Logo Blogo

Interviste

Reja: "Troppi infortunati quest'anno, peccato" - Stramaccioni: "Ripartiremo"

pubblicato da Antonio D'Avanzo in: Inter Lazio Interviste


La Lazio, come l’anno scorso, sfiora soltanto la qualificazione in Champions League. Tra i molti infortunati e i punti persi in partite alla portata i biancocelesti terminano la stagione con qualche rimpianto, anche se un quarto posto non è proprio da buttare via. Contro l’Inter i biancocelesti giocano con carattere e voglia di vincere, ribaltando nella ripresa il risultato grazie alle reti di Kozak, Candreva e Mauri. Un bel saluto all’Olimpico esaurito. Reja, a fine partita dai microfoni di Sky, non scioglie le riserve sul futuro e guarda con un pizzico di rammarico alle occasioni gettate al vento in questa stagione:

“Se avessi avuto una squadra senza dieci infortunati ogni domenica sicuramente saremmo stati prima dell’Udinese. Guidolin mi ha fregato ancora quest’anno il prossimo anno passerò io davanti almeno questo me lo auguro. Ha meritato l’Udinese, ma avremmo meritato anche noi perché l’Europa League è stata maledetta e ho avuto parecchi infortuni. Con Lecce, Novara e Siena in casa abbiamo fatto solo due punti, bastava fare quattro punti in più ed era sufficiente per agguantare l’Udinese e passarla forse. Ieri Klose si è preso una distorsione alla caviglia e oggi non ha potuto giocare. Il mio futuro? Come ogni anno, terminato il campionato, è mia abitudine trovarmi con il Presidente, parlarne e da lì si fanno le strategie. Se combaciano si continua, se non combaciano ci si saluta. Ci si abbraccia e ognuno per la sua strada”.

Di seguito le parole di uno Stramaccioni abbastanza deluso a fine match:

“È certamente un peccato non aver vinto oggi, credo sia normale pensarlo perchè l’Inter aveva fatto un ottimo primo tempo, non aveva concesso nulla alla Lazio. Saremmo potuti andare a riposo con un vantaggio maggiore e, ancora una volta siamo a rammaricarci per due gol che, in pochi minuti, hanno cambiato la partita. Detto questo, voglio anche fare i complimenti alla Lazio perché il nostro primo tempo è stato molto positivo, ma non ci ha permesso di concretizzare quanto hanno fatto i nostri avversari con un buon secondo tempo. Il preliminare? Bisognerà preparare un inizio anticipato, ma ciò non toglie che l’Inter abbia raggiunto l’Europa in una stagione difficile, c’è tanta voglia di ripartire e tornare a costruire qualcosa di importante”.

Mazzarri dopo il 2-1 del Napoli al Siena: "Stagione comunque positiva"

pubblicato da Antonio D'Avanzo in: Notizie Napoli Interviste


In pochi ci credevano al miracolo che non si è avverato. Il Napoli vince la sua ultima partita, ma la vincono anche l’Udinese e la Lazio. Gli azzurri finiscono quinti in campionato, dietro ai friulani e ai romani e davanti all’Inter. C’è ancora una gara, importantissima, da giocare per la squadra di Mazzarri, vale a dire la finale di Coppa Italia contro la Juventus che potrebbe regalare un importante trofeo al Napoli, un riconoscimento che manca da svariati anni. Il tecnico toscano vede, ad ogni modo, il bicchiere mezzo pieno:

“Noi non avevamo fissato nessun obiettivo, bisognava far bene, crescere. In Champions abbiamo fatto molto bene quest’anno da tutti i punti di vista. Dispiace aver perso a Bologna, ora lo possiamo dire, perché avremmo fatto qualcosa di veramente strabiliante se fossimo arrivati terzi. In quel momento avevamo il destino nelle nostre mani, quello è il vero rammarico perché ormai c’eravamo quasi arrivati e dispiace. Per il resto, è un’annata che va valutata appunto per tutti gli impegni che abbiamo portato avanti, nel modo in cui li abbiamo portati avanti, quindi da un punto di vista generale c’è da essere contenti. I fischi a Lavezzi? Io rido quando si vince. Oggi abbiamo vinto, non ci ho fatto caso. Siccome anche oggi abbiamo sofferto davanti ad un Siena che alla fine poteva quasi pareggiare, mi sarebbero girate le scatole se avessimo pareggiato e se avessimo buttato via anche oggi due punti. Il nostro obiettivo era arrivare più in alto possibile e quello dovevamo cercarlo, come promesso ai nostri tifosi, fino all’ultimo minuto”.

L’analisi di Mazzarri sulla stagione:

“Per noi non è ancora finita la stagione, c’è da fare la finale con le forze che abbiamo, cerchiamo di farla nei migliore dei modi e poi quando sarà chiusa l’annata, se mi verrà chiesto, dirò quello che penso su tutto. Nove punti in meno dall’anno scorso? I punti in meno sono dovuti alla Champions, l’anno scorso ho fatto l’Europa League con la seconda squadra. Quest’anno, facendo la Champions come l’abbiamo fatta, con le squadra contro cui l’abbiamo fatta, è normale che abbiamo lasciato tanti punti per strada. Problema caratteriale e fisiche è più caratteriale che fisico? Credo che sia un insieme di cose. Questa squadra non era ancora attrezzata. Le valutazioni delle rose vanno fatte con oggettività. Quest’anno è stata una grande stagione”.

Napoli-Siena 2-1 | Le Foto Napoli-Siena 2-1 | Le Foto (Dossena, Destro, Dossena)
Napoli-Siena 2-1 | Le Foto Napoli-Siena 2-1 | Le Foto (Dossena, Destro, Dossena)Napoli-Siena 2-1 | Le Foto Napoli-Siena 2-1 | Le Foto (Dossena, Destro, Dossena)Napoli-Siena 2-1 | Le Foto Napoli-Siena 2-1 | Le Foto (Dossena, Destro, Dossena)Napoli-Siena 2-1 | Le Foto Napoli-Siena 2-1 | Le Foto (Dossena, Destro, Dossena)

Continua a leggere: Mazzarri dopo il 2-1 del Napoli al Siena: "Stagione comunque positiva"

Udinese, Guidolin spiazza tutti dopo la gioia: "Sono stanco, forse smetto"

pubblicato da Cesare Rinaldi in: Udinese Interviste

francesco guidolin

L’Udinese per il secondo anno consecutivo centra l’obbiettivo dei preliminari di Champions League, un risultato importantissimo per una società abilissima a scovare giovani talenti in giro per il mondo che poi puntualmente diventano pezzi pregiati del mercato continentale. Come al solito nelle vicende friulane c’è sempre la firma gigante di Totò Di Natale, l’attaccante campano ha trascinato la squadra a suon di gol, abitudine che ormai ha da molti anni. Ma sicuramente molti meriti vanno riconosciuti anche a Francesco Guidolin, l’allenatore sta scrivendo pagine bellissime della sua storia e di quella dei bianconeri. Il tecnico dopo la partita era visibilmente soddisfatto del risultato, nelle sue parole la sua solita modestia e il ringraziamento a tutti i suoi ragazzi:

“Sono molto felice perché abbiamo raggiunto un traguardo storico alla fine di un campionato straordinario. Faccio i complimenti a tutti i nostri antagonisti e ringrazio i miei giocatori e la mia società. Nessuno se l’aspettava e forse è stato più bello rispetto allo scorso anno. I meriti sono tutti dei miei giocatori che hanno superato anche i momenti difficili”.

Ma all’improvviso il fulmine a ciel sereno: Guidolin annuncia all’incredula platea che potrebbe anche non essere alla guida dell’Udinese l’anno prossimo. L’allenatore ha detto di essere seriamente provato dallo stress accumulato nel corso della stagione e che potrebbe non essere pronto a rimettersi alla guida della squadra in occasione del ritiro di luglio:

“Sono molto stanco e ora devo riposarmi e penso che avrei bisogno di un riposo lungo. Nei prossimi giorni parlerò coi miei dirigenti, mi sento molto provato e non so se la mia salute possa reggere un’altra stagione di questo genere con oltre 50 gare. Sento il bisogno di staccare e fermarmi un po’ e non so se sarò pronto per l’inizio di luglio. Io direttore tecnico con un giovane allenatore? Io sarei pronto per un ruolo del genere”.

Non è la prima volta che ascoltiamo parole di questo tenore da un allenatore, ricordiamo tutti l’addio alla panchina di Arrigo Sacchi, o più di recente quelle di Guardiola e Luis Enrique, entrambi bisognosi di riposo lontano dal terreno di gioco. Indubbiamente il lavoro di allenatore non è semplice, le pressioni da sostenere sono molte e a fine stagione è normale avvertire il bisogno di staccare. A Guidolin auguriamo di riuscire a recuperare le energie in tempo per tornare in panchina la prossima stagione, per guidare la sua Udinese nell’assalto alla Champions League, un sogno che è diventato realtà grazie anche, o forse soprattutto, al suo difficilissimo ma splendido lavoro.

Juventus, Del Piero commosso pensa al futuro: "Giocherò finché sto bene"

pubblicato da Cesare Rinaldi in: Juventus Personaggi Interviste

alessandro del piero

Alessandro Del Piero e gli juventini tutti difficilmente dimenticheranno il 13 maggio 2012, una data che entra di diritto tra quelle cerchiate in rosso sul calendario bianconero. Dopo 19 anni si chiude, a meno di clamorose sorprese, la storia del giocatore più importante di tutti i tempi, si chiude nel modo migliore e cioè con una vittoria. Il numero 10 scenderà in campo ancora una volta con quella che è stata la sua maglia, lo farà a Roma per provare a regalare alla sua squadra il secondo trofeo di questa stagione, l’ennesimo della sua carriera. Del Piero è uscito dal campo all’inizio della ripresa e la partita si è interrotta per consentirgli un’uscita trionfale, poi, chiamato a gran voce dal pubblico, ha percorso l’intero perimetro del campo mentre i suoi compagni continuavano a giocare.

Sugli spalti in molti si sono lasciati andare ad un pianto carico di tristezza ed emozione, lo stesso Del Piero a stento ha trattenuto le lacrime come ha confessato poi ai microfoni di Sky a fine partita:

“Per due volte sono rientrate all’ultimo, però di sicuro è stato commovente oggi. Il legame che c’è con questa gente va al di là di qualsiasi cosa, io lo porterò sempre con me, con orgoglio e non smetterò mai di ringraziarli perché comunque ricevere applausi e complimenti, non è semplice, quindi ne sono felice. Oggi è un giorno incredibilmente bello per certi aspetti. È chiaro che c’è un filo di tristezza in me e in tante persone, però ho festeggiato davanti ai miei tifosi, insieme ai miei compagni, in campo,con la cosa che mi piace fare di più, cioè vincere. Non posso aggiungere altro, se non essere fiero e orgoglioso di averlo fatto davanti alla mia famiglia, a mia mamma, oggi è la festa della mamma, all’altra mamma dei miei bambini, a mio fratello, a tutti quelli che con me hanno attraversato questi 37 anni”.

Il capitano della Juventus ringrazia la sua gente che mai gli ha fatto mancare l’affetto e il sostegno, anche nei momenti più difficili, lui ha ripagato tanto amore con le vittorie, con un attaccamento alla maglia che lo ha portato ad accettare anche la Serie B. È normale quindi che la giornata di oggi è caratterizzata anche dalla tristezza, nonostante il trionfo:

“Posso dire che quello che è successo oggi è qualcosa di incredibilmente bello per me, mi sforzo di pensare questo perché è altrettanto chiaro che c’è un forte velo di tristezza in me, ma rientrerà per preparare la finale di domenica. Quello che ho visto negli occhi della gente rimane, al di là di vittorie, sconfitte, rapporti più o meno tesi o particolari, quindi ci tengo, e non lo faccio con ipocrisia, a ringraziare ancora la gente, ho visto dal vivo quello che le persone quotidianamente hanno fatto per me”.

Le foto di Juventus - Atalanta 3-1
Le foto di Juventus - Atalanta 3-1Le foto di Juventus - Atalanta 3-1Le foto di Juventus - Atalanta 3-1Le foto di Juventus - Atalanta 3-1

Continua a leggere: Juventus, Del Piero commosso pensa al futuro: "Giocherò finché sto bene"

Psg, lo sfogo di Thiago Motta: "Finalmente sto bene, io fuggito dall'Inter"

pubblicato da vieni_127 in: Inter Personaggi Ligue 1 Interviste


A 180 minuti dalla fine della Ligue 1, il Paris Saint Germain avrà bisogno di un mezzo miracolo per vincere il titolo: colpa di quei ragazzacci del Montpellier che ad oggi comandano la classifica con 76 punti, 3 in più dei parigini. Comunque andranno le due partite rimanenti, il mediano dei rossoblu Thiago Motta è comunque entusiasta della sua nuova avventura nella capitale francese e a Sky Sport ribadisce quando aveva dichiarato due mesi e mezzo fa alla Gazzetta. Voleva andarsene fin dall’inizio del ritiro interista, a luglio, ma qualcosa andò storto e a gennaio puntò i piedi:

“Credo che nel club e nella società fosse già previsto che io andassi via. Se non è successo è stato soltanto perché è arrivato mister Gasperini. Con il suo arrivo, sono rimasto ancora sei mesi perché ha chiesto lui di tenermi e questo mi ha fatto male, perché non lo meritavo. Poi ho avuto l’opportunità di venire al Psg, una cosa che per me era molto importante non solo a livello professionale, ma anche personale. Poi da dicembre ho parlato tante volte con Moratti, ma anche con Marco (Branca) e il mister (Ranieri). Anche perché la verità è che se io non fossi andato via in quel momento, comunque sarei andato via a giugno. E a me questa cosa non andava bene, perché non mi sarei sentito bene a stare in un posto sapendo che in futuro sarei dovuto andare via. Allora ho preferito fare le valige subito”.

Così ha ritrovato Leonardo, ha imparato a conoscere Carletto Ancelotti, una squadra e una città che lo hanno accolto con grande affetto. Quello che gli mancava, sostanzialmente, alla Pinetina:

“Problemi all’interno dello spogliatoio dell’Inter? Non ho mai avuto discussioni con nessuno, anche se è normale che all’interno di uno spogliatoio un giocatore si possa trovare meglio con l’uno o con l’altro giocatore. Magari con qualcuno dopo la partita puoi uscire a cena, anche con le famiglie. Con altri compagni invece no. Ma questo succede in tutti i lavori. Gli argentini? Sono come gli altri. Samuel è una persona bravissima, Milito lo conoscevo dai tempi del Genoa. Con Zanetti ho sempre avuto una relazione normale. Cambiasso non è certamente un mio amico, però l’ho rispettato sul lavoro. Il mio umore ora è cambiato: qui non ho subito infortuni, a volte anche la testa conta tantissimo e qui io mi trovo molto bene, mi sento uno importante per la squadra. All’Inter era diverso”.

E come aveva sottolineato a febbraio, di nuovo ribadisce il suo chiodo fisso. Samuel Eto’o: “E’ difficile prevedere cosa possa fare l’Inter nel prossimo futuro. Una cosa però è certa: senza Eto’o ha perso tantissimo. Era un giocatore troppo importante perché in una partita in cui magari la squadra non stava bene, s’inventava un gol e cambiava tutto“.

Foto | © TMNews

Juve, Pirlo è innamorato del bianconero: "Scaricato da Allegri, Conte il migliore allenatore avuto"

pubblicato da vieni_127 in: Juventus Personaggi Interviste


Andrea Pirlo e la Juve: difficile immaginare un anno fa a quest’ora che il matrimonio tra loro due, dopo che il primo era stato sentimentalmente impegnato per 10 anni con il Milan, potesse essere da subito così intenso e amorevole. Nell’intervista apparsa oggi sulle colonne rosa della Gazzetta dello Sport, il fuoriclasse bresciano non lesina parole al miele per la sua nuova squadra, non nascondendosi quando le domande intenderebbero punzecchiarlo sul suo ex club. Insomma, per i tifosi bianconeri c’è un nuovo idolo che non solo ha giocato alla perfezione, ma ha giocato anche tanto e ha sfornato vagonate di assist condendoli con tre gol. Pirlo non ha assolutamente rimpianti, ci mancherebbe, per aver lasciato Milanello, anzi spiega i motivi che lo spinsero a Torino l’estate scorsa:

“Le cose sono andate così. Quando abbiamo parlato del mio contratto, mi hanno proposto il rinnovo per un anno. Io chiedevo un triennale perché ero più giovane degli altri giocatori in scadenza. Ma il vero motivo del mio trasferimento è stato un altro: Allegri voleva piazzare davanti alla difesa Ambrosini o Van Bommel e io avrei dovuto cambiare ruolo. Allora ho detto ‘no, grazie’ e ho scelto la Juve, che mi offriva motivazioni importanti. Ci tengo a dire che non è stata una questione economica. Il Milan ha deciso che non servivo più. L’ho capito subito durante quel colloquio. Nel mio ruolo Allegri preferiva altri giocatori. Infastidito dalla richiesta di prova tv pubblicata sul sito del Milan per una mia presunta gomitata a Van Bommel? Certo: ho giocato lì 10 anni, sanno che io non faccio certe cose. Qualcuno si sarà pentito di avermi lasciato andare? Non lo so. Ma durante la stagione molti miei ex compagni mi hanno detto che sentivano la mia mancanza. Io sono contento: ho vinto. Se è arrivato qualche sms di complimenti dal Milan? Sì, quasi tutti gli ex compagni mi hanno scritto. Berlusconi e Galliani? No”.

Pirlo poi traccia un profilo di Antonio Conte che in pochi si sarebbero aspettati. Sì, insomma, ha avuto tecnici importanti e lui di tattica se ne intende, ma a sentire le sue parole l’allenatore juventino è davvero una spanna sopra gli altri:

“Se ricordo le prime parole di Conte? Ero in Nazionale, lui aveva appena firmato. Mi chiamò per presentarsi e mi sorprese: dovevamo ancora fare le vacanze e lui era già carico. Fu una bella telefonata. È un grandissimo allenatore. Io ne ho avuti tanti, ma nessuno così meticoloso nel lavoro e bravo a spiegare le cose. Dal punto di vista tattico e didattico è perfino più bravo di Ancelotti e Lippi, che pure hanno tante qualità. Prepara benissimo le partite, studiamo i video degli avversari 3-4 volte alla settimana e quando scendiamo in campo è difficile che qualcosa ci sorprenda. Conte è un talento della panchina. Se ha un chiodo fisso? Vuole i centrocampisti stretti per evitare passaggi tra le linee. Se il 4-2-4 iniziale mi sembrava un azzardo? Per me non cambiava molto, comunque quel modulo mi divertiva. Poi Conte ha scelto altre strade: è segno di grandezza saper modificare le proprie idee. Il modulo con tre centrocampisti centrali è il più adatto alla squadra, ci ha reso più aggressivi. Conte parla molto con noi, si confronta”.

Continua a leggere: Juve, Pirlo è innamorato del bianconero: "Scaricato da Allegri, Conte il migliore allenatore avuto"

Inzaghi scrive una lunga lettera d'addio al Milan e ai tifosi

pubblicato da Antonio D'Avanzo in: Milan Notizie Interviste


E’ tempo di addii in casa Milan. Calciatori importantissimi, di spessore sia tecnico che caratteriale, salutano il club rossonero ed i propri tifosi. Uno di essi, Pippo Inzaghi, ha voluto ringraziare tutto l’ambiente. Il bomber piacentino, infatti, ha inviato al sito ufficiale del club una lettera in cui saluta i rossoneri, ringraziandoli per “dieci anni eccezionali”. Per lui l’avventura al Milan si conclude con 72 gol in campionato e lo straordinario bottino di 33 reti in Champions league (50 in totale). Ecco il testo integrale della lettera:

“Tutte le cose che state per leggere saranno sempre seconde, rispetto ad una. La prima e unica cosa che voglio che voi sappiate per sempre è questa: ho giocato e vinto per Noi. Giocare e vincere senza condividere le emozioni è nulla, invece io e voi, noi, abbiamo fatto tutto insieme. Abbiamo sperato, abbiamo sofferto, abbiamo esultato, abbiamo gioito. E abbiamo alzato le coppe e gli scudetti insieme ai nostri cuori. Siamo sempre stati sulla stessa lunghezza d’onda. E questo non ce lo toglierà mai nessuno.
Sapete, cari Milanisti, quando sono arrivato a Milano voi non lo sapevate. Ero in una stanza d’albergo e dovevo uscire il meno possibile, per non dare nell’occhio e per non compromettere quella trattativa di mercato fra la Juventus e il Milan. Le prime settimane, i primi mesi, mi avete studiato, ci siamo guardati.
Poi, ci siamo innamorati. Quella sera contro il Torino. Eravate arrabbiati, le cose in campo non andavano bene, eravate in silenzio. Mi sono tolto le stampelle, ho iniziato il riscaldamento e il vostro ruggito dedicato a me ci ha fatto vincere la partita, ci ha proiettati al preliminare di Champions League e poi alla nostra Finale di Manchester. Questi ricordi, insieme a tutte le persone che mi consolavano ad Anversa nei mesi difficili del 2004 e del 2005 e ai brividi che abbiamo provato insieme il 9 Agosto 2006, il giorno del mio compleanno, contro la Stella Rossa, saranno sempre sul comodino del mio cuore, accanto agli affetti più cari.
Atene. Il calcio ce l’ha regalata per un solo motivo: io e voi, noi, l’abbiamo voluta così fortemente, così intensamente, che non poteva non concedersi. Certo, la realtà è andata oltre i nostri sogni più belli. Due gol, contro il Liverpool, due anni dopo Istanbul, la Settima Champions League. Il destino ci ha riservato quello che non osavamo sperare.”

Continua a leggere: Inzaghi scrive una lunga lettera d'addio al Milan e ai tifosi

Zeman stuzzica la Juve: "30 scudetti? Io ne conto 22 o 23"

pubblicato da Antonio D'Avanzo in: Juventus Notizie Interviste


La Juventus ha già scelto e lo ha gridato e scritto alla stampa e ai suoi tifosi che chiedevano a gran voce questa mossa. Gli scudetti per la dirigenza bianconera sono 30 e non 28. Una grande scritta compare sullo Juventus Stadium e una bandiera balcone della sede societaria di Corso Galileo Ferraris, come a voler rimarcare ancora una volta la propria posizione. Non potevano mancare le voci discordanti, una su tutte quella di Zdneck Zeman, l’allenatore boemo che non ha mai avuto rapporti idilliaci con il club juventino. Zeman, in conferenza stampa, punge e risponde con sarcasmo alla domanda sugli scudetti della Juventus:

“Gli scudetti della Juve? Io ne conto 22 o 23…Ognuno si può mettere quello che vuole - ha aggiunto -, anch’io potrei mettermi due stelline. Gli juventini si sentono così, io di scudetti ne scriverei magari ventidue, ventitre…”. Zeman ha poi escluso un suo possibile passaggio alla Roma: “Non credo che la Roma sia interessata al sottoscritto, i tifosi forse sì, alla gente piace il mio modo di fare calcio”.

Le foto dello stadio e della sede della Juve con scudetto n.30 e 3 stelle
Le foto dello stadio e della sede della Juve con scudetto n.30 e 3 stelleLe foto dello stadio e della sede della Juve con scudetto n.30 e 3 stelleLe foto dello stadio e della sede della Juve con scudetto n.30 e 3 stelleLe foto dello stadio e della sede della Juve con scudetto n.30 e 3 stelle

Continua a leggere: Zeman stuzzica la Juve: "30 scudetti? Io ne conto 22 o 23"

Prandelli scopre le carte: "Cassano guiderà l'attacco, ci sarà Di Natale"

pubblicato da Cesare Rinaldi in: Italia Interviste Europei 2012

cesare prandelli

Inizia a salire la febbre per gli Europei che cominceranno il prossimo 8 giugno, la stagione calcistica è quasi archiviata e per Cesare Prandelli è tempo di cominciare a pensare alla lista dei convocati. Domenica sera saranno resi noti i nomi dei 30 calciatori preconvocati, ovviamente prima dell’inizio del torneo questo gruppo verrà sfoltito. Il ct della nazionale sembra avere le idee abbastanza chiare, si rende conto che alcuni infortuni, su tutti quello di Giuseppe Rossi, hanno indebolito il potenziale della sua squadra ma si dice fiducioso circa le possibilità di fare bene. Come ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera l’arma della sua nazionale dovrà essere l’entusiasmo, la voglia di stupire:

“Il fatto che Barcellona e Real non siano in finale di Champions rende la Spagna ancora più pericolosa. E prima del Trap c’è la Croazia, una squadra tosta con centrocampo e attacco molto competitivi. Un ostacolo duro da superare. Le potenzialità della rosa sono diminuite del 50% ma non sono preoccupato e non devo improvvisare. E la voglia di stupire dovrà essere più forte di tutte le difficoltà. Senza dimenticare che, proprio nelle difficoltà, puoi anche incontrare qualche piacevole sorpresa”.

L’Italia esordirà il 10 giugno contro i campioni in carica della Spagna, per poi affrontare nell’ordine la Croazia e l’Irlanda del Trap, un girone sicuramente non facile. Il reparto che sembra creare più problemi a Prandelli è quello offensivo, Cassano è tornato da poco a giocare, Balotelli ha avuto più guai fuori dal campo che soddisfazioni in campo e come detto manca Giuseppe Rossi. Nonostante questo sembra che nella testa del ct sia tutto definito, non ci sarà spazio per sorprese, semmai per qualche gradita riconferma come quella di Di Natale che manca dal giro azzurro da un po’:

Cassano la maglia azzurra ha dimostrato di amarla e sin dal primo giorno ha fatto di tutto per recuperare il più velocemente possibile. Posso soltanto dire che lo vedo consapevole di quello che ha passato, ha pressato lui i medici per tornare e ci darà una mano. Ho percepito in Mario la consapevolezza del rischio che poteva correre di perdere posizioni importanti, in nazionale ma anche nel City. Ai giocatori di talento dobbiamo dare una possibilità in più. E a lui il talento non manca. Si concilia con il codice etico, ma non deve sbagliare più nulla e sono convinto che non sbaglierà. Totti e Del Piero? In emergenza gravissima li avrei presi in considerazione, ma preferisco affidarmi ai Borini. Di Natale? Sfido chiunque a dire che Totò non si merita la Nazionale, ha segnato quasi cento gol in tre anni e ci può aiutare”.

Continua a leggere: Prandelli scopre le carte: "Cassano guiderà l'attacco, ci sarà Di Natale"

Fiorentina, Behrami smentisce Rossi: "Non ha detto tutta la verità"

pubblicato da Cesare Rinaldi in: Fiorentina Interviste

valon behrami

Una nuova testimonianza arricchisce la vicenda che la settimana scorsa ha avuto per protagonisti Delio Rossi e Adem Ljajic e che è costata la panchina al tecnico romagnolo della Fiorentina. A dire la sua oggi è stato Valon Behrami intervistato a margine della premiazione durante la trasmissione “Viola nel cuore” in onda su Radio Blu. Il calciatore, che al momento della famosa sostituzione era in campo, ha smentito in pratica quello che ha detto il tecnico nella conferenza stampa tenuta qualche giorno dopo il suo esonero, soprattutto per quello che riguarda le famose ingiurie pronunciate dal suo compagno di squadra mentre stava per accomodarsi in panchina:

“Sulla vicenda Ljajic, Delio Rossi non ha detto tutta la verita. Durante la gara con il Novara, sotto di due reti, eravamo tutti frastornati, forse anche lo stesso Rossi che dopo il gesto di Ljajic al cambio ha reagito come non doveva fare. Però anche dagli errori più grandi si può uscire da grandi persone, invece lui non l’ha fatto, dispiace che il giorno dopo abbia detto cose non vere: Ljajic ci ha giurato di non aver detto quelle offese, molti di noi erano lì, chi ha sentito ha ribadito la stessa cosa. In ogni caso, se abbiamo portato una persona come lui ad agire così, significa che in questa stagione abbiamo fatto veramente le cose al contrario. E questa è stata solo l’ultima macchia dell’annata”.

Behrami aveva conosciuto Rossi ai tempi della sua esperienza alla Lazio e, ricordando la sua passata esperienza, racconta di come il tecnico fosse profondamente diverso in Toscana: “Conosco il mister dai tempi di Roma e posso dire che qui a Firenze si è chiuso molto in se stesso vivendo poco la città e pensando solo al campo ed al lavoro”. Poi il giocatore è stato interrogato sul suo futuro, il suo contratto scade nel 2014, augurandosi di continuare la sua avventura in viola, per questo auspica un incontro con la società a fine stagione:

“A giugno c’è stato l’interessamento della Juventus. Insieme alla Fiorentina abbiamo però deciso di proseguire questa avventura. Adesso ho ancora due anni di contratto, l’intenzione è quella di rimanere e magari incontrare nelle prossime settimane la società. Firmare il rinnovo in bianco? Sono dichiarazioni dette dal mio procuratore in un momento di particolare enfasi: la stima di tutti me la voglio guadagnare sul campo senza fare promesse a parole”.

Foto | © TMNews