
Un piccolo grande Siena mette paura al Napoli nella seconda semifinale di Coppa Italia. I partenopei ora dovranno ribaltare lo svantaggio al San Paolo per poter accedere alla finale, un divario che appare colmabile se la squadra di Mazzarri riuscirà a ritrovare la determinazione persa un po’ per strada negli ultimi tempi. Il Siena, fino a cinque minuti dal termine, ha accarezzato il sogno del 2-0 che gli avrebbe permesso di guardare alla sfida di ritorno con più fiducia. Resta, però, la bella prova dei toscani e a fine partita Giuseppe Sannino si congratula con la sua squadra:
“Sono contento della prova dei ragazzi che hanno fatto buone giocate e hanno anche sofferto. Negli ultimi quindici minuti era normale che fossimo stanchi anche perchè il Napoli ha messo in campo tutti i suoi attaccanti. Il Napoli ha un allenatore che non deve pensare di aver messo una squadra in campo che ha giocato male. Andare a Napoli per la semifinale per noi è già un onore e siamo contenti così. Io sono contro i luoghi comuni, quando stimo i miei giocatori, lo faccio a prescindere dalle squadre che si affrontano. L’autostima deve sempre stare con noi per quello che riusciamo a fare sempre. La vera forza della mia squadra è il rapporto interpersonale che c’è tra me e i ragazzi. Loro sanno che io credo in loro e che, quando scendono in campo, possono contare su di me.”
Mazzarri, invece, se la prende con la sfortuna e “sponsorizza” la candidatura di Lippi se dovesse lasciare la panchina del Napoli:
“Ringrazio Sannino per i complimenti, li faccio anche io a lui e alla sua squadra, anche se devo dire che stasera meritavamo di più. Forse anche il pareggio ci stava stretto, per come abbiamo giocato meritavamo di vincere. Abbiamo creato tanto, ma siamo stati sfortunati, Quest’anno non ci gira bene, pali e traverse, salvataggi sulla linea: non ho mai visto tanta sfortuna. Poi, quando contro squadre che ti aspettano in cinque sulla linea di difesa, non riesci a sbloccare tutto diventa più complicato. Abbiamo dato il massimo, le abbiamo provate tutte e sul piano del gioco abbiamo fornito un’ottima prestazione. La qualificazione è ancora tutta aperta. Cavani? Si gioca tanto, può essere poco lucido. Dall’inizio dell’anno non ci siamo fermati mai, poi tutti contro di noi fanno la partita della vita. Loro sono riusciti a sbloccare il risultato, noi no. Vargas? E’ giovane, sta imparando e cresce di giorno in giorno. Lippi dopo di me sulla panchina? Sarebbe l’Ideale per Napoli, è un allenatore di grandissimo livello, un campione del mondo. È un bene che ci siano queste candidature..”.
Siena-Napoli 2-1 | Le Foto | 09/02/2012




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E’ una Lazio mai doma, come la racconta il suo allenatore, Edy Reja. I romani recuperano con carattere una partita che sembrava ormai persa, sotto di due gol alla fine del primo tempo, con un uomo in meno e con una formazione largamente rimaneggiata. La Lazio è ora momentaneamente terza in classifica e attende l’esito di Milan-Udinese che confermerà o ridefinirà le posizioni. La vittoria contro il Cesena è figlia di un gruppo compatto rinvigorito dall’ingresso in campo, nella ripresa, di Libor Kozak, l’uomo della provvidenza che ha spesso risolto partite difficili per i biancocelesti. Reja, a fine partita, dai microfoni di Sky, elogia la squadra e soprattutto Klose e Kozak:
“Questa è una squadra straordinaria. La soddisfazione di oggi è quasi come quella del derby. Non si abbatte mai, lotta sempre fino al 90′. A livello tattico è un collante, rientra, si sposta lateralmente, chiede palla tra le due linee. Tutti lo guardano come un esempio: mi aspettavo di allenare un bomber, in realtà è un giocatore completo che non dà riferimenti agli avversari. Kozak? Si è allenato soltanto due volte in settimana, aveva 20 minuti nelle gambe e ci ha risolto il problema: volevo due uomini lì davanti per impegnare i loro tre centrali. Quando recuperemo tutte le punte sarò contento: per ora Rocchi è fuori un mese e anche Alfaro sta recuperando. C’era sconforto all’intervallo. Avevamo sofferto all’inizio per motivi anche psicologici, sentivamo l’emergenza in difesa. Il primo gol arriva da una palla persa di Hernanes, a volte gli succede. Si è fatto perdonare, la sua gara è stata straordinaria. Oggi mancando Dias, Diakitè e Stankevicius ho deciso di rischiare, la linea difensiva era inedita. Forse avrei dovuto fare più sicurezza giocando con i tre dietro”.
Dall’altra parte la delusione di Arrigoni è evidente. Il Cesena torna a casa senza un punto dopo aver chiuso la prima frazione di gioco con due gol di vantaggio:
“Adesso dobbiamo recuperare bene da questa partita, è una bella batosta. Dovremo lavorare sulla testa e restare positivi, questa partita ci dava la possibilità di attaccarci alle altre e ora diventa più difficile. La partita si era messa in una maniera che era da portare a casa. Nelle poche occasioni che abbiamo avuto eravamo stati cinici ma dovevamo gestire meglio la partita e invece alle prime difficoltà ci sciogliamo e il tutto in pochi minuti. Siamo un po’ calati nel secondo tempo, siamo stati meno aggressivi e li abbiamo lasciati giocare. E loro sono stati più bravi di noi. Abbiamo un attacco di grande livello che va supportato ma non è questo il problema. Il problema è che la squadra deve avere certezze diverse, deve sentirsi più sicura”.
Lazio-Cesena 3-2 | Le Foto | 09/02/2012




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E sono 25: tante le partite consecutive ufficiali che la Juve ha giocato senza perdere, 24 in questa stagione più la gara col Napoli all’ultima giornata della scorsa. I bianconeri si impongono per la seconda volta quest’anno al Meazza dopo la vittoria a domicilio dell’Inter, questa volta in Coppa Italia e contro il Milan; una vittoria meritata sbocciata al termine di 90 minuti appassionanti e ben giocati da entrambe le parti, decisa da una doppietta dal Pelado, quel Martin Caceres appena arrivato da Siviglia che ha ritrovato la maglia della Vecchia Signora come meglio non poteva immaginare. A fine gara, nel rito delle interviste condotto da Rai Sport, Antonio Conte preferisce rimanere coi piedi per terra nonostante l’ipoteca della finale di Coppa e si concentra sui complimenti ai suoi ragazzi:
“La cosa che più mi è piaciuta è stata la risposta che hanno dato i ragazzi, parlo dei nuovi e di chi è stato chiamato in causa in una partita importante come quella di oggi, in una semifinale di Coppa Italia in casa del Milan. Ha dato risposte importanti tutta la squadra, ma in particolare quei giocatori che non sono stati impiegati in maniera costante come altri, avevano già fatto bene contro la Roma e, al di là del risultato, è una tappa importante per il nostro processo di crescita. Bene Caceres, Padoin e Borriello anche se c’è ancora tanto da lavorare. Penso che la partita di oggi testimoni quello che stiamo facendo da inizio anno, dimostra che dietro questa squadra c’è tanto lavoro. Rispetto alla gara con il Siena di domenica abbiamo cambiato di otto undicesimi la formazione e non si può fare un turnover così ampio se non c’è tanto lavoro e determinazione”.
I soliti leit-motiv contiani, insomma. Così come è solito Massimiliano Allegri non fasciarsi la testa e guardare avanti col solito inguaribile ottimismo; per il tecnico livornese il discorso non è chiuso e i novanta minuti del prossimo 21 marzo nello Juventus Stadium vedranno un Diavolo tutt’altro che rassegnato:
“Bisogna accettare la sconfitta, coscienti che niente è compromesso. Abbiamo preso il secondo gol in modo ingenuo, e dispiace in una partita del genere. Sono errori che vanno evitati, ma restiamo sereni. Abbiamo tanti fuori per infortunio. Conosco la forza della mia squadra, ne verremo fuori, in campionato siamo a un punto dalla Juve. Pirlo? È un campione che non si discute, è in una squadra che ne esalta le sue qualità”.
Milan - Juventus 1-2: le foto della vittoria bianconera




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Zlatan Ibrahimovic ammette di averla fatta grossa e non cerca giustificazioni inutili. L’attaccante svedese, fermato dal giudice sportivo con tre giornate di squalifica per il ceffone rifilato a Salvatore Aronica durante Milan-Napoli, al momento della consegna del Tapiro d’Oro di Striscia la Notizia, si scusa prima di riporre tutta la fiducia verso i suoi compagni di squadra che, se il ricorso del Milan non andrà a buon fine, dovranno fare a meno di lui anche per la sfida scudetto contro la Juventus: “Ho fatto una cazzata. Succede, succede. Devo imparare quando sbaglio. Non servivano le telecamere per quello che ho fatto. Ho sbagliato. Ho fiducia nella squadra. Farà bene anche senza di me. Cosa mi ha detto Cassano? Si è messo a ridere“.
- Video Tapiro d’Oro ad Ibrahimovic -
Galliani prova a minimizzare l’episodio e chiede esplicitamente che la sanzione sia ridotta a due giornate:
“Ho rivisto le immagini, quello di Ibrahimovic era un buffetto, si tratta di condotta antisportiva ma non violenta. Per me sarebbero due giornate quindi, ma non faccio il giudice sportivo purtroppo. Abbiamo fatto ricorso, vedremo. Col giocatore ho un buonissimo rapporto mi aveva chiesto di chiamarlo appena ci sarebbero state notizie. Era dispiaciuto ma l’ho rincuorato. Nei prossimi otto giorni giochiamo tre partite in tre competizioni diverse e lui giocherà due su tre. Con la Juve i rapporti con loro sono buonissimi, come campioni d’Italia è giusto che noi siamo i favoriti, gli infortuni però ci penalizzano, con tutti questi giocatori in infermeria credo che i favoriti siano quelli della Juve”.

Gli anni lontano dalle panchine dei club cominciano ad essere veramente tanti eppure Marcello Lippi, di tanto in tanto e in qualche intervista sporadica, continua ad ammiccare, neanche troppo velatamente, a squadre importanti. Traspare, però, una certa confusione nelle preferenze di Lippi se nel marzo scorso dichiarò di esser pronto ad allenare all’estero, ad ottobre disse non chiuse la porta all’Anzhi e a novembre dichiarò di preferire una nazionale, possibilmente qualifica per la fase finale dei mondiali. Ieri, dalle frequenze di Radio Kiss Kiss Napoli, ha strizzato l’occhio alla squadra partenopea, la vecchia casa della stagione 1993/94:
“Allenare il Napoli nel dopo Mazzarri? A 64 anni penso di essere pronto a tutto. Il Napoli non fa soffrire, bisogna guardare il lato positivo della situazione. Sta crescendo, l’anno scorso è arrivato in una posizione di classifica eccezionale ed ha lottato per lo scudetto e quindi è normale che nei tifosi si ingeneri una sorta di eccessiva aspettativa. Ma se analizziamo il cammino di quest’anno ci rendiamo conto che il Napoli ha comunque fatto cose eccezionali. Poi ci sarà l’ottavo di finale contro il Chelsea. La settimana scorsa a Glasgow in una riunione di tecnici ho incontrato Villas Boas che era molto preoccupato della sfida contro gli azzurri. Questo è segno che in generale si tiene in grande considerazione internazionale il Napoli. Certo sarebbe stato l’ideale stare un poco più avanti in classifica per sperare ancora nella rincorsa al terzo posto. In ogni caso va fat to un grande applauso alla squadra, all’allenatore ed alla società per tutto quello che sta facendo. Questa squadra sta crescendo piano piano, l’anno scorso ha fatto un campionato eccezionale, mentre quest’anno ha disputato una notevole Champions League”.
Lippi elogia Mazzarri. Tuttavia non disdegna una tiratina di orecchie al tecnico degli azzurri per aver privilegiato la Champions League tirando il freno in campionato:
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La neve e il gelo non fermano la Juventus che batte l’Udinese e si conferma squadra solidissima, l’unica imbattuta in questo campionato. I bianconeri allungano a +4, almeno temporaneamente, sul Milan, e aspettano l’esito del confronto tra i rossoneri e il Cagliari. E’ stata una partita molto combattuta, con la neve che scendeva sullo Juventus Stadium a fare da cornice. La squadra di Conte ha saputo non perdersi d’animo quando l’Udinese è pervenuta al pareggio. Le parole del tecnico juventino a fine partita rilasciate ai microfoni di Sky Sport:
“Una partita alla quale tenevo molto. Una vittoria che vale sei punti. Sapevamo che l’Udinese fa questo tipo di calcio, ha giocatori bravi nelle ripartenze e di gamba e giocatori anche di grande qualità. La verità è che nell’Udinese ci sono grandi giocatori che giocano in una squadra, tra virgolette, piccola. Ecco perché si spiega, oltre anche all’ottimo lavoro di Guidolin, come l’Udinese arrivi da diversi anni davanti alla Juventus. Quindi, buona partita da parte nostra, con sacrificio, abbiamo pagato anche un po’ verso la fine la stanchezza della partita di Coppa Italia contro la Roma. L’Udinese non si è spostata di un metro, ci aspettava nella sua metà campo e noi abbiamo perso delle palle che ci potevano costar caro. Per fortuna siamo stati bravi perché il loro gol è stato un nostro, tra virgolette, omaggio. Poi, siamo stati bravi a rimettere le cose a posto. Ho fatto i complimenti ai ragazzi perché questa era una partita da vincere, quindi, bene così”.
E tutto il rammarico di Guidolin per non aver strappato nemmeno un punto alla Vecchia Signora:
“La sconfitta non può mai dare soddisfazione. I miei giocatori hanno fatto tutto quello che potevano, abbiamo avuto occasioni per poter pareggiare e anche per andare in vantaggio, peccato. C’era la possibilità di portare a casa il risultato, grandi giocatori, ragazzi di grande qualita. Nel primo tempo abbiamo avuto le nostre occasioni. Nel secondo ci esponevamo al possesso palla. Bisogna anche ringraziare qualcuno dei miei giocatori che ha giocato fuori ruolo”.
Le Foto di Juventus - Udinese 2-1




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E pensare che dopo la combine tra Atalanta e Pistoiese, partita di un decennio fa di Coppa Italia in cui Cristiano Doni fu accusato di partecipare a un biscotto, lo storico capitano della Dea iniziò a festeggiare i suoi gol con una mano sotto il mento, ad indicare fierezza, come a dire “ne sono uscito e posso andare in giro a testa alta“. Eppure oggi alla Gazzetta dello Sport Doni non si nasconde e la testa la tiene più bassa di quanto non abbia mostrato in tutti questi anni, soprattutto se con un filo di voce ammette che “i miei errori sono iniziati nella partita con la Pistoiese di 12 anni fa, anche quella gara fu combinata, sono stato stupido, pensavo di farla franca“. Il lupo perde il pelo, cambia squadra e rilascia interviste, non perde però quel dannato viziaccio di ricascarci, come può succedere con la cocaina (basta fare i nomi di Flachi e Bachini), o con le scommesse. Ma se nel primo caso ci si rovina la propria di carriera, e chissà di vita, nel secondo si mette a repentaglio anche un club e una città, come successo con l’Atalanta e con Bergamo.
La stessa città che aveva idolatrato il suo capitano, Cristiano Doni appunto: “So di aver tradito i tifosi ed è la cosa che più mi ferisce in questa storia dopo il male fatto alla mia famiglia. La Dea per me è tutto, era tutto… Capisco di averli delusi, traditi. Non chiedo perdono, ma solo che non siano cancellate tutte le cose buone che ho fatto in campo. Ma voglio continuare a vivere a Bergamo. È la mia città. Non sarà facile, ma voglio restare lì. La benemerenza della città? Sono pronto a restituirla“. Doni pare pentito, non si dà pace, lancia messaggi, si svuota di un fardello accumulato domenica dopo domenica:
“La cosa più difficile di tutta questa storia? Preparare mia figlia, spiegare quello che è accaduto al papà. Sono stato un imbecille, in carcere ho capito. Non fate come me, fate come Masiello. In Italia c’è una mentalità sbagliata, uno schifo nelle partite di fine stagione. In carcere stavo da solo e ripetevo ‘Ma come hai fatto? Quanto sei stato stupido’. Non ho dormito per due notti, anzi mai. Ho meritato il carcere, non solo per le due partite taroccate (una e mezza, con l’Ascoli alla fine è stata partita vera), non solo per aver deluso i tifosi dell’Atalanta ma soprattutto per aver tradito lo sport. Si deve giocare pulito. Sempre. E non dare retta a chi gli chiede di barare. Anche fosse un compagno. Deve denunciarlo, far finta di nulla è grave quasi come alterare una partita. Non prendete esempio da me”.
Le lacrime, a volte segni tangibili di sinceri pentimenti, altre volte paiono sgorgare da occhi di coccodrillo. Alla sensibilità della gente, e alla propria diffidenza, propendere verso il perdono verso certi personaggi o, in alternativa, allo sdegno, che può essere esacerbato da certe dichiarazioni.
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Alessandro Diamanti riscalda l’atmosfera alla vigilia della sfida contro la Roma, il fantasista del Bologna in un’intervista ha voluto dire la sua su Francesco Totti. In questi giorni il capitano romanista è stato esaltato per il record di gol segnati con la stessa maglia, cifre che hanno portato tutti a definirlo una bandiera del calcio, bandiere che in questo sport sono ormai sempre più rare. Anche in occasione della sfida con la Juventus la fedeltà del numero dieci ai colori giallorossi è stata messa in evidenza e accostata a quella di un altro grande del nostro calcio, quell’Alessandro Del Piero che ha speso una vita intera all’ombra della Mole.
A quanto pare però il toscano Diamanti, uno che peli sulla lingua non ne ha mai avuti, non è d’accordo e preferisce uscire dal coro sminuendo quanto fatto da Totti e da quelli che come lui hanno indossato sempre la stessa maglietta e servito sempre lo stesso club:
“Totti è un grande giocatore, un grande campione, non dico una bandiera perché le bandiere per me non esistono. Lui ha fatto una grande carriera, ma se gli chiedessero di giocare gratis allora sarebbe una bandiera, con dieci milioni di stipendio è facile: quando ci sono di mezzo i soldi le bandiere non esistono, le bandiere esistono nel volontariato”.
Un pensiero in parte condivisibile, il rossoblu ha fatto riferimento al romanista perché sarà il suo prossimo avversario, ma probabilmente avrebbe detto lo stesso di chiunque. A onor del vero c’è da dire che lo stipendio di Totti non è così alto, secondo l’ultima indagine condotta dalla Gazzetta dello Sport il Pupone guadagna infatti 5,2 milioni di euro all’anno, la metà rispetto a quelli tirati in ballo da Diamanti, non pochi sia chiaro, ma nemmeno tanti rispetto ai soldi che girano oggi nel mondo del calcio. Se il romanista avesse voluto in passato avrebbe potuto arrotondare il suo conto in banca andando ad accasarsi lontano da Roma, magari alle dipendenze di qualche ricco sceicco, ma non l’ha fatto.
Sicuramente più concilianti i toni di Diamanti quando gli viene chiesto un parere sul lavoro svolto da Luis Enrique in Italia fino a questo momento: “È venuto in Italia e ha fatto il calcio che gli piaceva, ha perso, ha vinto, ma ha mantenuto il suo ideale”. Intanto cresce la tensione in vista della partita di domenica, i giallorossi proveranno contro il Bologna a continuare la serie di risultati positivi inanellata in campionato e a dimenticare la brutta sconfitta di Torino, per contro i felsinei cercheranno di opporsi per conquistare punti preziosi in chiave salvezza.
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Sarà Milan-Juventus anche in Coppa Italia. Le due squadre (almeno per ora) migliori del campionato si affronteranno in semifinale di Coppa Italia in un confronto di andata e ritorno. Il Milan è l’ultima squadra ad accedere alle semifinali dopo Siena, Napoli e Juventus e lo fa grazie alla vittoria contro una Lazio apparsa meno brillante di quella vista contro l’Inter.
La squadra di Allegri, dopo aver recuperato lo svantaggio iniziale, ha controllato senza troppi affanni la partita. A fine partita il tecnico dei rossoneri mostra soddisfazione per la prova della squadra e lancia la sfida alla Juventus:
“Nel complesso abbiamo fatto una buona partita. Ci tenevamo ad andare in semifinale e così è stato. Nel primo tempo Amelia ha dovuto effettuare due interventi importanti, noi abbiamo avuto le occasioni per fare più di un gol e ne abbiamo fatti due, mentre nella ripresa ci sono state alcune situazione in cui abbiamo fatto una scelta sbagliata nell’ultimo passaggio. Inizialmente abbiamo commesso un errore difensivo, non riuscivamo ad accorciare bene davanti. Poi la squadra si è ripresa, si è difesa ordinatamente e nella ripresa non ha rischiato nulla. Indipendentemente dal fatto che affrontiamo la Juve ci tenevamo a qualificarci, visto che l’anno scorso abbiamo perso in semifinale. Adesso pensiamo a domenica sera che abbiamo un’altra partita difficile in campionato (contro il Cagliari, ndr)”
Milan-Lazio 3-1 | Coppa Italia | Le Foto




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La storica qualificazione per le semifinali di Coppa Italia ha caricato di entusiasmo l’ambiente senese, nonostante mister Sannino provi a gettare acqua sul fuoco e invita tutti a restare con i piedi per terra. Domenica il Siena sarà impegnato a Firenze in un sentitissimo derby toscano a caccia di punti preziosi per il raggiungimento del principale obbiettivo della stagione: la salvezza. Ma è inevitabile che il pensiero corra alla doppia sfida con il Napoli e agli scenari che potrebbero aprirsi in caso di un clamoroso approdo in finale. Ad alimentare speranze e sogni dei tifosi della Robur ci ha pensato la presidentessa Valentina Mezzaroma che ha manifestato grande soddisfazione per quanto fatto fin’ora dalla squadra.
Pensare che l’eventuale conquista della finalissima di Roma potrebbe significare l’automatica qualificazione alle coppe europee non poco per una squadra come il Siena, la Mezzaroma, forse anche per scaramanzia, preferisce evitare questo pensiero e almeno a parole, ma anche giustamente, ripete instancabilmente che quello che conta è la salvezza:
“Domenica scorsa il Napoli non ci ha fatto così tanta paura. È un pregio ed un onore arrivare a giocarsi questo traguardo della finale di Coppa Italia, non lo avremmo mai immaginato ad inizio stagione. Ma non dimentichiamo che il nostro scudetto è la salvezza”.
Non mancano parole di stima per quello che è il vero artefice di questi risultati positivi, quel Giuseppe Sannino che dopo tanta gavetta è arrivato sul palcoscenico della Serie A e che fino a questo momento ha dimostrato di meritare la categoria. Per la Mezzaroma l’allenatore di origini napoletane, ma cresciuto calcisticamente in giro per il profondo nord, è “un cavallo vincente, un uomo dall’umanità enorme, severo, ma che fa tanto spogliatoio”. E sulla severità dell’allenatore non ci sono dubbi, almeno ascoltando anche le sue ultime dichiarazioni a proposito del trattamento riservato a Mattia Destro, attaccante bianconero del momento che piace già a mezza Serie A.