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Opinioni

Juve arrabbiata per un rigore non concesso contro il Siena. Marotta: "Arbitro inadeguato"

pubblicato da Panda in: Juventus Personaggi Notizie Opinioni


La Juventus oggi ha pareggiato in casa contro il Siena, perdendo un’occasione clamorosa per allungare in classifica sul Milan. I rossoneri hanno pareggiato contro il Napoli, sempre 0-0, ma la Juve non ce l’ha fatta ad avere la meglio sui bianconeri toscani che hanno giocato una partita molto attenta chiudendo tutti gli spazi agli avversari. Sul risultato finale pesano le grandi parate del portiere Pegolo, che sta attraversando un vero momento di grazia, ma anche un calcio di rigore non concesso ai padroni di casa all’85° minuto per un fallo di mano di Vergassola.

Il centrocampista del Siena ha intercettato con il braccio un cross di Chiellini, diretto al centro dell’area di rigore affollata dai giocatori della Juve che si erano fiondati in avanti nella disperata ricerca del pari gol. Purtroppo per i bianconeri l’arbitro Peruzzo non ha concesso il rigore, e forse non stava neanche guardando il pallone in quel momento. A fine partita l’amministratore delegato Beppe Marotta si è lamentato pubblicamente davanti alla telecamera di Sky reclamando maggiore attenzione per la sua Juve che pur essendo prima in classifica ha avuto un solo rigore a favore in tutta la stagione:

“Avrei avuto il piacere di parlare direttamente a Braschi, purtroppo non è consentito, quindi sfrutto questa vostra disponibilità. Noi siamo sempre qua ad analizzare quello che succede in campo da un punto di vista tattico, a giudicare un allenatore, un giocatore. Penso, però, che si sorvoli su un’analisi più attenta di quello che è un elemento fondamentale al fine del risultato, cioè l’arbitraggio. Noi oggi siamo stati palesemente penalizzati da un rigore non sanzionato. Il motivo principale, al di là delle statistiche che dicono che siamo primi in classifica e che abbiamo l’attacco migliore, è che siamo i peggiori, gli ultimi in classifica per i rigori concessi (uno solo su ventuno gare). Al di là di questo, è tradizione che nel mondo del calcio, quando una squadra è prima in classifica, venga diretta da un arbitro internazionale. Internazionale è sinonimo di “esperienza”, quindi se esprimo una critica sull’operato dell’arbitro è per inesperienza, che l’ha portato a non vedere, come dice lui, il rigore, in quanto forse aveva seguito ciò che avveniva in area, ma, soprattutto, forse non aveva avuto il coraggio di sanzionare un rigore che veniva sanzionato a qualche minuto dalla fine.”

Le Foto di Juventus - Siena 0-0

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Il gelo mette a nudo tutti i limiti del calcio italiano: a rischio rinvio molte partite

pubblicato da Skalka in: Notizie Opinioni Serie A 2011/2012

juventus - udinese

A ventiquattr’ore dal posticipo tra Milan e Cagliari torna in campo la Serie A per disputare la seconda giornata del girone di ritorno, il Tardini sarà il primo stadio che aprirà le sue porte per ospitare la sfida tra Parma e Juventus, tutto questo mentre l’Italia si appresta a vivere una delle settimane più fredde di sempre. Già domenica sera a Torino si era giocato sotto una fitta nevicata, fortunatamente il nuovo Juventus Stadium ha retto benissimo e la partita non ha subito nessuno sconvolgimento né sul campo, né sugli spalti. La stessa cosa molto probabilmente non potrà dirsi per le gare che si disputeranno in queste tre serate.

La prima a forte rischio rinvio è proprio Parma - Juventus, le ultime previsioni meteo ci dicono che stasera nella città emiliana nevicherà e le temperature scenderanno sotto lo zero. I nodi da sciogliere sono due: il primo riguarda la tenuta del manto erboso, il pallone rosso sembra scontato, ma basterà? La seconda questione riguarderà la sicurezza dell’impianto e delle zone circostanti per i tifosi: lo stadio di Parma ha entrambe le curve scoperte che rischiano quindi di gelarsi e di diventare molto pericolose per le migliaia di persone che sono attese per stasera. È in corso una riunione tecnica per valutare le contromisure da prendere in giornata, nel frattempo ha già cominciato a nevicare. Non rassicura, ma deve far riflettere, ricordare che due anni fa era il 31 gennaio quando, sempre per neve, fu rinviata Parma - Inter.

Un’altra partita che rischia di non vedere mai l’inizio è quella tra Siena e Catania, anche sulla città toscana è attesa una fitta nevicata tanto che il comune ha rilasciato un allerta meteo che parte da oggi pomeriggio alle 15 per arrivare fino a domani alle 18. Anche in questo caso, dando ottimisticamente per scontato che comune e società riescano a preservare il prato del Franchi, il rischio sarà quello di ritrovarsi con le gradinate inagibili dal momento che la temperatura, se dovessero essere rispettate le previsioni, non salirà mai sopra lo zero durante le prossime 48 ore.

Anche a Bologna inizierà a nevicare già da oggi e continuerà per molte ore, le temperature del capoluogo emiliano saranno abbondantemente sotto lo zero, in programma c’è la gara tra i rossoblu e la Fiorentina. Il Dall’Ara già lo scorso anno aveva mostrato la sua inadeguatezza in caso di condizioni meteo avverse, nonostante l’enorme lavoro di tecnici e operai si fu costretti ad assistere al rinvio di Bologna - Chievo, era novembre del 2010 e le due squadre nemmeno scesero in campo. Due mesi dopo, ironia della sorte era il 30 gennaio, Bologna e Roma provarono a giocare per 16 minuti, poi l’arbitro Banti decise saggiamente di mandare tutti a bere un tè caldo, troppo alto era il rischio infortunio per i 22 in campo.

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Ufficiale Novara: Tesser esonerato, al suo posto in panchina Emiliano Mondonico

pubblicato da Panda in: Notizie Opinioni Novara


Cambio in panchina a Novara. La società ha scelto di affidare la squadra ad Emiliano Mondonico esonerando Attilio Tesser. Un gradito ritorno in Serie A per l’allenatore ex Albinoleffe che nel gennaio scorso fu costretto a lasciare la panchina dei bergamaschi temporaneamente a causa di un tumore, salvo poi tornare un mese più tardi e concludere la stagione. La scorsa estate c’è stato un secondo doloroso addio all’Albinoleffe sempre per combattere contro il cancro che non era ancora riuscito a debellare totalmente con la prima operazione.

Adesso messi alle spalle i problemi di salute, il tecnico cremonese può tornare ad occuparsi di calcio ed il Novara ha voluto affidargli la grossa responsabilità di risollevare la squadra. Bellissima notizia quella di Mondonico, anche se stupisce la scelta della società di esonerare Tesser. L’ormai ex allenatore del Novara aveva compiuto una vera e propria impresa in appena due anni sulla panchina dei piemontesi. Dall’estate del 2009 con lui in panchina il Novara ha vinto il campionato di Lega Pro con ben 4 giornate di anticipo conquistando la promozione in Serie B. L’anno successivo nella serie cadetta è arrivato terzo ed ha vinto i play-off realizzando il sogno del doppio salto di categoria e riportando la squadra in Serie A dopo 55 anni di assenza.

Il Novara nella massima serie sta facendo sicuramente moltissima fatica, ed è ultimissimo con 12 punti, ma il problema non sembrava essere di certo Tesser, semmai una rosa non all’altezza della categoria con molti giocatori all’esordio. Anche con la consapevolezza di andare incontro ad una retrocessione, i dirigente novaresi avrebbero fatto meglio a rinnovare la fiducia a Tesser che era sicuramente l’uomo giusto da cui ripartire nella prossima stagione.

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Milan, Allegri: "La Juve è favorita per lo Scudetto"

pubblicato da Panda in: Milan Notizie Opinioni Interviste

I rossoneri hanno vinto 3-0 sul campo del Novara e si sono riportati a -1 dalla Juve in classifica

Ieri la Juventus ha vinto 2-0 sul campo dell’Atalanta laureandosi Campione d’Inverno, ed oggi il Milan ha risposto ai bianconeri vincendo a Novara e riportandosi così in scia a -1 punto in classifica. Il campionato è ancora molto lungo ed equilibrato ed anche oggi i rossoneri hanno giocato con grande tranquillità contro il “piccolo” Novara conquistando i tre punti senza particolari difficoltà. Ai rossoneri in questa prima fase di stagione sono mancanti i punti negli scontri diretti con le squadra di fascia alta. La squadra di Allegri infatti ha perso contro Inter, Juventus e Napoli ed ha pareggiato con Lazio ed Udinese giocando in casa la metà degli scontri diretti.

Il tecnico livornese è tranquillo, anche se per lui al momento la favorita per lo Scudetto è la Juventus che oltre ad essere imbattuta in questa stagione ha vinto 3 scontri diretti e ne ha pareggiati 2:

“Contano solo i numeri e dicono che la Juve non ha mai perso, ha un punto di vantaggio e lo scontro diretto a favore. Considerando questi numeri, la Juve è anzi ancora più favorita di noi. Il campionato è lungo, 82 punti potrebbero bastare”

Anche lo scorso anno il Milan conquistò 82 punti per vincere lo Scudetto, ed anche nella passata stagione i punti in classifica al giro di boa erano 40, con l’unica differenza che allora nessuna squadra era riuscita a fare meglio ed il titolo di Campione d’Inverno andò ai milanisti con una giornata di anticipo grazie al +5 sulla Lazio di Reja seconda. Allegri è uno che non perde mai di vista la classifica ed è convinto di potercela fare a bissare il successo dell’anno passato:

“Dovevamo fare tre punti dopo aver perso il derby, eravamo obbligati a vincere per arrivare a quota 40, la stessa quota dell’anno scorso a fine girone d’andata. I ragazzi hanno fatto cose importanti, il campionato è lungo: sono contento di quello che stanno facendo. Abbiamo fatto un’ottima partita sul piano tecnico, dopo lo 0-2 abbiamo avuto un momento di confusione, abbiamo smesso di giocare, ma i ragazzi hanno creato molto e subito solo un contropiede. La vittoria non è mai stato in discussione”.

Le Foto di Novara - Milan 0-3

Foto | © TMNews

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Striscione per Schettino: i napoletani con il Comandante della Concordia

pubblicato da Panda in: Notizie Opinioni Napoli Tifosi


In occasione di Siena - Napoli di oggi pomeriggio il Club Napoli Meta ha esposto uno striscione per Francesco Schettino, comandante della Costa Concordia naufragata sugli scogli dell’Isola del Giglio il 13 gennaio scorso. Schettino è agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave, ma nonostante questo i tifosi azzurri di Meta di Sorrento, compaesani di Schettino, hanno voluto esprimergli la propria solidarietà. Fin dal giorno dell’incidente i Media hanno attaccato duramente il capitano della Costa, mentre i cittadini di Meta di Sorrento hanno sempre continuato a difenderlo anche di fronte all’evidenza dei fatti, amministratori comunali compresi.

Probabilmente una scelta fuori luogo quella dei tifosi azzurri oggi a Siena, che avrebbero certamente fatto meglio, se proprio sentivano questa necessità impellente, ad esaltare il comportamento di un altro napoletano coinvolto in questa drammatica vicenda. Napoletano come Schettino è infatti anche il capitano di fregata Gregorio De Falco, della Capitaneria di porto di Livorno, diventato celebre per i perentori ordini telefonici rivolti a Schettino che assisteva alle operazioni di soccorso dagli scogli dell’Isola del Giglio, dopo aver prematuramente abbandonato la nave in un momento di enorme difficoltà.

Premesso che sarà il processo ad attribuire le colpe a chi le ha, forse in questa vicenda se c’era un napoletano da omaggiare, questi era proprio Gregorio De Falco che conscio dei propri doveri ha contribuito a salvare molte vite.

Le Foto di Siena - Napoli 1-1
Le Foto di Siena - Napoli 1-1Le Foto di Siena - Napoli 1-1Le Foto di Siena - Napoli 1-1Le Foto di Siena - Napoli 1-1

Foto | © TMNews

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Carlo Petrini: "Il calcio è sempre malato e io dovrei esser già morto"

pubblicato da Antonio D'Avanzo in: Personaggi Opinioni Calcioscommesse


Lui è Carlo Petrini, ex centravanti di Genoa, Milan, Roma e Bologna e scrittore conosciuto per aver raccontato le strane pratiche mediche a cui venivano sottoposti i giocatori della sua epoca. Non solo. Petrini ha fornito anche la sua versione sulla morte violenta del giocatore Donato Bergamini, centrocampista del Cosenza (serie B), trovato cadavere davanti alle ruote di un camion la sera del 18 novembre 1989. E poi, ricordiamo un libro su Calciopoli e su Silvio Berlusconi presidente del Milan. Petrini è stato intervistato dal Fatto Quotidiano. E’ molto malato, nonostante ciò la rabbia che cova dentro gli dà la forza per continuare a ricordare e a descrivere il mondo marcio del pallone, dalla sua angolazione:

“Ho tumori al cervello, al rene e al polmone. Ho un glaucoma, sono cieco, mi hanno operato decine di volte e dovrei essere già morto da anni. Nel 2005 i medici mi diedero tre mesi di vita. E’ stato il calcio. Ne sono certo. Con le sue anfetamine in endovena da assumere prima della partita e i ritrovati sperimentali che ci facevano colare dalle labbra una bava verde e stare in piedi, ipereccitati, per tre giorni. Ci sentivamo onnipotenti. Stiamo cadendo come mosche”.

I nomi di altri calciatori, suoi colleghi, fatti perché ritenuti omertosi. Petrini è un fiume in piena:

“Chi ha nascosto tutto?. Molti, troppi. Ad esempio Sandro Mazzola che ha smesso di parlare al fratello Ferruccio, o Picchio De Sisti, che nega l’evidenza nonostante la malattia. O del commovente Stefano Borgonovo. Uno che sta molto male, aggredito dalla Sla e che continua a sostenere che il pallone non c’entri nulla. Se non mi facesse piangere, verrebbe da ridere. Il calcio è marcio. Nell’80, quando c’ero io, scoppiò lo scandalo del calcioscommesse. Oggi è come ieri. Partite combinate, risultati compromessi, soldi gestiti dalla camorra, dalla mafia, dalla ‘ndrangheta.”.

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Un anno di calcio: il 2011 sotto la lente d'ingrandimento

pubblicato da vieni_127 in: Notizie Opinioni


Natale. Giocatori e allenatori mangeranno lasagne e panettoni (ma non in Inghilterra!) mentre faranno, chissà, un breve resoconto di quanto fatto in quest’anno solare che sta per andare in soffitta. Noi vogliamo fare lo stesso provando a tracciare un bilancio del 2011, mettendo sotto la lente d’ingrandimento il meglio del calcio internazionale con un occhio di riguardo a quanto accaduto nei nostri confini nazionali. Buona lettura e… buon anno nuovo!

La squadra di club: Sarebbe troppo facile incensare la terribile banda di Pep Guardiola, il Barcellona vincente ovunque e comunque, scegliamo dunque di premiare due squadre che di certo non si fermeranno qui e cercheranno di continuare sulla loro scia magica anche l’anno prossimo. Stiamo parlando dell’Udinese di Guidolin e Di Natale (75 punti nell’anno solare, lo scorso campionato quarto posto in scioltezza e Champions, in questo terza piazza temporanea e sedicesimi di Europa League), un undici terribile che fa delle scorribande perenni un marchio di fabbrica di difficile neutralizzazione il tutto condito da un difesa di ferro (con Handanovic portiere tra i più forti del pianeta), e del Manchester City di Mancini e Balotelli, nella scorsa Premier terzo posto meritato, quest’anno a parte lo scivolone in Champions (ma che bravo il Napoli!) stanno dominando in campionato grazie all’attacco più esplosivo del mondo (Dzeko, Aguero, Balotelli, Nasri e David Silva) e a un impianto di gioco a tratti spettacolare.

Il calciatore: Dispiace essere ripetitivi, d’altra parte questo pseudo cruccio lo hanno anche in seno al France Football e alla Fifa, ma come si fa a non premiare per l’ennesima volta Lionel Messi quale calciatore dell’anno? I soliti detrattori potranno esibire la solita tesi dell’albiceleste flop in Copa America, ma escludendo la parentesi estiva proprio in Argentina, la Pulce ormai catalana d’adozione ha fatto magie ancor più mirabolanti degli anni precedenti: ha segnato in tutte le competizioni in cui ha giocato (gli mancava il gol in Supercoppa di Spagna e l’ha fatto, claro que contro il Real Madrid, ma non dimentichiamo anche la rete in finale di Champions e Mondiale per Club), ha arricchito la sua bacheca personale con prestazioni da assoluto protagonista e ha fatto versare bile verde a Mourinho, che inerme ha dovuto assistere ai super gol dell’avversario blaugrana, con la perla del Bernabeu nelle semifinali di Champions del 27 aprile scorso (doppietta super). Un fuoriclasse già epico.

La filosofia di gioco: Possono bastare quattro mesi di campionato per cancellare due anni di calcio opaco, di figuracce su decine di campi italiani (e non solo), il tutto culminato in due deludentissimi settimi posti consecutivi? Se teoricamente la risposta più scontata sarebbe negativa, in realtà è proprio perché le premesse erano così scure che il salto di qualità della Juve fa notizia e merita un piccolo riconoscimento, seppur simbolico; perché la squadra messa su da Antonio Conte, un undici con molta Italia e, udite udite, sette undicesimi dell’anno passato, ancora non ha perso, corre e fa pressing come dalle parti di Torino non si vedeva dagli anni ‘90, eppure non disdegna la manovra e il possesso di palla. Il merito? Certo, del succitato Conte, ma anche di Buffon, tornato agli standard storici, di Barzagli, puntuale e mai ammonito, di Pirlo, metronomo imprescindibile, di Marchisio, ormai campioncino completo, e di Pepe, due polmoni di acciaio e tecnica che non ricordavamo possedesse.

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L'arbitro sbaglia tutto in Bologna - Milan 2-2: ecco gli errori di Rocchi

pubblicato da Panda in: Milan Notizie Opinioni Bologna


Giornata da incubo per l’arbitro fiorentino Gianluca Rocchi. Fino al 45′ minuto di Bologna - Milan la sua direzione di gara è stata impeccabile, ma proprio nel finale della prima frazione di gioco c’è stato il primo svarione clamoroso. L’arbitro infatti non ha fischiato, sul punteggio di 1-1, un clamoroso calcio di rigore in favore del Bologna per un fallo di mano volontario di Seedorf in area di rigore che ha impedito, allargando il braccio, che il pallone entrasse nella disponibilità di Di Vaio appostato alle sue spalle. I rossoblu hanno protestato energicamente per questo errore di valutazione grottesco che non è stato però l’ultimo della partita.

Al 9′ minuto della ripresa Ramirez è scappato verso la porta avversaria inseguito da Yepes, e proprio mentre l’uruguayano si stava coordinando per calciare in porta, il difensore rossonero gli tocca con la tibia destro, in corsa, il piede sinistro d’appoggio di Ramirez che così ha perso l’equilibrio ed è caduto a terra ciccando il pallone. Anche in questo caso Rocchi ha lasciato correre tra le proteste dei rossoblu. Al’25′ minuto, nell’altra area, Raggi ha sfiorato Ibrahimovic tentando di rinviare il pallone per liberare l’area di rigore e lo svedese è stramazzato al suolo. Questa volta Rocchi ha fischiato calcio di rigore ma rivedendo le immagini si può notare come Ibrahimovic si sia lasciato andare con grande facilità come ammesso anche da Allegri a fine partite ai microfoni di Sky Sport: “A vederlo da dietro sembra che ci sia. Ma ha calciato e si è buttato… Non si può negare l’evidenza.“.

L’ennesima perla Rocchi la regala al 33′ minuto quando non fischia ancora in area un calcio di rigore per il Milan, questa volta solare, per un fallo di mano di Morleo che ha murato un cross di Ibrahimovic diretto al centro dell’area dove Aquilani era ben appostato. Prestazione orribile del fischietto fiorentino che a fine partita si deve essere reso conto di aver combinato un mezzo disastro al punto da scusarci con Pioli, come riferito dallo stesso allenatore del Bologna, per la pessima direzione: “Se ho sbagliato qualcosa, chiedo scusa. Non è stata una partita facile”.

Le Foto degli errori arbitrali

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Se 90° Minuto va in pensione: considerazioni sul calcio che fu

pubblicato da vieni_127 in: Opinioni Il calcio in Tv


C’era un volta la domenica del pallone, quella fatta di orari e rituali, di appuntamenti fissi e di leggende che facevano tanto costume italiano: i nostalgici ricordano bene quei pomeriggi attaccati alla radiolina a pendere dalle voci dei cronisti di Tutto il Calcio minuto per minuto, poi alle 18 e 10 era la volta di dare un volto ai gol raccontati alla radio sintonizzandosi su Rai Uno per Novantesimo Minuto; poi Domenica Sprint, con annesso secondo tempo di una delle partite clou della giornata, quindi si chiudeva con l’approfondimento della seconda serata, la Domenica Sportiva vero cult della cultura calcistica italiana. Cosa è rimasto di questa routine tanto cara ai calciofili del Belpaese? Le tv, o meglio le pay-tv, hanno modificato la geografia televisiva del pallone nostrano, con approfondimenti in tempo reale, immagini fino all’indigestione, interviste prima, durante e dopo, gol propinati in successione e in tempo reale, fin quasi alla noia.

Come ha retto l’urto la tv di stato a questi cambiamenti strutturali dei palinsesti televisivi? Male e già dal 2005 al 2008 i gol delle 18 se li aggiudicò Mediaset che con Bonolis e Piccinini alla fine constatò di non aver fatto un affare; il problema era, ed è, sempre quello: Sky e Mediaset Premium (in passato c’erano anche Stream, Gioco Calcio e Dalhia Tv) sono cannibali, dettano le regole, offrono tutto e subito, e le idee in seno alla tv in chiaro non sono mai state tante. Oggi Novantesimo Minuto è un uomo di Neanderthal che vive dei fasti del passato ma che attacca allo schermo pochissime persone: trasferitosi su Rai Due il buon Franco Lauro non può nulla rispetto ai cali d’ascolto, in seno a Viale Mazzini l’idea di tagliare la trasmissione non appare un’eresia se parliamo di auditel e di ritorno di immagini a livello di introiti pubblicitari. E dopo 41 anni l’idea, che sembra blasfema ma che ha un fondo di razionalità, di mandarla in soffitta solletica il cinismo dei vertici Rai.

“90° minuto è parte della storia italiana: è l’appuntamento fisso della domenica pomeriggio per milioni di sportivi. La trasmissione metteva d’accordo proprio tutti, anche le stesse donne, che in altre occasioni avrebbero protestato perché il marito vedeva troppe partite di calcio. È vero che quel tempo appare lontano, quando in casa c’era una sola televisione e per di più era in bianco e nero. Perché non conservare almeno quel momento di genuinità della domenica? 90° minuto infatti non è da considerare solo una trasmissione calcistica, che parla di giocatori e gol. 90° minuto significa qualcosa di più. Quando infatti ci furono i primi episodi di violenza nello sport, sebbene ancora sporadici, Paolo Valenti e la sua trasmissione cominciarono a propagandare la non violenza e il fair play, tanto da divenirne il simbolo. Ed ecco perché ritengo che tutelare l’inno alla non violenza implichi la conservazione di 90° minuto. Possibile che il denaro vinca su qualsiasi cosa?”.

Se lo chiede Bruna Liguori Valenti, vedova del mitico Paolo Valenti, uno dei volti più noti di Novantesimo Minuto: ha scritto al Corriere della Sera, un’accorata riflessione che cerca di non sacrificare a cuor leggero un’istituzione, e non solo del calcio italiano, ma del costume tutto del nostro Paese. D’altra parte la Rai si barcamena per far quadrare i conti e il calcio, fagocitato ormai esclusivamente dalle televisioni a pagamento: dal prossimo anno la Champions League, massima competizione europea per club di cui mamma Rai trasmetteva una partita a settimana, si trasferirà su Mediaset. Per buona pace di Tonino Carino da Ascoli, Gianni Vasino da Milano, Luigi Necco da Napoli, Cesare Castellotti da Torino e Franco Strippoli da Bari.

Calcio e omosessualità, un tabù eterno: le opinioni di Damiano Tommasi

pubblicato da vieni_127 in: Notizie Opinioni


Justin Fashanu: vi dice niente questo nome? Presumibilmente sì, perché del resto è stato il primo calciatore della storia a fare coming-out, a dichiarare cioè pubblicamente la sua omosessualità: era il 1990 e la sua fama sul rettangolo verde era svanita da un pezzo (balzò agli onori della cronaca calcistica a fine anni ‘70 e ad inizio anni ‘80 con le maglie del Norwich City e del Nottingham Forrest di Brian Clough); la decisione di liberarsi di questo peso, all’epoca era sotto contratto col West Ham, gli costò però cara e amara. Fu emarginato, cercò il riscatto sociale negli Stati Uniti ma non riuscì a risalire la china anche per un’accusa di violenza sessuale su un diciassettenne, arrivando ad impiccarsi nella primavera del 1998. Non è sempre così drammatica la cosa: conoscete ad esempio Anton Hysen?

Il suo cognome forse non è nuovo ai tifosi della Fiorentina, dato che il padre ha vestito il viola dall’87 all’89: ebbene, il 21enne Hysen nel marzo scorso ha ammesso di essere gay, lui che gioca nella squadra svedese dell’Utsiktens BK: “Sono un calciatore e sono gay. Quando faccio il calciatore, non penso che importi qualcosa se mi piacciono le ragazze o i ragazzi. La gente può chiamarmi come vuole, non farà altro che rafforzarmi” ha rivelato il ragazzo allenato proprio dal padre che, tra l’altro, si è detto contento che suo figlio si sia liberato pubblicamente del fardello interiore dettato dalla sua tormentata sessualità. Casi del genere nel mondo del calcio sono rari, per non dire unici, il machismo di chi gravita intorno al pallone vieta qualsivoglia ambiguità sessuale.

Eppure esisterà, per certo, più di un calciatore omosessuale (magari con la copertura di una fidanzata d’occasione): chi arriva a giocare ad alti livelli di sicuro ha fatto una gavetta importante, di quella che comincia quando i propri gusti sessuali non sono formati e definiti a perfezione. E nello spogliatoio la promiscuità, seppur solo “visiva“, può far svegliare in un bambino prepubere istinti che altrimenti rimarrebbero sopiti. Ebbene, come mai allora se si parla di calciatori non viene in mente un solo gay?

“L’omosessualità nel calcio è ancora un tabù e anche il coming out è sconsigliabile. Nel calcio c’è una convivenza tra colleghi, diversa da ogni altra professione. Esprimere la propria preferenza sessuale è difficile in tutti gli ambiti, ancor di più per un calciatore che condivide con lo spogliatoio, quindi anche la sua intimità, con altri. Nel nostro mondo si potrebbe creare imbarazzo; uno sport dove ci si spoglia, potrebbe diventare una difficoltà in più nella convivenza. Inoltre anche il coming out è da sconsigliare. Il fatto di essere individuato o additato come ‘quello che’, dimenticando la propria professione, non penso sia una strada consigliabile”.

Questo è il pensiero di Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, che poi ha continuato: “Escludo che nel calcio non si parli per paura o timore, piuttosto non lo si fa per una questione personale; non credo ci sia bisogno di andare a raccontare le proprie preferenze sessuali per poter lavorare o per vivere civilmente, con assoluta tranquillità. Nel nostro ambiente ogni cosa che esce dal seminato diventa un boomerang anche per chi una situazione la vuole portare a conoscenza. Personalmente, non ho mai conosciuto calciatori gay. Poi magari li ho conosciuti senza sapere che sono omosessuali“. Un pensiero condivisibile.