
Centodue anni di storia, tre fallimenti: l’ultimo in ordine cronologico si è consumato nella giornata di ieri, quando il presidente dello Spezia è uscito dal palazzo della Carispe e ha annunciato ai tifosi presenti: “Non ce l’abbiamo fatta“. Attilio Garbini aveva gli occhi lucidi, vicini al pianto, e i tifosi spezzini sono rimasti attoniti. “Ci servono garanzie: faccia scrivere una lettera dal suo istituto di credito” ripeteva la Cassa di Risparmio della Spezia a Remo Paini, petroliere che ha tentato in tutti i modi di non far naufragare lo Spezia: ieri era pronto anche un elicottero per Roma, seimila euro di noleggio, per arrivare alla Covisoc per le 19, coi soldi per l’iscrizione al campionato.
“Sarebbe stato un salvataggio in extremis a cui abbiamo lavorato duramente. Una via di salvezza che sembrava tramontata già nella serata di ieri, ma che questa mattina era tornata in pista. Alla fine però non è andata. Del resto i tempi erano risicatissimi, le cifre importanti: servivano oltre 3 milioni di euro e il rischio di non arrivare nella capitale in tempo utile era palese” ha detto Attilio Garbini alla fine di una giornata molto triste. Nulla si può rimproverare a lui che aveva rilevato la squadra a campionato in corso dopo le difficoltà economiche patite dall’ex numero 1 Giuseppe Ruggieri e le “presidenze” fugaci di Cristina Cappellutti e di Roberto Quber.
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Si conclude male la Presidenza Franza per il Football Club Messina. La società ha comunicato in una lettera alla Federcalcio che non ha intenzione di impugnare il provvedimento della Covisoc che sospende l’iscrizione al prossimo campionato di Serie B per via della complessa situazione economica del club. In questo modo sarà impossibile per il Messina ripartire il prossimo anno da una serie superiore alla Seconda Divisione, molto probabile che il prossimo campionato a cui parteciperà la squadra siciliana dello Stretto sarà quello Dilettanti.
Il Presidente aveva già fatto sapere pubblicamente di voler uscire dal mondo del calcio professionistico, ma nessun socio credibile per un subentro o per rilevare il Messina si è fatto avanti in questi mesi. L’ipotesi resta aperta, ma chiunque dovesse mostrare il proprio interesse d’ora in avanti lo farà per una squadra che milita fra i Dilettanti, non più ai margini della campionato più importante, la Serie A.
Pietro Franza aveva rilevato la società nell’estate del 2002, quando erano passati 9 anni da una vicenda molto simile. Nel 1993 per via di contrasti all’interno della famiglia Massimino, proprietaria del club, il Messina non riuscì ad iscriversi al Campionato di C1 nel quale militava e dovette ripartire anche in quel caso dai Dilettanti. In questi 5 anni di Presidenza Franza i giallorossi hanno ritrovato la Serie A dopo oltre 40 anni d’assenza, ma fatta eccezione per il Campionato 2004/05m dove raggiunsero uno straordinario settimo posto, la squadra non ha riservato molte soddisfazioni ai tifosi.
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Vincenzo Santoruvo è salito alla ribalta del calcio che conta con la maglia del Bari: lui, di Bitonto, non poteva desiderare di meglio e ora quella maglia la sente quasi come una seconda pelle. Ma nel capoluogo pugliese a metà della scorsa stagione è arrivato un allenatore che non le manda a dire, quell’Antonio Conte che se in campo era un guerriero che non si risparmiava, sulla panchina è ancora più “aggressivo”. Lui, il tecnico di Lecce, ha asserito che Santoruvo non gli serve; l’attaccante, soprannominato la Poiana dell’area piccola, ha allora replicato con parole pepate:
“Ho intenzione di rispettare il contratto, anche a costo di non giocare per due anni. Se non arriva una buona offerta, perché dovrei andarmene? Ho saputo solo dal ds di non rientrare più nei piani del tecnico, penso che spettasse a lui comunicarmi queste cose, magari anche faccia a faccia, ma non l’ha fatto“
La risposta di Conte non s’è fatta attendere:
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Nell’ultimo atto di questo lunghissimo ed appassionante campionato cadetto, in programma al Via Del Mare di Lecce, non arrivano colpi di scena: i giallorossi pugliesi tornano nella massima serie dopo due stagioni di “purgatorio”, per l’Albinoleffe invece solo la soddisfazione di un campionato straordinario, nel quale gli uomini di Madonna si sono battuti fino all’ultimo minuto di questi playoff, inseguendo il sogno impossibile di portare una piccola società di provincia nel gotha del calcio italiano.
Davanti ai trentamila entusiasti sostenitori (contro i soli tredici tifosi bergamaschi) che hanno affollato l’impianto della città salentina, il Lecce parte subito col piede sull’acceleratore, trovando il gol del vantaggio dopo soli dieci minuti, al termine di una splendido scambio tra i due attaccanti Tiribocchi e Abbruscato, concretizzato dallo stesso ex giocatore del Torino. Per l’Albinoleffe, già sconfitto di misura all’andata in casa, sembra il colpo del ko; i lombardi stentano a reagire e i padroni di casa si limitano a controllare fino al termine della prima frazione.
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Per la Roma dei Sensi se n’è parlato durante tutti questi: il passaggio della società in mano agli “americani”, un fenomeno già noto al calcio inglese ma alieno a quello del “Bel paese“, è sembrato più volta una questione di formalità. Dietro quella compravendita c’era nientemeno che George Soros, il finanziere e magnate di origine greche. La storia ha voluto che tutto finisse in una bolla di sapone, fra le voci di richieste spropositate della Famiglia Sensi e il fantasma di manovre speculative di tipo borsistico che sarebbero state il vero motore della trattativa Soros-Roma.
Da oggi c’è però una società, recentissimamente tornata in Serie A, che ha sul serio una proprietà a “stelle e strisce”. Si tratta del Bologna che da oggi passa ufficialmente per l’80% ad un misterioso “fondo di investimenti” americano: la TAG Partners Llc. Il Presidente Alfredo Cazzola, che aveva rilevato la società tre anni fa dopo la retrocessione e la scelta del vecchio proprietario, Gazzoni Frascara, di non investire più (o meglio, continuare a perdere soldi) nel calcio.
Lo stesso Cazzola aveva confermato l’interesse “degli americani” per la società e dopo il fallimento dell’accordo con il Comune per la realizzazione di un nuovo stadio e del nuovo centro sportivo di Romilia si era detto pronto al grande passo con la discesa in campo nella politica locale come candidato a Sindaco nelle elezioni del prossimo anno. L’ex gestore della grande fiera motoristica bolognese, il Motorshow, ed ex presidente della Virtus Bologna ci tiene a dirlo “non sarebbe una ripicca“, ma in pochi gli credono.
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Il Lecce mette una seria ipoteca sulla conquista della massima serie, passando di misura sul terreno dell’Albinoleffe, con un gol di Abbruscato ad un quarto d’ora dal termine. Ora i salentini potranno anche perdere con un gol di scarto l’incontro casalingo in programma domenica alle 20.45 al Via Del Mare. A Bergamo la gara vede una netta prevalenza dei padroni di casa nel primo tempo, poi calati però nettamente nella ripresa, lasciando spazio alle offensive degli ospiti.
Nella prima mezzora i bergamaschi sfiorano il gol in almeno tre occasioni con il bomber Cellini e con Carrobbio, ma l’estremo difensore avversario Benussi è sempre attento a non farsi sorprendere. Il Lecce esce dalla sua metà campo soltanto nel finale, con una buona azione di Tiribocchi, ma quasi allo scadere è ancora Cellini a sfiorare il vantaggio per i padroni di casa. La ripresa si apre sulla falsariga della prima frazione, ma col passare dei minuti l’Albinoleffe perde lucidità e non riesce più a rendersi pericoloso dalle parti di Benussi.
I pugliesi prendono il sopravvento, ma i bergamaschi riescono ancora a pungere in contropiede, creando alcune buone palle gol. Ad un quarto d’ora dal termine arriva però la doccia fredda con il sinistro di Abbruscato su assist del “gemello del gol” Tiribocchi che mette a parola fine, o quasi, ai sogni di serie A per la piccola squadra lombarda.
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Con un gran primo tempo l’Albinoleffe di Madonna ribalta la sconfitta subita mercoledì scorso a Brescia e si qualifica per la finale dei playoff del camponato cadetto. Nella prima frazione i bergamaschi passano con Carobbio e Peluso, concedendo ben poco alle Rondinelle. Nella ripresa Cosmi inserisce De Zerbi e il match cambia volto; il Brescia accorcia subito le distanze con Feczesin, su assist proprio dell’ex napoletano, e schiaccia gli avversari nella loro metà campo, ma un grande Marchetti riesce ad evitare più volte il gol del pari e a trascinare l’Albinoleffe in finale, risultato meritato per quanto riguarda la stagione regolare, un po’ meno per quello che si è visto nei due incontri di questa semifinale.
Nell’altro match in programma tutto facile per il Lecce, che aveva già ipotecato la qualificazione nella gara d’andata contro il Pisa, sbancando l’Arena Garibaldi. Ancora a segno Tiribocchi, su calcio di rigore, nel finale di primo tempo, poi in avvio di ripresa subito la rete di Abbruscato, che taglia definitivamente le gambe ai toscani, comunque capaci di trovare il gol della bandiera nel finale con Colombo. Ora la finalissima, con i salentini favoriti in virtù di una forma decisamente migliore rispetto agli avversari, comunque sempre temibili.
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Un Pisa sprecone esce sconfitto di misura all’Arena Garibaldi da un coriaceo Lecce e deve abbandonare quasi definitivamente i sogni di promozione nella massima serie. Ai toscani, comunque abituati nel corso della stagione a grandi imprese lontano dalle mura amiche, servirà infatti un miracolo nella gara di ritorno in programma domenica al Via Del Mare, dove i giallorossi potranno anche permettersi di perdere con un gol di scarto, grazie al miglior piazzamento nella stagione regolare. Match winner della serata il solito Tiribocchi che dopo un primo tempo condotto a lungo dagli avversari, gela i nerazzuri con un gran gol da fuori area al 10° della ripresa.
Nell’altro incontro, dove il Brescia vince con lo stesso risultato, 1-0, il derby lombardo contro l’Albinoleffe, molto contestata la direzione di gara dell’arbitro De Marco, colpevole secondo gli ospiti di aver negato un netto rigore per un fallo sul bomber Cellini, espellendolo anche per somma di ammonizioni nella stessa azione, avendo giudicato la sua caduta in area una simulazione. In superiorità numerica le Rondinelle di Cosmi hanno poi vita facile, portando a casa il successo con un gol di Caracciolo e sfiorando in più occasioni il raddoppio.

Tre anni di purgatorio in serie B. Non pochi, forse troppi per una società gloriosa come il Bologna che torna nella massima serie entrando dalla porta principale come il Chievo, senza il bisogno di affrontare la pericolosa serie play off. E’ bastato un rigore di Marazzina (a quota 23 nella classifica marcatori) al nono minuto per piegare le resistenze del Pisa. Non è quindi servita al Lecce la vittoria casalinga contro il Vicenza: i pugliesi saranno chiamati ad un ultimo sforzo nei play off per conquistare la risalita in serie A. (foto festeggiamenti)
Sono stati anni difficili per gli emiliani, contrassegnati da un passaggio di proprietà (da Gazzoni Frascara a Cazzola), da un divorzio da colui che è stato per molto tempo l’allenatore simbolo e anima della squadra (Ulivieri) e da due tentate promozioni non andate a buon fine. Il tecnico Arrigoni ha saputo costruire un ottimo collettivo con Marazzina goleador, diventato presto idolo dei tifosi. E proprio i tifosi bolognesi, dopo aver festeggiato al Dall’Ara insieme ai propri beniamini, hanno invaso il centro di Bologna colorando di rossoblu le strade.
Un rigore trasformato dal bomber Marazzina in apertura di gara, consente al Bologna di battere il Pisa e di conquistare i tre punti necessari per il passaggio diretto nella massima serie, riacciuffatta dopo tre anni di assenza. Dovrà accontentarsi quindi dei playoff il Lecce, vittorioso con lo stesso risultato al Via Del Mare sul Vicenza. I salentini sfideranno nella semifinale della post season proprio i nerazzurri toscani; l’altra sfida vedrà uno scontro tutto lombardo tra Albinoleffe e Brescia.
Sugli altri campi partite dall’esito inutile ai fini della classifica generale con spettacolari pareggi a Verona, La Spezia e Piacenza, dove l’attaccante del Mantova Denis Godeas mette la ciliegina sulla torta a una fantastica stagione, siglando una doppietta che lo porta a quota 28 reti, in vetta alla classifica marcatori. Chiude in bellezza il Rimini, che saluta i suoi tifosi con l’ennesimo successo schiacciante, al termine di uno straordinario girone di ritorno che non è però bastato a colmare il divario accumulato nei confronti delle prime durante la mediocre prima parte di stagione.
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