Dopo le polemiche tra Luciano Moggi e la Juventus, arriva anche la dura reazione da parte della Fiorentina alla sentenza su Calciopoli del Tribunale di Napoli, che ha condannato il presidente Andrea Della Valle e il patron Diego Della Valle ad un anno e tre mesi di reclusione e venticinquemila euro di multa. Questo il testo del comunicato apparso sul sito viola:
“La Fiorentina, così ingiustamente e duramente colpita dalla sentenza del tribunale di Napoli, pur non volendo alimentare polemiche in un momento così delicato della vita del Paese, ribadisce con forza la propria più completa e assoluta innocenza. Basta leggere con attenzione tutte le carte processuali, e i nuovi documenti emersi nel corso del dibattimento, per constatare la nostra più completa e assoluta estraneità alle infamanti accuse di frode sportiva”.
La nota prosegue poi annunciando il prevedibile ricorso in appello dei gigliati:
“La Fiorentina si difenderà in tutte le sedi opportune e in tutti i successivi gradi di giudizio per vedere riconosciute le proprie ragioni, nella certezza che un verdetto più sereno possa restituire alla società e ai propri tesserati la più completa dignità e onorabilità”.

La sentenza di primo grado dell’ormai famigerato processo a Moggi e company il giorno dopo: se ne parla, eccome se se ne parla, con dichiarazioni dai più svariati versanti. Quando a parlare è Maurizio Zamparini, che a Radio Kiss Kiss commenta la vicenda e ne approfitta per dire due paroline anche del suo Palermo, raramente si ha a che fare con virgolettati banali. E allora il suo pensiero su tutta questa storia non può che essere fuori dal coro, esprimendo tutto il suo dispiacere per il trattamento ricevuto da Luciano Moggi:
“La vicenda di Moggi è una tragedia. Mi fa male che un amico venga colpito in questa maniera. Le condanne degli altri? Manca la condanna esemplare, manca la condanna alle Istituzioni del calcio. Carraro? Prima di Carraro c’erano altri personaggi che hanno fatto peggio. Il processo va fatto alle istituzioni che non sono state in grado di tutelare i campionati di calcio, non siamo stati capaci di mettere paletti. Abbiamo un’associazione arbitrale autonoma, senza nessun controllo. Non è possibile. Un giorno che l’Aia avrà un presidente truffaldino ne potranno combinare di tutti colori”.
E cerca di indicare anche la ricetta per cambiare le cose:
“Bisogna cambiare le istituzioni, non punire solo uno colpendo a caso nel mucchio. Quello che faceva Moggi lo facevano tutti, chi più chi meno. Dico dal punto di vista sportivo, non come eventi di tribunali, che avranno avuto le carte per dare quelle condanne. In appello Luciano deve solo pensare a difendersi, senza attaccare nessuno. La sua condanna mi fa male, non entro nel merito, perché sono amico di Moggi, però non mi piace com’è stato trattato”.
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Ha fatto passare la nottata Luciano Moggi, per sbollire la rabbia e lasciar attenuare la delusione dopo la sentenza di primo grado del Tribunale di Napoli che lo ha condannato per le vicende relative a Calciopoli a 5 anni e 4 mesi di reclusione. Oggi però l’ex dg della Juventus è tornato a parlare e ha promesso di continuare la sua battaglia legale, anche perché questa sentenza a suo giudizio inaspettata lo ha lasciato turbato. Tra le cose che nelle ultime 24 ore lo hanno colpito di più c’è sicuramente il comunicato della sua ex società che in qualche modo lo ha scaricato abbandonandolo al suo destino, un po’ come fece nel 2006 allo scoppiare dello scandalo.
Ai microfoni di Sky Sport 24 Moggi non ha esitato ad attaccare la decisione dei giudici definendo la sentenza come “già scritta”, si dice curioso di leggere le motivazioni che saranno prodotte dalla corte e rilancia la sfida per le prossime battaglie legali che dovrà affrontare:
“Ieri sera non avevo voglia di parlare perché non conoscevo gli elementi, poi mi sono visto un po’ di cose e andremo in appello, sperando in una giustizia che non sia già scritta, una giustizia vera, altrimenti dovremo ricorrere alla giustizia divina. Umanamente mi sento bene, nel senso che ho combattuto per me e per tutti quelli che sono stati distrutti da questo processo con tranquillità dopo che sono stato interrogato la prima volta perché non c’era nulla di sostanziale”.
Ai microfoni di Radio Kiss Kiss ha manifestato poi tutta la sua delusione per l’esito di questo processo, un finale che sicuramente non si aspettava. A meno di 24 ore emergono però, a suo modo di vedere, già alcune incongruenze nella sentenza, circostanza questa che comunque gli infonde un po’ di fiducia per il processo d’appello:
“Cosa ho pensato appena ascoltata la sentenza? Ho fatto i conti: 5+4. Il problema è che davvero non me l’aspettavo, dopo tutto quello che avevo creato in fase di difesa: cercare le telefonate, rinunciare ad alcuni nostri testi. Insomma ci siamo trovati di fronte una sentenza già scritta. Di sicuro faremo ricorso in appello: ci sono delle incongruenze clamorose, ad esempio nella partita contro l’Udinese sono stati assolti tutti mentre sono stato condannato solo io. Sono deluso, anzi molto di più di deluso. Mi auguro che la scritta: la legge è uguale per tutti sia una scritta vera, perché la sentenza era già scritta”.

Sentenza inaspettata al Processo di Napoli. Secondo i dispositivi letti dal giudice Teresa Casoria praticamente tutti gli imputati al processo per Calciopoli sono stati condannati rispettando, alla lettera o quasi, quanto richiesto dalla Procura di Napoli. Nonostante un dibattimento nel quale tutte le tesi dei PM erano state puntualmente smentite (la confusa associazione a delinquere, le inattendibili schede svizzere, i sorteggi, ma soprattutto le partite truccate che rimane ancora oggi mistero quali fossero) il giudice ha ritenuto completamente cassato quanto emerso, come se il lavoro degli avvocati non avesse ottenuto alcun risultato. Una bocciatura fragorosa dell’operato di Prioreschi, di Trofino, della Morescanti e degli altri.
Si torna alla lettura del processo sportivo del 2006, quello nel quale ancora non erano nemmeno emerse le schede svizzere. C’era un’associazione a delinquere tesa ad alterare i risultati delle partite per favorire la Juventus e tutte le società che si fossero sottomesse al potere di Moggi (Fiorentina, Lazio, Reggina), ma incredibilmente non il Messina dell’amico Fabiani secondo questa sentenza. Quali siano di preciso le partite in oggetto non si sa (anche se a questo punto Lecce - Parma 3-3 per “salvare la Fiorentina” appare certa), come si concretizzasse quest’alterazione dei risultati non si sa, ma questi sono i fatti. Verità rivelata. Evidentemente anche il sorteggio si poteva alterare, ma secondo la Casoria lo altera Paolo Bergamo più di Pairetto, anche se lo facevano insieme dividendo le stesse responsabilità di designatori, perché il primo è condannato a 3 anni e 8 mesi, il secondo a 1 anno e 11 mesi.
Angelo Mariano Fabiani, direttore sportivo del Messina, una delle figure chiave secondo l’accusa proprio per il suo ruolo nella storia delle schede svizzere, è stato assolto. Come questo sia compatibile con la logica e con le tesi accusatorie al momento sfugge. Non rimane che attendere le motivazioni (che verranno depositate entro 90 giorni) per capire se la Casoria riuscirà a dirimere i dubbi di chiunque abbia letto le carte e seguito un dibattimento nel quale sono emerse le evidenti mancanze dell’inchiesta di Auricchio e dei suoi uomini piuttosto che le prove di colpevolezza.
Intanto Luciano Moggi è stato riconosciuto “capo della cupola” e si è beccato 5 anni e 4 mesi di reclusione più un Daspo e l’interdizione dai pubblici uffici.
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Si è appena conclusa quella che ormai possiamo definire con assoluta certezza l’ultima udienza del lungo processo di Napoli conosciuto un po’ da tutti con il nome di Calciopoli. Dopo gli ultimi interventi di oggi, il giudice Teresa Casoria ha convocato la camera di consiglio e ha fatto sapere che la sentenza di primo grado sarà letta e quindi resa nota alle 20 di questa sera. L’ultima giornata ha fatto registrare la seconda, e ultima parte, dell’arringa difensiva di Paolo Trofino, legale di Luciano Moggi, che si è occupato in particolare di smontare l’accusa di reato associativo, la cosiddetta “cupola”. Ha poi ribattuto Capuano, l’ultimo pm rimasto all’accusa dopo che Narducci e Beatrice hanno lasciato per occupare altri ruoli, il primo ad esempio è adesso al fianco di De Magistris al Comune di Napoli.
Nella seconda parte della sua requisitoria Trofino ha provato a smontare definitivamente quello che restava delle accuse rivolte al suo assistito usando tutti gli elementi a sua disposizione, comprese le ultime sorprendenti rivelazioni venute fuori dal processo Telecom in corso di svolgimento a Milano. Si è partiti dall’ormai famoso salvataggio presunto della Fiorentina, la tesi sostenuta è quella che Moggi non avesse nessun particolare interesse a fare il bene dei viola, semmai dalle intercettazioni ritrovate si evince che la loro situazione stava più a cuore ai massimi dirigenti del calcio italiano: “Sì però a questo punto non può retrocedere la Fiorentina, perché se no qui stiamo in difficoltà grande. La Fiorentina si deve salvare!”, queste ad esempio le esternazioni di Carraro nei confronti di Bergamo dopo il clamoroso mani di Zauri non visto da Rosetti nella partita contro la Lazio.
Importante, ai fini della difesa, anche il ritirare in ballo una vecchia telefonata tra Moggi e Della Valle. I due parlano appunto delle difficoltà della Fiorentina nel raggiungere la salvezza. Per come era note le cose la chiacchierata si concludeva con Moggi che diceva “Pensiamo a salvare la Fiorentina”. Gli investigatori però nelle trascrizioni avevano (volutamente?) omesso gli ultimi secondi dell’intercettazione in cui l’ex dg della Juventus aggiungeva una frase con la quale faceva capire che a lui poco importava dei toscani, dichiara infatti: “Noi pensiamo a vincere il campionato, perché andiamo a Milano e vinciamo, e voi pensate a salva’ la Fiorentina…”.
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E’ stato reso noto il contenuto dell’inedita telefonata tra Paolo Bergamo e Maria Grazia Fazi di cui si vociferava nelle scorse settimane. Nel corso del programma televisivo “Forza Juventus” condotto dal giornalista tifoso juventino Marco Venditti sul canale regionale piemontese Rete 7 è intervenuto telefonicamente Nicola Penta, consulente della difesa di Moggi nel processo di Calciopoli. Martedì prossimo in aula è prevista la seconda ed ultima parte della requisitoria della difesa dell’ex direttore generale della Juventus, ed anche in questo caso verranno portate all’attenzione del tribunale tre “nuove” conversazioni scoperte sbobinando tra le oltre 171mila telefonate intercettate dai carabinieri durante l’indagine.
Proprio una di queste 3 telefonate inedite, che verranno commentate dall’avvocato Paolo Trofino per tentare di smontare nella sua requisitoria l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva a carico di Luciano Moggi, è stata letta negli studi di Rete 7 questa sera. I protagonisti sono l’ex designatore, e uomo di punta della cupola seconda i Pm, Paolo Bergamo e l’ex segretaria della Can Maria Grazia Fazi con la quale spesso Bergamo si confrontava nei momenti delicati della stagione. Per entrambi i PM di Napoli, Stefano Capuano e Giuseppe Narducci, hanno chiesto una condanna per “associazione a delinquere finalizzata alla truffa sportiva”, 5 anni per Bergamo ed 1 anno e 6 mesi per la Fazi.
Secondo la tesi dell’accusa i due collaboravano attivamente per favorire la Juventus di Luciano Moggi. Adesso collochiamo temporalmente la telefonata in questione. Si tratta di una conversazione successiva a quella tra Paolo Bergamo e l’arbitro Pasquale Rodomonti prima di Inter - Juventus 2-2 del 26 novembre 2004, divulgata il 26 settembre scorso prima della requisitoria dell’altro avvocato di Moggi, Maurilio Prioreschi. Bergamo racconta alla Fazi la telefonata appena avuta con Rodomonti nella quale si raccomanda con l’arbitro (”se hai un dubbio, pensa più a chi è dietro piuttosto che a chi è davanti, dammi retta… fa la persona intelligente“).
L’ex direttore di gara, Massimo De Santis, il più noto tra i fischietti coinvolti nella vicenda Calciopoli, ha seguito le orme di Bobo Vieri, portando l’Inter in tribunale per la vicenda dello spionaggio organizzato dalla società nerazzurra nei suoi confronti, tramite la Polis d’Istinto, società alla quale si rivolgeva per queste operazioni Giuliano Tavaroli, all’epoca uomo di fiducia di Marco Tronchetti Provera e a capo della sicurezza di Telecom Italia. Chiamati in causa anche gli altri protagonisti, Emanuele Cipriani e Caterina Agata Plateo, che si erano attivati in questo senso dopo le confidenze di Danilo Nucini a Giacinto Facchetti sull’arbitro romano.
Come l’ex attaccante della Nazionale, De Santis ha infatti richiesto al club milanese un risarcimento di 21 milioni di euro per “danni morali”, dovuto, come si può leggere nella richiesta, all’essere diventato vittima di una situazione “simile a quella del protagonista del noto film The Truman Show o peggio degli indesiderati dei regimi totalitari, spiati dai servizi segreti.” Nell’esposto depositato dagli avvocati Gallinelli e Lucarelli al Tribunale Civile di Milano si può leggere anche una dura accusa nei confronti del club con sede in via Durini, che avrebbe richiesto oltre ai pedinamenti, anche una serie di intercettazioni illegali, entrate poi a far parte del dossier “Operazione Ladroni”.

Dopo la Juve, che ha promesso battaglia per riavere quello che, forse troppo frettolosamente, le è stato tolto nel 2006, anche l’Arezzo e i suoi tifosi sono pronti a combattere per ottenere giustizia. La società amaranto a causa di Calciopoli ebbe sei punti di penalizzazione da scontare nel successivo campionato di Serie B, quello in cui furono relegati anche i bianconeri. La squadra, guidata da Antonio Conte, a fine stagione fu retrocessa in Serie C1 con 45 punti, senza la penalizzazione con i suoi 51 punti ottenuti si sarebbe piazzata in una tranquillissima posizione di centro classifica.
A prescindere dalle sentenze che verranno fuori dal processo di Napoli, l’Arezzo è già in grado di poter avanzare richieste di risarcimento dal momento che l’unica partita su cui pesava il sospetto di illecito era quella con la Salernitana, gara che nel corso dei dibattimenti è già stata valutata come regolare al punto che la stessa Figc ha ritirato la sua richiesta di risarcimento danni nei confronti dell’Arezzo. Quella retrocessione è costata tantissimo alla società, ha rappresentato l’inizio di un periodo di difficoltà finanziarie culminate con il fallimento nel 2010 e la successiva rifondazione con iscrizione al campionato Dilettanti.
Da questi fatti nasce la volontà di Orgoglio Amaranto di chiedere giustizia, il comitato ha presentato ieri il suo progetto di raccolta firme, l’obbiettivo è quello di chiedere un risarcimento destinato alla manutenzione degli impianti sportivi. Roberto Cucciniello di Orgoglio Amaranto ha spiegato da dove nasce l’iniziativa e che obbiettivi si prefigge:
“Quella che stiamo promuovendo è una raccolta firme, non una class action. Consegneremo le firme in Figc accompagnandole con una lettera di protesta ufficiale. Un percorso che ci è stato suggerito dall’avvocato Messeri, con il quale ci siamo consultati e che è conoscitore di questi profili giuridici. Cosa ci prefiggiamo e cosa si può ottenere? Intanto mettiamo un punto fermo: Arezzo sportiva dice basta a provvedimenti assurdi, che sono anche le multe che continuano a essere comminate contro la società come fosse una di terza categoria. Possiamo ottenere credito sportivo, se la Juve agisce in questa direzione perché non può farlo l’Arezzo? E il credito sportivo, con l’aria che tira nel calcio di oggi e la ventilata riforma della Lega Pro, può aprire risvolti positivi. Fino a fine novembre continueremo la raccolta firme e l’obiettivo minimo è 1000″.
Tra i firmatari anche l’assessore allo sport Marco Donati, presente alla conferenza stampa, che ha spiegato come l’obbiettivo sia quello di creare “un caso politico da rivendicare presso la Figc”. Intanto oggi, in occasione del consiglio comunale è arrivata anche la firma del sindaco Giuseppe Fanfani e di diversi altri assessori e consiglieri comunali.
Domenica sera si gioca Juventus - Milan ed il designatore unico Stefano Braschi ha deciso di affidare la partita alla terna composta da Rizzoli, arbitro, Niccolai e Copelli, guardalinee con Tagliavento nel ruolo di quarto uomo. Quest’ultimo è reduce dall’arbitraggio del Napoli - Milan 3-1 nel quale non concesse un calcio di rigore per mani di Cannavaro ai rossoneri, ma è un altro il nome che spicca tra i quattro: quello di Cristiano Copelli. L’assistente di Mantova, che nella vita fa l’assicuratore, è più volte presente nelle informative dei Carabinieri per Calciopoli per il suo “filo diretto” tenuto con Leonardo Meani ai tempi ‘addetto agli arbitri’ del Milan.
I due si sono sentiti con frequenza al telefono in quegli anni, con Copelli che in più di un’occasione ha ringraziato “l’amico” Leonardo per averlo fatto designare in occasione delle partite del Milan come potrete ascoltare nell’intercettazione presente nel video in testa al post. Nessuna calunnia, è lo stesso Copelli a confermare i rapporti fra lui e il Milan in un interrogatorio reso a Francesco Saverio Borrelli nell’estate del 2006:
…Se un assistente avesse voluto arbitrare un incontro del Milan non si doveva rivolgere ai designatori, ma a Meani. Io e Puglisi eravamo graditi al Milan, era evidente che contro il Chievo le designazioni erano volute dalla società rossonera…
Andiamo un po’ a vedere quali erano i rapporti fra il guardalinee e il dirigente rossonero con qualche esempio. Per Copelli Meani era un punto di riferimento, qualcuno da cui ottenere protezione mediatica (e non solo). Un caso? Dopo la partita Sampdoria - Palermo 1-0 del 16 Aprile 2005: i blucerchiati beneficiarono di un suo errore, fu lui a segnalare all’arbitro Rodomonti un presunto fallo di mano in area di Fabio Grosso. Due giorni dopo l’allora direttore sportivo del Palermo, Rino Foschi, ospite negli studi di Sky, sparò a zero contro Copelli con il quale aveva discusso anche dopo il fischio finale. In questa telefonata Meani rassicura l’assistente mantovano promettendogli un intervento tempestivo: “Allora sai cosa faccio ora, chiamo Braida che è suo amico, e gli dico: senti, dì a Foschi di piantarla!“. Semplice preoccupazione per un amico di vecchia data? Forse, ma non solo.
I tifosi della Juventus dovranno attendere ancora per conoscere la sentenza del Tnas sullo scudetto 2006, per il quale il club torinese ha chiesto la revoca dell’assegnazione all’Inter dopo le nuove intercettazioni venute alla luce durante il dibattimento del processo Calciopoli in corso a Napoli. L’ogranismo del Coni ha visto infatti un cambio al vertice a causa delle dimissioni, per motivi personali, del presidente Giuseppe Scandurra, al posto del quale è stato nominato Angelo Grieco. La prima conseguenza è la cancellazione dell’udienza in programma lunedì prossimo 3 ottobre con ripercussioni quasi certe sulla conclusione del procedimento, inizialmente prevista per il 13 dicembre e che dovrebbe ora slittare agli ultimi giorni dell’anno. Questo il testo del comunicato emesso dal Coni:
“Il Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport, in riferimento alla controversia Juventus F.C. SpA / Federazione Italiana Giuoco Calcio e F.C. Internazionale Milano SpA, avente a oggetto l’atto del Consiglio Federale del 18 luglio 2011 di rigetto dell’istanza di revoca dell’assegnazione dello scudetto stagione sportiva 2005/2006, comunica che il Presidente del TNAS, Alberto de Roberto, vista la rinuncia all’incarico di Presidente del Collegio arbitrale pervenuta da parte del Dott. Giuseppe Scandurra, causa improvvisi e sopravvenuti motivi personali, ha nominato in sua sostituzione il Dott. Angelo Grieco. Il Dott. Grieco dovrà far pervenire alla Segreteria del TNAS la propria accettazione ovvero la notizia dell’esistenza di motivi di incompatibilità all’espletamento dell’incarico. Il Presidente del TNAS ha, altresì, nelle more dell’accettazione dell’incarico da parte del Dott. Grieco e della trasmissione degli atti allo stesso da parte della Segreteria del TNAS, revocato l’udienza fissata per il prossimo 3 ottobre. Il termine di pronuncia del lodo, inizialmente stabilito nel 13 dicembre, è conseguentemente posticipato in quanto decorrente dalla data dell’ultima accettazione dei componenti del Collegio arbitrale”.