre a Tshabalala che con un perfetto cross al centro dell’area pesca Mphela che mette il pallone alle spalle di Casillas. A rimettere in carreggiata la Spagna di Del Bosque ci pensa Dani Guiza che in due minuti, tre il 42esimo e il 44esimo, ribalta la situazione.

Niente sorprese nella seconda semifinale della Confederations Cup 2009: il favoritissimo Brasile, che pochi giorni fa aveva umiliato gli Azzurri di Marcello Lippi, estromettendoli dalla competizione, piega, seppur soffrendo più del previsto, i modesti padroni di casa del Sud Africa; decisivo un bolide su punizione di Dani Alves a tre minuti dal termine. Nella prima frazione di gioco gli uomini in maglia verde convincono però più degli avversari, rischiando poco grazie ad una grande prestazione difensiva e sfiorando il gol in due occasioni con Pienaar e Mokoena. Tra i brasiliani brilla il solo Kakà, vicino alla rete del vantaggio al termine di una pregevole azione personale.
Gli aggressivi Bafana Bafana, chiudono così il primo tempo a reti bianche, contro una squadra molto sottotono rispetto alle prestazioni spettacolari offerte nel girone di qualificazione, chiuso a punteggio pieno, con una media di più di tre gol a partita. La ripresa è piuttosto noiosa, con entrambe le squadre che creano ben pochi grattacapi alle retroguardie avversarie, fino alla splendida giocata del terzino del Barcellona, che trova lo spiraglio giusto grazie anche ad un posizionamento non proprio impeccabile della barriera sudafricana. Ora la finalissima contro gli USA, giustizieri a sorpresa della fortissima Spagna, ma già travolti dai brasiliani nella prima fase del torneo.
Yes, we can. E’ probabilmente il motto che Bradley, ct americano, ha urlato ai suoi giocatori negli spogliatoi prima del fischio iniziale. Ed ha funzionato a dispetto di tutti i pronostici. Gli Stati Uniti spazzano via dal torneo niente poco di meno che la Spagna, rullo compressore di questi ultimi due anni, campione d’Europa in carica e favorita per la vittoria finale della Confederations Cup, insieme al Brasile. Gli iberici non sono riusciti ad articolare il loro solito gioco avvolgente, sbattendo continuamente contro il muro statunitense. Il pressing asfissiante degli americani ha disinnescato la pericolosità del possesso palla spagnolo. (Fotogallery - Video)
In realtà gli USA non hanno rinunciato a giocare e sono scesi in campo con due punte più Donovan. E la prima parte di gara conferma la dinamicità dell’attacco a stelle e strisce, ben assortito con Davies e Altidore. Quest’ultimo porta in vantaggio i suoi al 34esimo, con un’azione fisica in cui si libera di uno spento Capdevila per tirare a botta sicura: Casillas riesce solamente a deviare ma non a respingere. La reazione spagnola è veemente ma non certo produttiva e nemmeno troppo ordinata. Torres è sempre pericolo ma gli USA vengono fermati in un paio di occasioni per fuorigioco abbastanza dubbi. Si va al riposo con la Spagna sotto di un goal.
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Le dichiarazioni di Marcello Lippi, nervoso, nervosissimo, ai microfoni della Rai subito dopo la batosta contro il Brasile avevano fatto arrabbiare i tifosi più che lo svolgimento della gara stessa. Contro Kakà, Robinho, Luis Fabiano e soci la sensazione dell’appassionato medio, ne siamo certi, era stata più quella di rassegnazione e scoramento nel vedere la forza, la velocità e la freschezza dei brasiliani contrapposta alla pallidissima resistenza opposta dagli azzurri.
Sentire però il C.T. che commenta quasi stizzito la prestazione dei suoi e intima “l’esterno” a non spingere sui giovani e sul rinnovamento avrà sicuramente fatto saltare i nervi a più di qualcuno. Un altro argomento per dare forza alla retorica sull’arroganza di Lippi, individuata come causa di molti (forse troppi) dei mali dell’Italia. Il giorno dopo l’eliminazione dalla Confederations Cup il tecnico viareggino cambia completamente registro. Il rinnovamento ci sarà, cambio di modulo e di giocatori. La lezione è servita, almeno questo dicono le nuove parole.
Prendiamo degli schiaffi e torniamo a casa, ma la ricostruzione della nazionale è in corso. Io non avevo mai detto che era completata, e che questi sono i giocatori e con questi andiamo ai Mondiali. Quando le cose vanno male, si prende atto e si adottano le misure. Non sono venuto qui con gli occhi foderati di prosciutto, nessuno aveva mai detto che il rinnovamento era concluso. Io mai, me ne dovete dare atto. Quando sono tornato sulla panchina della nazionale ho cominciato un’opera di ricostruzione, c’erano i veterani e ho ritenuto fondamentale il loro apporto per la qualificazione. Ora c’è tanta chiarezza nella mia testa, mi sono reso conto di tante cose. Nomi non ne faccio, ma ho tratto le mie conclusioni. E non riguardano solo i «vecchi», ora ho le idee più chiare anche sui nuovi. Poi in certe situazioni soffriamo troppo, e serve una disposizione più equilibrata.
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