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Personaggi

La figlioletta consola in campo il papà appena retrocesso | Video

pubblicato da Antonio D'Avanzo in: Personaggi Notizie Tutto il Calcio Estero Video

Una scena molto tenera ha caratterizzato il dopo partita di De Graafschap e Den Bosch, ultima giornata del campionato olandese conclusasi con la retrocessione dei padroni di casa e terminata 1-1. Al fischio finale il capitano del De Graafschap, Rogier Meijer, si è accasciato sul prato verde per la tristezza di dover abbandonare l’Eredivisie. Lacrime e testa bassa per il calciatore. La piccola figlia dai capelli biondi gli ha teso la manina in segno di conforto e gli ha indicato la tribuna dove forse era collocata la sua famiglia.

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Del Piero: "Il numero 10 non deve essere ritirato" | Sondaggio

pubblicato da Antonio D'Avanzo in: Juventus Personaggi Notizie I Sondaggi di CalcioBlog


La Juventus sarebbe pronta a ritirare la maglia numero 10 dalla prossima stagione, l’ultimo omaggio ad Alessandro Del Piero. L’ufficialità potrebbe arrivare nei prossimi giorni, secondo quanto trapelato nel pomeriggio, ma è un’idea che non piace a molti, a cominciare proprio dal diretto interessato. L’ormai ex capitano dei bianconeri non ha nascosto il proprio disaccordo verso questa probabile iniziativa e a questo punto la Juve ci penserà due volte prima di renderla ufficiale. “Non ritirate la maglia numero 10, è giusto che altri possano sognare di indossarla“, ha detto Pinturicchio al Salone Internazionale di Torino in occasione della presentazione del libro “Giochiamo ancora”. Del Piero ha anche accennato all’ultima partita della stagione, la finale di Coppa Italia:

“Ieri è stata una giornata incredibilmente bella, intensa, triste, storica. Per noi è stato uno scudetto particolare per tutto quello che è avvenuto dal 2006 a oggi. Adesso dobbiamo pensare a un appuntamento importante come quello di domenica prossima (la finale di Coppa Italia, ndr). Da martedì prepareremo questa finale, ci teniamo tutti quanti. L’emozione di ieri, però, devo ancora metabolizzarla”.

Antonio Cabrini nominato ct della nazionale femminile

pubblicato da Antonio D'Avanzo in: Personaggi Notizie Italia


Antonio Cabrini è il nuovo commissario tecnico della nazionale italiana femminile. Il presidente della Federcalcio Abete, insieme al vice presidente vicario e presidente della Lnd Tavecchio e in linea con la strategia del Club Italia e del presidente Albertini, hanno scelto il campione del mondo del 1982 per continuare il percorso iniziato tempo fa con l’obiettivo di diffondere attraverso la competitività il calcio femminile in Italia. Cabrini esordirà il prossimo 16 giugno a Torino, in occasione della gara di qualificazione al Campionato Europeo che l’Italia - prima in classifica a punteggio pieno - giocherà contro la Macedonia. Il neo allenatore ha espresso entusiasmo per la nuova avventura agli albori:

“Accetto questa sfida con grande entusiasmo e ringrazio la Figc per avermi offerto questa opportunità: il calcio femminile è un movimento in espansione, raggiungere il livello di nazionali come Stati Uniti e Giappone forse è impensabile, ma non siamo certo figli di un Dio minore. Sono convinto che in questo campo si possa lavorare bene e che potremo fare ulteriori passi in avanti rispetto a quelli che la Nazionale ha già compiuto in questi sette anni con Ghedin: tanto di cappello a questo allenatore che ha raggiunto risultati importanti, per me è un piacere raccogliere l’eredità che mi ha lasciato e farò di tutto per incrementarla. Adesso è presto per parlare di tante cose, aspetto di conoscere la squadra e di vederla al lavoro sul campo, ma non credo che sarà molto diversa dalla Nazionale maschile, i concetti e le situazioni sono le stesse”.

Foto | © TMNews

Del Piero alza la coppa dello Scudetto, il video della premiazione

pubblicato da Panda in: Juventus Personaggi Notizie Video

Ecco le immagini della premiazione della Juventus campione d’Italia 2011/2012. Giornata molto emozionante per il popolo bianconero che è accorso allo stadio, comprando anche i biglietti del settore ospiti dell’Atalanta, per assistere alla premiazione della propria squadra, ma anche per salutare Alessandro Del Piero alla sua ultima gara con la maglia della Juventus davanti al pubblico di casa. Tantissima commozione sugli spalti quando il numero 10 è stato sostituito da Antonio Conte, ma anche quando sempre Del Piero ha alzato al cielo la Coppa dello Scudetto.

Anche se non è stata una stagione da protagonista assoluto in campo, Del Piero è stato comunque determinante per la vittoria di questo titolo non solo per il supporto dato all’allenatore nella gestione dello spogliatoio ma anche per i gol decisivi, in particolare quello su punizione contro la Lazio. Stagione esaltante per la Juventus che è tornata alla vittoria senza perdere neanche una partita di questo campionato, stabilendo un primato unico in un campionato a 20 squadre. Record anche di migliore difesa di sempre in 38 giornate con appena 20 gol subiti. Domenica prossima tutto il gruppo Juve sogna di conquistare anche la Coppa Italia, concludendo l’intera stagione senza sconfitte.

Juventus, Del Piero commosso pensa al futuro: "Giocherò finché sto bene"

pubblicato da Cesare Rinaldi in: Juventus Personaggi Interviste

alessandro del piero

Alessandro Del Piero e gli juventini tutti difficilmente dimenticheranno il 13 maggio 2012, una data che entra di diritto tra quelle cerchiate in rosso sul calendario bianconero. Dopo 19 anni si chiude, a meno di clamorose sorprese, la storia del giocatore più importante di tutti i tempi, si chiude nel modo migliore e cioè con una vittoria. Il numero 10 scenderà in campo ancora una volta con quella che è stata la sua maglia, lo farà a Roma per provare a regalare alla sua squadra il secondo trofeo di questa stagione, l’ennesimo della sua carriera. Del Piero è uscito dal campo all’inizio della ripresa e la partita si è interrotta per consentirgli un’uscita trionfale, poi, chiamato a gran voce dal pubblico, ha percorso l’intero perimetro del campo mentre i suoi compagni continuavano a giocare.

Sugli spalti in molti si sono lasciati andare ad un pianto carico di tristezza ed emozione, lo stesso Del Piero a stento ha trattenuto le lacrime come ha confessato poi ai microfoni di Sky a fine partita:

“Per due volte sono rientrate all’ultimo, però di sicuro è stato commovente oggi. Il legame che c’è con questa gente va al di là di qualsiasi cosa, io lo porterò sempre con me, con orgoglio e non smetterò mai di ringraziarli perché comunque ricevere applausi e complimenti, non è semplice, quindi ne sono felice. Oggi è un giorno incredibilmente bello per certi aspetti. È chiaro che c’è un filo di tristezza in me e in tante persone, però ho festeggiato davanti ai miei tifosi, insieme ai miei compagni, in campo,con la cosa che mi piace fare di più, cioè vincere. Non posso aggiungere altro, se non essere fiero e orgoglioso di averlo fatto davanti alla mia famiglia, a mia mamma, oggi è la festa della mamma, all’altra mamma dei miei bambini, a mio fratello, a tutti quelli che con me hanno attraversato questi 37 anni”.

Il capitano della Juventus ringrazia la sua gente che mai gli ha fatto mancare l’affetto e il sostegno, anche nei momenti più difficili, lui ha ripagato tanto amore con le vittorie, con un attaccamento alla maglia che lo ha portato ad accettare anche la Serie B. È normale quindi che la giornata di oggi è caratterizzata anche dalla tristezza, nonostante il trionfo:

“Posso dire che quello che è successo oggi è qualcosa di incredibilmente bello per me, mi sforzo di pensare questo perché è altrettanto chiaro che c’è un forte velo di tristezza in me, ma rientrerà per preparare la finale di domenica. Quello che ho visto negli occhi della gente rimane, al di là di vittorie, sconfitte, rapporti più o meno tesi o particolari, quindi ci tengo, e non lo faccio con ipocrisia, a ringraziare ancora la gente, ho visto dal vivo quello che le persone quotidianamente hanno fatto per me”.

Le foto di Juventus - Atalanta 3-1
Le foto di Juventus - Atalanta 3-1Le foto di Juventus - Atalanta 3-1Le foto di Juventus - Atalanta 3-1Le foto di Juventus - Atalanta 3-1

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Milan, Gattuso-show in conferenza stampa: "Addio, era il momento di andare"

pubblicato da vieni_127 in: Personaggi Milan Conferenza Stampa

Gennaro Gattuso saluta il Milan, lo fa con una conferenza stampa ufficiale in cui il guerriero rossonero a stento ha trattenuto le lacrime: basta col Diavolo dopo 467 apparizioni in partite ufficiali (contro il Novara, domani, toccherà dunque quota 468) condite da 11 gol. Una lunga storia d’amore quella tra Ringhio e il club di via Turati, arrivata però al capolinea in maniera quasi fisiologica: “Anni fantastici; è stato un sogno, 13 anni non sono pochi. Quando indossi la maglia che sognavi da indossare da bambino. Ma la vita continua. Voglio battagliare ancora. Non sono morto calcisticamente. Qui invece mi sentivo vuoto. Non mi sentivo più il giocatore battagliero. Mi sentivo la mascotte, il gagliardetto. Se ritornerò? Era arrivato il momento di andare. Ho deciso di prendere un’altra strada. Dopo vedremo. Ora vedremo dove andare a giocare ma sicuramente non andrei mai alla Juventus e all’Inter: per l’amore che ho per questa società e per questi colori. Non mi vogliono loro e non ci andrei io“. Gattuso è un fiume in piena:

“Ringrazio la Società per quello che è stato fatto. Ho visto che alcuni miei compagni si son fatti da parte. Dentro di me sentivo il bisogno di lasciare, così come ha fatto lo zoccolo duro della squadra. Non mi voglio sentire un peso. Quando ho visto la conferenza stampa di Nesta ho capito che era arrivato anche il mio momento. Ora spero per il Milan che Ibra e Thiago restino. Spero che la squadra resti competitiva nonostante la crisi economica. Ma la società ce la metterà tutta. Che dire, si è chiuso un ciclo come quello degli olandesi e quello di Maldini e Costacurta. Spero che questa cosa continui: spero che continua l’educazione nello spogliatoio”.

Quale sarà il futuro di Rino?

“Ho una famiglia, ho 60 persone che lavorano per me. Devo parlare con mia moglie. E’ lei che comanda dentro la casa. Prenderemo insieme la decisione. Lo farò con tranquillità. Certamente è giusto che io stia anche un po’ con papà e mamma: il tempo passa anche per loro. Prima non avevo un pelo, ora ho i capelli bianchi. Amo la Calabria, anche se mi fermerò a vivere qua. Il punto di riferimento è Gallarate. Inizierò inoltre l’avventura a Coverciano, da lunedì: faremo un corso di terza e seconda categoria. Poi vedremo. Un sogno a dire il vero però ce l’ho: indossare la maglia dei Rangers. Sono andato via a 19 anni per la Salernitana. Mi son fatto conoscere grazie al Glasgow: peccato però che ci siano diversi casini là a livello economico. Penso sarebbe una scelta di cuore e bella. Voglio partire da dove sono partito”.

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Il Tapiro d'Oro a Luis Enrique | Video

pubblicato da Antonio D'Avanzo in: Personaggi Notizie Roma Video


Valerio Staffelli di Striscia la Notizia ha consegnato a Luis Enrique il Tapiro d’Oro, all’indomani dall’addio alla panchina della Roma annunciato alla squadra e alla stampa. Il tecnico spagnolo ha accettato il “riconoscimento” sfoggiando un apprezzabile senso di autoironia. “Questo è l’unico premio che vinco a Roma“, ha scherzato all’inizio della breve conversazione Luis Enrique.

Il mio futuro? Forse andrò a Barcellona o forse resterò a Roma… ormai conosco perfettamente il raccordo anulare” ha sogghignato l’ormai ex tecnico giallorosso. Luis Enrique ha preferito sorvolare sul suo rapporto col capitano della squadra, Francesco Totti (”dovete chiedere a lui“) mentre ha ammesso di amare la cucina italiana: “Mi piace la carbonara, la pizza, il tiramisù…“.

Psg, lo sfogo di Thiago Motta: "Finalmente sto bene, io fuggito dall'Inter"

pubblicato da vieni_127 in: Inter Personaggi Ligue 1 Interviste


A 180 minuti dalla fine della Ligue 1, il Paris Saint Germain avrà bisogno di un mezzo miracolo per vincere il titolo: colpa di quei ragazzacci del Montpellier che ad oggi comandano la classifica con 76 punti, 3 in più dei parigini. Comunque andranno le due partite rimanenti, il mediano dei rossoblu Thiago Motta è comunque entusiasta della sua nuova avventura nella capitale francese e a Sky Sport ribadisce quando aveva dichiarato due mesi e mezzo fa alla Gazzetta. Voleva andarsene fin dall’inizio del ritiro interista, a luglio, ma qualcosa andò storto e a gennaio puntò i piedi:

“Credo che nel club e nella società fosse già previsto che io andassi via. Se non è successo è stato soltanto perché è arrivato mister Gasperini. Con il suo arrivo, sono rimasto ancora sei mesi perché ha chiesto lui di tenermi e questo mi ha fatto male, perché non lo meritavo. Poi ho avuto l’opportunità di venire al Psg, una cosa che per me era molto importante non solo a livello professionale, ma anche personale. Poi da dicembre ho parlato tante volte con Moratti, ma anche con Marco (Branca) e il mister (Ranieri). Anche perché la verità è che se io non fossi andato via in quel momento, comunque sarei andato via a giugno. E a me questa cosa non andava bene, perché non mi sarei sentito bene a stare in un posto sapendo che in futuro sarei dovuto andare via. Allora ho preferito fare le valige subito”.

Così ha ritrovato Leonardo, ha imparato a conoscere Carletto Ancelotti, una squadra e una città che lo hanno accolto con grande affetto. Quello che gli mancava, sostanzialmente, alla Pinetina:

“Problemi all’interno dello spogliatoio dell’Inter? Non ho mai avuto discussioni con nessuno, anche se è normale che all’interno di uno spogliatoio un giocatore si possa trovare meglio con l’uno o con l’altro giocatore. Magari con qualcuno dopo la partita puoi uscire a cena, anche con le famiglie. Con altri compagni invece no. Ma questo succede in tutti i lavori. Gli argentini? Sono come gli altri. Samuel è una persona bravissima, Milito lo conoscevo dai tempi del Genoa. Con Zanetti ho sempre avuto una relazione normale. Cambiasso non è certamente un mio amico, però l’ho rispettato sul lavoro. Il mio umore ora è cambiato: qui non ho subito infortuni, a volte anche la testa conta tantissimo e qui io mi trovo molto bene, mi sento uno importante per la squadra. All’Inter era diverso”.

E come aveva sottolineato a febbraio, di nuovo ribadisce il suo chiodo fisso. Samuel Eto’o: “E’ difficile prevedere cosa possa fare l’Inter nel prossimo futuro. Una cosa però è certa: senza Eto’o ha perso tantissimo. Era un giocatore troppo importante perché in una partita in cui magari la squadra non stava bene, s’inventava un gol e cambiava tutto“.

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Juve, Pirlo è innamorato del bianconero: "Scaricato da Allegri, Conte il migliore allenatore avuto"

pubblicato da vieni_127 in: Juventus Personaggi Interviste


Andrea Pirlo e la Juve: difficile immaginare un anno fa a quest’ora che il matrimonio tra loro due, dopo che il primo era stato sentimentalmente impegnato per 10 anni con il Milan, potesse essere da subito così intenso e amorevole. Nell’intervista apparsa oggi sulle colonne rosa della Gazzetta dello Sport, il fuoriclasse bresciano non lesina parole al miele per la sua nuova squadra, non nascondendosi quando le domande intenderebbero punzecchiarlo sul suo ex club. Insomma, per i tifosi bianconeri c’è un nuovo idolo che non solo ha giocato alla perfezione, ma ha giocato anche tanto e ha sfornato vagonate di assist condendoli con tre gol. Pirlo non ha assolutamente rimpianti, ci mancherebbe, per aver lasciato Milanello, anzi spiega i motivi che lo spinsero a Torino l’estate scorsa:

“Le cose sono andate così. Quando abbiamo parlato del mio contratto, mi hanno proposto il rinnovo per un anno. Io chiedevo un triennale perché ero più giovane degli altri giocatori in scadenza. Ma il vero motivo del mio trasferimento è stato un altro: Allegri voleva piazzare davanti alla difesa Ambrosini o Van Bommel e io avrei dovuto cambiare ruolo. Allora ho detto ‘no, grazie’ e ho scelto la Juve, che mi offriva motivazioni importanti. Ci tengo a dire che non è stata una questione economica. Il Milan ha deciso che non servivo più. L’ho capito subito durante quel colloquio. Nel mio ruolo Allegri preferiva altri giocatori. Infastidito dalla richiesta di prova tv pubblicata sul sito del Milan per una mia presunta gomitata a Van Bommel? Certo: ho giocato lì 10 anni, sanno che io non faccio certe cose. Qualcuno si sarà pentito di avermi lasciato andare? Non lo so. Ma durante la stagione molti miei ex compagni mi hanno detto che sentivano la mia mancanza. Io sono contento: ho vinto. Se è arrivato qualche sms di complimenti dal Milan? Sì, quasi tutti gli ex compagni mi hanno scritto. Berlusconi e Galliani? No”.

Pirlo poi traccia un profilo di Antonio Conte che in pochi si sarebbero aspettati. Sì, insomma, ha avuto tecnici importanti e lui di tattica se ne intende, ma a sentire le sue parole l’allenatore juventino è davvero una spanna sopra gli altri:

“Se ricordo le prime parole di Conte? Ero in Nazionale, lui aveva appena firmato. Mi chiamò per presentarsi e mi sorprese: dovevamo ancora fare le vacanze e lui era già carico. Fu una bella telefonata. È un grandissimo allenatore. Io ne ho avuti tanti, ma nessuno così meticoloso nel lavoro e bravo a spiegare le cose. Dal punto di vista tattico e didattico è perfino più bravo di Ancelotti e Lippi, che pure hanno tante qualità. Prepara benissimo le partite, studiamo i video degli avversari 3-4 volte alla settimana e quando scendiamo in campo è difficile che qualcosa ci sorprenda. Conte è un talento della panchina. Se ha un chiodo fisso? Vuole i centrocampisti stretti per evitare passaggi tra le linee. Se il 4-2-4 iniziale mi sembrava un azzardo? Per me non cambiava molto, comunque quel modulo mi divertiva. Poi Conte ha scelto altre strade: è segno di grandezza saper modificare le proprie idee. Il modulo con tre centrocampisti centrali è il più adatto alla squadra, ci ha reso più aggressivi. Conte parla molto con noi, si confronta”.

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Fiorentina, la verità di Ljajic: "Falsità sul mio conto"

pubblicato da vieni_127 in: Personaggi Notizie Fiorentina


Nessuno avrebbe mai immaginato che da una banalissima Fiorentina - Novara in programma alla terz’ultima giornata sarebbero scaturiti fiumi di parole: merito, per così dire, per la querelle (per così dire!) tra Adem Ljajic e Delio Rossi (solo su questo blog, con questo siamo a 9 post), che oggi si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo le scuse a mezzo social network del giovane serbo, la conferenza stampa di Rossi, le “sparate” del padre del giocatore e alcune dichiarazioni dei compagni, Ljajic parla ufficialmente sul sito ufficiale della Fiorentina e sottolinea come si siano scritte e dette tante, troppe cose sulla vicenda, anche se il nocciolo principale rimane piuttosto mistificato. In altre parole il fantasista viola non ha mai offeso gli affetti personali dell’ormai ex tecnico gigliato:

“Il mio gesto non è stato bello, ero arrabbiato perché la squadra perdeva, ma poi è successa una cosa brutta. Io ho detto al mister ‘Sei un grande, bravo così’, non mi aspettavo quanto poi accaduto. Lui mi ha detto parole brutte, tutti hanno visto, è stata una situazione difficile. Le mie frasi in serbo? Lui mi ha detto ’stronzo’, ‘ti voglio ammazzare’, allora io ho replicato in serbo dopo le botte, ma senza dire nulla di brutto. Durante l’intervallo, poi, il mister ha buttato via la lavagnetta ed è venuto subito da me, mi ha detto delle cose e io a lui. Così il caso è finito sui giornali di tutto il mondo: è stato difficile per me ma soprattutto per la mia famiglia che ha visto quei video, quelle foto. Hanno visto tutti in Serbia, i miei nonni, babbo, mamma, i miei fratelli”.

Vincenzo Guerini, attuale tecnico della Fiorentina che ha già specificato come da domenica tornerà a occuparsi di altro, avrebbe voluto che Ljajic si allenasse col gruppo pur essendo escluso dalla convocazioni delle ultime due partite; la società invece ha deciso di metterlo fuori rosa:

“Ora mi sono un po’ calmato, i compagni mi sono stati vicino e questo è stato importante, mi dispiace essere stato sospeso dagli allenamenti, la società si è arrabbiata. Ma io non mai avuto problemi con gli allenatori, questo è il primo, ora però non vorrei più parlarne. Il mio futuro è a Firenze, qui ho comprato anche casa, dopo le vacanze vengo per il ritiro poi vedremo cosa succederà. Non ho mai insultato la famiglia di Rossi, hanno messo in giro che abbia offeso la madre morta, che abbia parlato di un figlio handicappato invece non è vero. Chiedo a Sky di mostrare il filmato, leggete pure il mio labiale, sono pronto a qualsiasi prova tv”.

Ljajic chiude l’intervista con una provocazione di quelle forti: “Se si vede che dico cose simili sono pronto a lasciare il calcio“. Speriamo la faccenda possa chiudersi qui.

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