La partita tra Al Wasl (la squadra allenata da Diego Armando Maradona) e Al Shabab, valida per il campionato di Dubai, è stata caratterizzata un fatto piuttosto anomalo per come si è sviluppato, vale a dire un alterco piuttosto acceso tra l’argentino e i tifosi. L’ex commissario tecnico dell’Argentina, nel bel mezzo del match, si è girato verso la tribuna perché attirato da un parapiglia in cui era coinvolta Veronica Oyeba, la sua fidanzata, alcuni tifosi della squadra avversaria e gli steward.
“Certe persone sono solo vigliacche - ha poi detto Maradona - Se la prendono con le donne, ma non hanno il coraggio di affrontare altri uomini. È la prima volta che mi arrabbio con i tifosi. Se ce l’hanno con me, dovrebbero sapere che sono salito in tribuna perché qualcuno stava insultando la mia compagna. Non dovrebbero essere arrabbiati con me, ma con chi ha provocato tutto questo. Sono vigliacchi, non tifosi“. Nel corso della conferenza stampa Maradona ha rincarato la dose verso un giornalista: “Anche se fossi stato tu a insultare la mia famiglia, credimi, sarei venuto sotto casa tua“.
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Il 31 marzo scadrà il termine per il versamento delle circa 50 milioni di sterline che il club di Glasgow deve al Fisco britannico. Alcuni giocatori come Naismith e Witthaker hanno deciso di rinunciare al 75% dello stipendio per aiutare le finanze del club, commovente invece la scelta di Mcculloch, bandiera della squadra, che è sceso in campo senza percepire neanche una sterlina e di Gregg Wylde: “Ho rescisso il contratto par aiutare le persone che hanno famiglia, come lo staff che lavora nelle cucine. Non vado via, non ho altri club”.
Nel momento peggiore di 139 anni di storia i Rangers si sono isolati mentalmente pensando solo al campo e riuscendo a vincere quello che sarà probabilmente l’ultimo Old Firm, il derby contro il Celtic Glasgow, per 3-2, facendo rimandare la festa scudetto agli odiati rivali. A rischio non è solo la storia dei Rangers Glasgow, ma anche l’intero campionato scozzese che perderebbe soldi e fascino. Un torneo che non è certamente rinomato per l’equilibrio in classifica e la quantità di squadre competitive e in cui l’Old Firm rappresenta il traino maggiore di visibilità, pubblicità, diritti televisivi e introiti.
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Il Panathinaikos paga duramente le intemperanze dei proprio tifosi che lo scorso fine settimana hanno portato alla sospensione del derby contro l’Olympiakos Pireo. La partita era stata interrotta due volte a causa dei disordini sugli spalti, alla fine, quando mancavano pochi minuti alla conclusione e con la squadra ospite in vantaggio per 1-0, l’arbitro ha deciso di sospendere definitivamente l’incontro per l’oggettiva impossibilità di garantire la sicurezza dei giocatori in campo. I tifosi hanno letteralmente messo a ferro e fuoco l’impianto che ospitò i giochi olimpici, appiccando roghi sugli spalti e lanciando numerose molotov sul terreno di gioco, venti poliziotti sono rimasti feriti, mentre una cinquantina di tifosi sono stati arrestati.
Alla luce di questi fatti la federazione greca ha deciso di intervenire con una durezza che non ha precedenti nella storia del calcio di questo paese. Il Panathinaikos ha perso la partita 3-0 a tavolino e dovrà pagare una multa di 252.500 euro, come se non bastasse dovrà giocare le prossime cinque partite casalinghe a porte chiuse. Gli sono stati infine inflitti 5 punti di penalizzazione, 3 da scontare in questo campionato e i rimanenti nella prossima stagione. Dopo questa sanzione l’Olympiakos Pireo è sempre più vicino al suo titolo numero 39 potendo godere di un vantaggio di 10 punti proprio sui rivali cittadini che, nonostante la penalizzazione, sono ancora secondi in classifica, inseguiti a distanza dall’Atromitos lontano sette punti.
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E’ sfociato nella violenza più brutale il sentitissimo derby di Atene tra Panathinaikos e Olympiakos, match clou della 25esima giornata del campionato greco. La partita è stata sospesa due volte a causa dei crudi scontri tra tifosi e polizia sulle tribune e per un fittissimo lancio di oggetti, petardi e fumogeni in campo. La polizia è intervenuta dopo la fine del primo tempo per cercare di ripristinare l’ordine, ma gruppi di esagitati hanno attaccato gli agenti con ogni arma a disposizione. Tre camion dei pompieri sono stati chiamati per spegnere l’incendio causato dai tifosi del Panathinaikos in diverse sezioni delle tribune, andate totalmente in fiamme.
L’inizio del secondo tempo è stato ritardato di 45 minuti per gli scontri prolungati. Al 51’ Abdoun ha portato in vantaggio l’Olympiakos, ma la partita all’82’, quando diverse bombe molotov sono esplose vicino al campo, è stata definitivamente sospesa dall’arbitro Anastasio Kakos. 57 persone vengono arrestate, e almeno venti poliziotti sono stati feriti. L’Olympiakos, dichiarato vincitore, ora ha sette punti di vantaggio a cinque giornate dalla fine del campionato.
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Il Rangers Football Club di Glasgow, con 114 titoli all’attivo, è la società più titolata del mondo. E’ un primato agevolato dall’inconsistenza del campionato scozzese, tuttavia il torneo è caratterizzato da una delle sfide più affascinanti del calcio mondiale, la Old Firm, il derby sentitissimo con il Celtic Glasgow. Il club è stato fondato nel 1872 ed è uno dei più antichi del mondo. I tifosi dei Rangers sono storicamente vicini alla Corona d’Inghilterra e in maggioranza protestanti (anche se negli ultimi anni le posizioni politico-religiose non sono più così marcate), a differenza dei rivali cittadini del Celtic, club fondato da immigrati cattolici irlandesi.
La rivalità tra le due tifoserie si è arricchita di un nuovo capitolo, in queste settimane, nato dalla reale possibilità di bancarotta per i Rangers. I tifosi del Celtic si sono divertiti inventando un nuovo coro da dedicare velenosamente agli odiati cugini: «Balleremo la conga/ quando i Rangers moriranno» è il testo cantato negli stadi di Scozia dai sostenitori biancoverdi. In questi giorni scade, infatti, il termine per l’accettazione delle offerte di nuovi acquirenti che potrebbero salvare i Rangers.
Il club deve 90 milioni di euro all’erario britannico ed è già stato penalizzato di 10 punti per questo motivo. Il salario medio di 30.000 euro la settimana ha strozzato le finanze della società. I calciatori si son già tagliati lo stipendio dal 25% al 75%, mentre Brian Kennedy, proprietario della squadra inglese di rugby dei Sale Sharks, sarebbe disposto ad acquistare la società. In realtà Kennedy ha confessato «di non voler comprare il club, ma di non poter vedere i Rangers morire». Un controsenso da tifoso romantico, più che una reale offerta da imprenditore.
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Le immagini mostrano un arbitro accerchiato da giocatori fuori di senno che cercano di aggredirlo brutalmente. E’ accaduto in Tanzania, durante il match tra Young Africans e Azam Fc. Diversi calciatori della squadra di casa, in seguito ad una decisione arbitrale non condivisa, hanno rincorso il direttore di gara. L’unico che ha tentato di opporsi al tutti contro uno è stato, inutilmente, il capitano della squadra in divisa verde. Inutilmente perché dalle retrovie, in modo alquanto vigliacco, è apparso il pugno di Stefano Mwasika.
Con un destro il giocatore ha colpito la testa dell’arbitro che non ha potuto far altro che divincolarsi e allontanarsi dalla zona calda del campo. Ma non è finita perché dall’altra metà campo, quando l’aggressione sembrava terminata, è partito come un razzo un altro calciatore in direzione del malcapitato direttore di gara. Mwasika è stato squalificato per un anno.
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Manca solo l’ufficialità, ma secondo Sky Sport 24 Bernardo Corradi a ore si legherà ai Montreal Impact, squadra canadese (del Quebec per i puristi), la terza della Major League Soccer (dopo Toronto, l’anno scorso fu l’anno di Vancouver e dal 2012, appunto, prenderanno parte alla MLS anche gli Impact). Una meta affascinante e se vogliamo esotica quella del 35enne senese, svincolatosi dopo l’ultima esperienza all’Udinese, che negli ultimi tempi si è comunque allenato con la compagine di Prima Divisione del Monza. L’ingaggio dell’esperto attaccante ex Nazionale da parte della squadra gestita dalla ricca famiglia Saputo sin dal 1993, pare si sia concretizzato dopo i suggerimenti di un altro giocatore italiano da poco giunto in Canada tra le fila del Montreal, e cioè Matteo Ferrari.
Dopo le importanti esperienze italiane con, tra le altre, Inter, Roma e Genoa, e quelle estere con Everton e Besiktas, il 33 difensore italo-algerino ha deciso di ripartire da questa nuova e ambiziosa franchigia, avendo già da qualche tempo raggiunto i nuovi compagni a Carson, in California, per il ritiro pre-campionato. Tra gli altri giocatori dei Montreal Impact anche l’ex Inter e Livorno Nelson Rivas, difensore colombiano mai davvero rimpianto dal popolo nerazzurro. Da segnalare che la squadra del Quebec ha messo a taccuino nella sua giovane storia diverse amichevoli contro squadre toscane: nel 2009 serie di partite in Italia contro Pistoiese (vittoria per 2 a 0), Pisa (0-0), Colligiana (1-1), Fiesole Caldine (vittoria per 4 a 0) e Prato (vittoria per 1 a 0), mentre nel maggio 2010 ha affrontato la Fiorentina in tournée in Nord America (1-1).
I Montreal Impact hanno già giocato la prima partita di campionato, tre giorni fa, perdendo per 2-0 contro i Vancouver Whitecaps dell’ex juventino Davide Chiumiento: Matteo Ferrari ha giocato gli interi 90 minuti.
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Una scenetta che ha ricordato i vecchi film di Bud Spencer e Terence Hill. Il primo fallo, un calcio da dietro, sarebbe ampiamente bastato per comminargli l’espulsione diretta, ma evidentemente Derek Boateng non era ancora soddisfatto. Il centrocampista, nazionale ghanese in forza agli ucraini del Dnipro, ha completamente perso la testa dopo la decisione dell’arbitro di fischiargli il primo fallo, nel match contro il Vorskla. L’intervento alle spalle del giocatore ha suscitato la reazione di un compagno di squadra che ha rimproverato a muso duro Boateng.
Quest’ultimo ha reagito con una violenta spinta facendo cadere il malcapitato. Si è accesa una mischia in cui i giocatori in maglia verde hanno accerchiato Boateng che ha continuato a distribuire colpi proibiti. Un terzo giocatore è caduto a terra in una colluttazione, ma almeno in questo caso, a giudicare dalle immagini del video, il destinatario del colpo sembra abbia esagerato accentuando in maniera teatrale il ruzzolone.
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L’ultima volta che lo abbiamo visto in panchina era in un freddo pomeriggio di giugno, si giocava una partita tra l’Italia e la Slovacchia in Sudafrica e gli azzurri cedettero per 3 gol a 2 ad Hamsik e compagni; se poi andiamo a pescare l’ultima apparizione di Marcello Lippi alla guida di una squadra di club, allora dobbiamo grattare nella memoria fino ad arrivare al maggio del 2004, quando il tecnico viareggino si congedò da una Juve che in quella stagione non andò oltre il terzo posto. Poi due Mondiali con l’Italia, un trionfo incredibile e un altrettanto incredibile tonfo, quindi Viareggio, barche, sigari, interviste e atteggiamento attendista, come di chi non ha fretta di rientrare nel mondo del calcio, di chi aspetta una Nazionale per salire sull’ennesima giostra mondiale, in Brasile. Ucraina, Turchia, paesi arabi, qualche timido accostamento al Napoli, niente di niente, Lippi ha sempre glissato.
E glissa anche questa volta, quando il suo nome viene accostato alla squadra campione di Cina, il Guangzhou Evergrande, squadra di Canton il cui proprietario si chiama Liu Yongzhuo, ha un mucchio di quattrini e ha proposto a Lippi un contratto da 10 milioni di euro all’anno, sin da maggio. A riportare lo scoop è la Gazzetta dello Sport in un articolo firmato dal vicedirettore Gianni Valenti che nonostante le smentite di rito del diretto interessato (”non ho avuto nessun contatto con i cinesi“) si dice certo di una buona riuscita della trattativa. La Cina è già certa di non partecipare ai prossimi mondiali brasiliani pur disponendo sulla sua panchina di una vecchia volpe come José Camacho e nonostante le ingenti possibilità economiche (e l’interesse della popolazione che segue il calcio europeo con puntualità e passione) il campionato cinese non decolla. Alcuni dicono che è colpa anche della corruzione diffusa.
E d’altra parte di giocatori particolarmente famosi, in Cina, ne sono passati pochi: gli italiani Firmani e Tommasi rispettivamente nello Shaanxi Chanba e Tianjin Teda, attualmente le stelle sono Dario Conca proprio nel Guangzhou Evergrande (salario che supera i 10 milioni di euro all’anno quello dell’ex Fluminense) e Nicolas Anelka che nello Shanghai Shenhua percepisce cifre a svariati zeri (anche per lui più di 10 milioni annui). E così si arriva a Marcello Lippi, pallino di Yongzhuo: il viareggino si trasferirebbe a Canton, città il cui nome è legato al famoso riso della cucina cinese e patria della moda ma anche con un clima caldo che non gli farebbe rimpiangere il sole della Versilia, e troverebbe in squadra proprio Conca, ma anche l’ex Partizan Belgrado Cleo. Poi magari porterà con sé qualche fedelissimo (un Grosso ci starebbe proprio bene), e voilà, i giochi sono fatti. Anche se quando si tratta di Lippi, la sorpresa è sempre dietro l’angolo: di fatto la Super League cinese comincia il 10 marzo prossimo per finire a novembre, fra due mesi dunque l’ex juventino entrerebbe in corsa.
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Delle volte bisogna tenere a mente che una serie di indizi (storicamente si dice tre) fanno una prova; mettendo così insieme vari tasselli il puzzle ci mostra l’immagine di un Fabio Capello in procinto di fare le valigie e trasferirsi nel Daghestan per allenare l’ambiziosa - quanto ricca - squadra dell’Anzhi di Makhachkala. Ma vediamo quali sono questi indizi, e cerchiamo di interpretarli.
1) Fabio Capello di recente ha abbandonato la panchina dell’Inghilterra, dimettendosi, e subito ha fatto sapere che nel suo futuro prossimo non c’è l’Italia;
2) Lo stesso tecnico di Pieris, dato ufficialmente in Svizzera, in realtà sarebbe in queste ore a Mosca secondo fonti russe; anche a novembre era nella capitale russa, ufficialmente per “vedere lo spettacolo di balletto del Bolshoi, e non per il calcio“;
3) Yuri Krasnozhan, l’attuale allenatore del club del ricco Suleiman Kerimov, ha le ore contate; arrivato solo due mesi fa in Daghestan dopo l’esperienza alla Lokomotiv, domani conoscerà il suo futuro dopo che già Alan Soziyev, direttore generale del club e suo sponsor, ha lasciato: “È vero che in seno al club è in atto una profonda riflessione. Il nostro direttore generale Alan Soziyev ha già rescisso consensualmente il suo contratto, e non staremo a spiegare perchè, è un nostro problema. Quanto all’allenatore, abbiamo in programma domani un incontro con Krasnozhan, e lì prenderemo la decisione più opportuna” ha spiegato il vice presidente dell’Anzhi German Chistyakov.
4) Roberto Carlos ha un certo peso nelle decisioni della squadra e sarebbe stato proprio il brasiliano a fornire il numero del suo ex allenatore quando entrambi erano al Real Madrid;
Insomma, anche secondo l’esperto di calcio mercato Gianluca Di Marzio, Fabio Capello si è detto disposto ad ascoltare programmi e progetti del ricco club russo a pochi giorni dalla chiusura del mercato e dalla ripresa della seconda parte della Premier League russa. In alternativa si sono fatti i nomi di Guus Hiddink e Rafa Benitez, di certo la squadra di Makhachkala da quando ha fatto sapere le sue intenzioni di grandeur ha avuto in panca nell’ordine Gadzhi Gadzhiyev, Andrei Gordeyev e Yuri Krasnozhan: è giunta l’ora di un allenatore di caratura internazionale.
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