Logo Blogo

Storie di calcio

Lionel Messi sulla prossima copertina del 'Time'

pubblicato da Panda in: Notizie Storie di calcio Liga Spagnola

Lionel Messi messo in copertina del settimanale Time

Un nuovo riconoscimento, l’ennesimo, per Lionel Messi. L’argentino fresco vincitore del Pallone d’Oro 2011, il terzo consecutivo per lui, è stato scelto per la copertina del primo numero di febbraio del settimanale statunitense ‘Time‘. E’ la prima volta in assoluto che un calciatore riceve questo onore, che è toccato a pochi altri sportivi del calibro di Tiger Woods, Michael Jordan e Muhammad Alì. In copertina ci sarà un suo primo piano con la scritta “King Leo” e Messi verrà descritto al pubblico americano come il “miglior giocatore del mondo” forse “il più forte di tutti i tempi“.

L’argentino era stato in lizza anche per la copertina di uomo dell’anno del 2011, che viene rivelato sul primo numero del mesi di dicembre, invece alla fine l’ambito “premio” non è andato ad una persona, bensì al “The Protester”, il contestatore, per celebrare la “rivoluzione del gelsomino” nei paesi del Maghreb ma anche il movimento mondiale degli Indignados che ha fatto occupazioni e manifestazioni per celebrare il dissenso contro l’economia e le scelte politiche mondiali. La rivista con in copertina Messi sarà in vendita in tutto il mondo a partire dal prossimo 29 gennaio.

Ibrahimovic: "Io sono il migliore, non mi importa del Pallone d'Oro"

pubblicato da Panda in: Personaggi Milan Notizie Storie di calcio


Il Pallone d’Oro? Non mi importa, io mi sento il più forte di tutti“. Non le manda certo a dire Zlatan Ibrahimovic che anche quest’anno è stato escluso a grande sorpresa dalla rosa dei 23 candidati al Pallone d’Oro 2011 che oggi è stata ristretta ai soli Messi, Xavi e Cristiano Ronaldo. Lo svedese è stato scartato per far posto a più di qualche giocatore che oggettivamente non ha inciso quanto lui nella passata stagione con ben 12 giocatori tra Real Madrid e Barcellona, ma a lui non sembra interessare particolarmente tutto questo perché non sente il bisogno che qualcuno gli riconosca i suoi meriti.

Il suo palmares parla da solo anche se ha quei due grandi vuoti della Champions e proprio del Pallone d’Oro che molti prima di lui hanno invece sperato di vincere come Totti o Del Piero ai quali invece non sarebbe affatto dispiaciuto ricevere un riconoscimento tanto importante. In quanto capitano della Svezia ha potuto esprimere il proprio voto e visto che lui non era tra i partecipanti, ha premiato Lionel Messi al quale ormai manca solo una vittoria con la nazionale Argentina: “Messi, è il più forte e spero continui a esserlo. Ha vinto quasi tutto ed è ancora giovanissimo“.

Sorpresa Moenchengladbach: il mitico Borussia capolista in Bundesliga

pubblicato da vieni_127 in: Storie di calcio Amarcord Bundesliga


Amanti del Barcellona di Guardiola? Nostalgici del Milan di Sacchi? Ammiratori del Manchester United di Ferguson? Probabilmente sarete troppo giovani o troppo distratti per non serbare nel vostro cuore un posticino al mitico Borussia Moenchengladbach degli anni ‘70, una squadra spregiudicata e spettacolare, assemblata da un mito di nome Hennes Weisweiler, colui che ispirò intere generazioni di allenatori tedeschi. Come si legge in cima alla pagina italiana di wikipedia dedicata al club, “per somma di risultati, continuità di rendimento e spettacolarità, il Borussia Moenchengladbach è stato forse la squadra europea più ammirata nell’arco di un decennio“. Erano gli anni dei vari Gunther Netzer, Rainer Bonhof, Berti Vogts, Allan Simonsen, Jupp Heynkes, anni di trionfi in patria e in Europa, una squadra frizzante e imprevedibile capace di mettere in bacheca in meno di un decennio 5 campionati tedeschi, una coppa nazionale e due coppe Uefa, più vari piazzamenti come una finale di Coppa Campioni e altre due in Uefa. Poi il lento declino con alti (pochi, come la terza Coppa di Germania nel 1995) e bassi (tanti con più di un’apparizione in Zweite Bundesliga).

Nel 2008 il primato nella seconda serie tedesca, il ritorno in Bundesliga, quindi salvezze acciuffate per i capelli all’ultima giornata: come l’anno scorso quando la squadra della Westfalia, a due passi dall’Olanda, pareva destinata a un’altra triste retrocessione; a metà campionato ci fu il cambio di allenatore e arrivò allo Stadion im Borussia-Park lo svizzero Lucien Favre, classe ‘57 con in curriculum annate ottime allo Zurigo e altre sotto la sufficienza con l’Hertha Berlino. Cominciò una lenta risalita culminata col terz’ultimo posto a maggio, con tanto di play-out per non retrocedere contro la terza di B, il Bochum: vittoria in casa e pari fuori, i Puledri nero verdi erano ancora nella massima serie. Quest’anno l’exploit alla maniera della Bundesliga: esordio e vittoria all’Allianz Arena contro il Bayern Monaco, pari in casa con lo Stoccarda, quindi successo casalingo per 4-1 contro il Wolfsburg. Dopo 14 turni il Borussia Moenchengladbach è primo (con l’altro Borussia, quello di Dortmund), complice lo 0-3 roboante nel derby contro il Colonia e la sconfitta per 3-2 dei bavaresi a Magonza (lo score ora recita 9 vittorie, 2 pari e 3 ko).

Merito di una squadra solidissima in difesa (ha subito appena 9 gol) e pratica in attacco (23 reti di cui 4, come detto, al Wolfsburg, 5 al Werder Brema e 3 venerdì sul campo dei cugini del Colonia, gli storici avversari di tre decenni fa) con un gioiellino definitivamente esploso: si tratta di Marco Reus, centrocampista classe ‘89 nato a Dortmund che ricorda molto un altro talentino divenuto calciatore completo con la maglia neroverde del Moenchengladbach, quel Marko Marin che due anni fa lasciò i Puledri per accasarsi al Werder Brema. Per Reus già 10 gol in campionato, con tanto di tripletta rifilata al Werder; ma occhio anche al venezuelano Juan Arango e al difensore col vizietto del gol Filip Daems, entrambi a segno 3 volte dall’inizio del campionato. E la sorte ha messo in calendario una partita, la prossima, per cuori forti: sabato si sfideranno le due capoliste, i due Borussia, a Moenchengladbach. Un altro derby per continuare a sognare. [ Per chi volesse leggere un post delizioso sulla storia gloriosa di questa atipica squadra, può cliccare qui | Anche a questo link si leggono cose interessanti. ]

Video - I giocatori e dirigenti del Piacenza aggrediti e minacciati da un capo ultras

pubblicato da Panda in: Notizie Storie di calcio Video Tifosi

Video - I giocatori del Piacenza aggrediti e minacciati da un capo ultras / Prima Parte

Ennesimo episodio sconcertante legato al mondo Ultras. In settimana i capi ultrà del Piacenza si son recati al campo dall’allenamento per contestare dirigenza e giocatori. I biancorossi hanno iniziato il campionato di Lega Pro con 4 punti di penalizzazione a seguito della vicenda del calcioscommesse che ha portato alla condanna del difensore Carlo Gervasoni per aver, almeno secondo il giudizio sportivo, alterato gli esiti di alcune partite nella passata stagione in Serie B. In estate poi sono cambiati i vertici societari con la famiglia Garilli che ha lasciato la società dopo ben 28 anni di gestione.

La tifoseria organizzata si è sentita abbandonata dalla famiglia Garilli che nel mese di giugno minacciava di non iscrivere la squadra in Lega Pro, salvo poi cedere le sue quote e lasciare la gestione ad una nuova proprietà. Dopo il passaggio di consegne le cose sono solo peggiorate perché i nuovi dirigenti non hanno mai pagato gli stipendi ai giocatori ed ora quasi certamente verrà inflitta una seconda penalizzazione per questo motivo. Ad inizio settimana l’amministratore unico Vladimiro Covilli Faggioli ha cercato di giustificarsi lanciando accuse pesanti in confronti della famiglia Garilli: “La vecchia proprietà ci ha nascosto alcune cose. Per esempio, che non è stata versata l’Iva per un determinato periodo e dovremo dunque accollarci circa un milione di euro non previsto nei conti iniziali“.

Per questi motivi gli ultras hanno avuto un confronto fuori dal campo dall’allenamento, davanti a giornalisti e curiosi, con lo stesso Vladimiro Covilli Faggioli che ha promesso di risolvere i problemi della società. Dopo gli ultras guidati in testa da Davide Reboli, storico capo ultrà piacentino, sono entrati sul terreno di gioco dove hanno avuto un duro faccia a faccia con alcuni giocatori. L’unico che ha avuto la personalità di cercare un confronto con loro è stato il centrocampista Andrea Parola che ha cercato di difendere il proprio lavoro.

Continua a leggere: Video - I giocatori e dirigenti del Piacenza aggrediti e minacciati da un capo ultras

Un bel gesto: le maglie del Real Madrid per incoraggiare Cassano

pubblicato da vieni_127 in: Storie di calcio Video Liga Spagnola

Antonio Cassano è tornato nella sua casa di Milano dopo l’intervento al cuore: il fantasista barese ha lasciato dunque il Policlinico del capoluogo lombardo e potrà riprendersi in compagnia dei suoi familiari più stretti, tra cui il piccolo Cristopher, il figlio di appena 7 mesi. Indubbiamente le attenzioni che ha ricevuto Fantantonio sono state fuori dal comune, con tutto il mondo del calcio e dello sport che si sono stretti attorno al giocatore, tanto che Nereo Bresolin, primario di Neurologia del nosocomio dove il milanista è stato ricoverato per una settimana, ha oggi dichiarato:

“Antonio Cassano è stato dimesso ieri sera. Tutti i controlli effettuati ieri sul calciatore hanno avuto esito positivo. Sta bene e ora dovrebbe osservare 2-3 settimane di riposo. A 29 anni e con tutta la gente che conosce farlo stare tranquillo non è facilissimo. Cassano non è un paziente facilissimo e ci ha creato un po’ di scompiglio in ospedale. Io gliel’ho detto: dopo una settimana di ricovero ed un intervento al cuore sarebbe il caso che per un po’ stesse tranquillino. Certo, lui è giovane e famoso ed è inevitabile che raccolga intorno a sé l’attenzione di tante persone e di tanti giornalisti”.

Cassano è voluto bene dai compagni, dai tifosi e, si è scoperto, anche dalla sua ex squadra del Real Madrid: prima dell’altisonante 7-1 all’Osasuna di ieri sera (a proposito, le merengues ora sono prime nella Liga con 3 punti di vantaggio sul Barcellona) la squadra di Mourinho è scesa in campo con una maglia numero 19 (il numero di Cassano ai tempi del Real) con su scritto “Forza Cassano“. Il fuoriclasse di Bari Vecchia ha giocato con i blancos dal gennaio del 2006 all’estate 2007, vincendo anche uno scudetto con Fabio Capello; il gesto del Real è stato molto apprezzato dagli addetti ai lavori e dai semplici appassionati, ed è certo che dietro questo pensiero gentile ci sia lo zampino proprio dello Special One che, oltre ad essere un gran comunicatore, è un tipo in grado di stupire anche quando si tratta di tirare su un “collega“.

Continua a leggere: Un bel gesto: le maglie del Real Madrid per incoraggiare Cassano

Video: Inghilterra commossa dal gol di Sharp, la dedica è per il figlio scomparso tre giorni prima

pubblicato da Skalka in: Tutto il Calcio Estero Storie di calcio Video

Questo gol bellissimo lo ha siglato Billy Sharp, attaccante del Doncaster, contro il Middlesbrough nell’ultimo turno del campionato di League Championship, l’equivalente della Serie B. La storia che sta dietro questa marcatura ha commosso tutta l’Inghilterra che si è stretta intorno al giocatore, colpito solo tre giorni prima della partita da una grave lutto. Era morto infatti suo figlio nato appena due giorni prima, una perdita immensa che avrebbe tolto le forze a chiunque, non è stato il caso di Sharp che ha chiesto e ottenuto di scendere in campo per poi realizzare il gol in questione.

“Billy è venuto da me e mi ha detto che voleva giocare comunque e segnare per il figlio. Non avrebbe potuto realizzare un gol migliore, è incredibile. Era tutto già scritto.”, con queste parole Dean Saunders, allenatore dei Rovers ha spiegato la presenza del giocatore in campo. Prima del fischio d’inizio si è osservato un minuto di silenzio in onore del piccolo Luey Jacob, poi dopo appena 14 minuti è arrivata la splendida marcatura. Sharp ha festeggiato mostrando una maglietta che riportava la scritta “Questo è per te figliolo”, tra gli applausi emozionati del Keepmoat Stadium. Ovviamente l’arbitro, vista la particolare circostanza, non si è nemmeno sognato di mostrare il giallo al calciatore, giallo previsto dal regolamento per questo genere di esultanze.

Billy Sharp non ha esitato a definire questa rete come la più importante della sua carriera, in un messaggio pubblicato sul suo twitter subito dopo la fine della partita ha scritto: “Il gol di stasera è stato il più importante della mia vita ed è dedicato al mio bambino coraggioso, Luey Jacob Sharp. Ti amo figlio mio, dormi bene”. Il giocatore in questi giorni ha poi ripetutamente voluto ringraziare i tifosi di tutta Inghilterra per il calore che gli è stato offerto, basti pensare che il suo profilo Twitter è passato da 5500 followers a oltre 40000, numero destinato a salire. Certo ci vorrà bel altro per superare questo grande dolore, ma sentire così tanta gente vicino fa sempre bene.

Incredibile a Bacoli: sospesa la partita contro il Salerno Calcio per "infortuni" fittizi

pubblicato da vieni_127 in: Notizie Storie di calcio


Serie D, ottava giornata nel Girone G: a Bacoli, squadra allenata da Carrannante al penultimo posto in classifica, arriva la corazzata del Salerno Calcio, la squadra del duo Mezzaroma-Lotito attualmente in testa alla graduatoria (5 vittorie e 2 pareggi). La vigilia è infuocata perché il Prefetto non omologa il Chiovato, impianto sportivo cittadino immerso nel verde, per carenze strutturali: si gioca a porte chiuse ma la dirigenza locale non vuole far entrare neanche giornalisti e fotografi arrivati dalla vicina Salerno. Il tutto anche per polemizzare contro i blaugranata di Perrone, rei secondo la squadra flegrea di non aver voluto anticipare il match al sabato per la contemporanea presenza in città del Navigare Expo, mostra per appassionati di nautica.

Così si comincia (dopo qualche minuto di gioco viene consentito alla stampa di fare l’ingresso sulle tribune) e la Sibilla Bacoli, nonostante il grande gap in classifica, gioca benone. Però poi ci si mette l’arbitro di Caltanissetta, il signor Lacagnina, che ne combina di tutti i colori. Coi padroni di casa costantemente in attacco, il Salerno Calcio in contropiede trafigge il portiere locale col vecchio bomber Biancolino: vibranti proteste del Bacoli che accusa Lacagnina di non aver fatto rispettare la distanza alla barriera salernitana su un calcio di punizione, da cui è scaturita la ripartenza letale. Due espulsi per proteste: Manzo per doppio giallo e Rainone per rosso diretto.

Dopo svariati minuti in cui il vicepresidente bacolese esorta addirittura i giocatori a lasciare il campo, si torna a giocare e il Bacoli incredibilmente ci mette orgoglio e grinta: Giubilato, difensore degli ospiti, ferma Sibilli in area di rigore, l’arbitro decreta un quantomeno strambo calcio a due in area. Poi al 51° (ben otto i minuti di recupero) Lacagnina, impavido e totalmente incauto, assegna un rigore al Salerno Calcio per una lieve spinta di Punziano su Gustavo: Biancolino non si fa pregare ed è 2-0. Nell’intervallo il direttore di gara è sotto assedio, ma la partita ricomincia dopo la pausa con Carrannante che cambia tre giocatori in un sol colpo; poi in rapida successione fanno finta di infortunarsi Poziello, Maraucci e Conte, lasciando i bianchi di casa in 6 uomini (a sostituzioni effettuate).

Continua a leggere: Incredibile a Bacoli: sospesa la partita contro il Salerno Calcio per "infortuni" fittizi

In Spagna comanda il Levante: la storia pazzesca della squadra valenciana

pubblicato da vieni_127 in: Notizie Storie di calcio Liga Spagnola


Quando un paio di mesi fa la Liga è cominciata il copione, scritto e riscritto come accade da qualche anno ormai, pareva sempre quello: lotta a due tra le eterni rivali, il Real Madrid e il Barcellona. Così le merengues esordivano rifilandone 6 fuori casa alla Real Saragozza, i blaugrana sventolavano la manita in faccia al Villarreal; e poi c’era il Levante, neopromossa che al debutto in Liga dopo due anni di purgatorio in seconda serie, pareggiava 1-1 a Madrid contro il Getafe e, 7 giorni dopo, strappava uno 0-0 al Sardinero di Santander. Poi è successo qualcosa di inspiegabile e clamoroso: i blaugrana di Valencia iniziano a vincere, e poi a rivincere, quindi a vincere ancora, sei volte messe in fila. E così all’ottava giornata ora il Levante è primo, da solo, in testa alla Liga: 20 punti, nessuno ha fatto meglio della squadra allenata da Juan Ignacio Martinez, una vita ad insegnare calcio nella provincia spagnola.

Sette giorni fa tre schiaffi al Malaga al Ciutat de Valencia: da Cazorla a Van Nistelrooy, da Toulalan a Joachin fino a Demichelis e Maresca, i ricchissimi andalusi dovettero inchinarsi alla terribile banda valenciana, età media 32 anni ma una carica e una corsa, mista a fortuna (che arriva quando la si cerca), che sta incantando il Futbol iberico. Ieri sera l’apoteosi; complice il pari del Barcellona col Siviglia, al Madrigal di Villarreal il Levante giocava per l’incredibile primato solitario. Un derby, affrontato da grande, con uno 0-3, il secondo di fila, che lascia poco spazio alle repliche: doppietta di Juanlu e gol di Koné, lo stesso che stese il Real Madrid a settembre. E poi le vittorie prestigiose con Espanyol e Betis Siviglia, il tutto condito da una difesa da urlo (solo 3 gol subiti, miglior retroguardia del torneo).

Ma perché questo Levante, squadra che tre stagioni fa abbandonò la Liga subendo 75 gol e facendo una manciata di punti (era subissata dai debiti e in panchina c’era un certo Gianni De Biasi), ora vola da neopromossa alla sua settima esperienza nel massimo campionato spagnolo? Questa domanda se la stanno facendo in molti in Spagna, e nessuno riesce a capire i motivi di questa favola: c’è chi ipotizza sia un fuoco di paglia dovuto al caso, chi al calendario così duro da dare motivazioni extra in avvio di stagione, chi maligna che 6 espulsioni a favore sono un bonus con cui è facile arrivare ai tre punti, di fatto il Levante vince e convince, con pochi soldi e tanta passione. Dunque che squadra ha messo in piedi il presidente Quico Catalan?

Continua a leggere: In Spagna comanda il Levante: la storia pazzesca della squadra valenciana

Video - Fiorentina e fair-play: la storia continua

pubblicato da vieni_127 in: Notizie Fiorentina Storie di calcio Video

Dal 20 ottobre si farà sul serio e quanto presentato l’ormai lontano 6 settembre scorso sarà realtà: la Fiorentina è sempre molto attenta alle questioni inerenti il fair-play e proprio per questo ha creato l’iniziativa “Il Cartellino Viola“, un riconoscimento che verrà assegnato mensilmente al personaggio del calcio che maggiormente si contraddistinguerà per sportività. “L’iniziativa che presentiamo oggi (il 6 settembre, ndr) parte da un semplice cartellino viola che ci auguriamo possa diventare il simbolo del Fair Play. Il cartellino non sarà sventolato in campo dal direttore di gara, ma vorremmo utilizzarlo al di fuori del campo di gioco: vogliamo consegnare ogni mese ad un professionista un cartellino viola a colui che è stato protagonista dell’episodio di Fair Play. In passato, attraverso il viola Fair, abbiamo ricevuto elogi anche da Michel Platini. Nel 2007, conseguentemente, la Fiorentina ha creato il ‘Terzo Tempo’ che poi la Lega ha ufficialmente imposto al termine di ogni gara di campionato” spiegò a suo tempo Gianfranco Teotino, Responsabile Comunicazione dei viola.

Manuel Pasqual, testimonial dell’iniziativa che ha come slogan “Per vincere davvero, vincere non basta“, così continuò a spiegare la cosa: “In questi anni attraverso le iniziative della società, abbiamo capito che è giusto stringere la mano a chi sul campo ti ha superato e meritato la vittoria. Abbiamo dimostrato ai tifosi e a noi stessi che per vincere davvero, vincere non basta. Una vittoria corretta e leale vale molto di più di tre punti“. Play fair play, così è denominata l’iniziativa, è dunque pronta per partire ma c’è di più perché nonostante gli organi ufficiali della Fiorentina non abbiano ancora pubblicato nessun video in merito, un anonimo utente di youtube ha postato ben tre video davvero sui generis: gli allenamenti della Fiorentina incentrati su gesti di sportività. In cima “l’alzata”, di seguito “il cambio maglie” e “le strette di mano”.

Continua a leggere: Video - Fiorentina e fair-play: la storia continua

Sesta giornata di Serie A: cinque 0-0 non accadevano da 22 anni

pubblicato da vieni_127 in: Notizie Opinioni Storie di calcio Serie A 2011/2012


Tutti i calciofili italiani ieri pomeriggio hanno vissuto un pomeriggio da sonnecchiare sulla poltrona: il famoso antipasto domenicale, seppur combattuto, tra Cesena e Fiorentina finiva a reti bianche e alle 15 la situazione non andava meglio; fino ai minuti di recupero di Novara-Bologna zero gol sui cinque campi pomeridiani, quindi tutti negli spogliatoi. Si aspettavano scintille nella ripresa, ma ancora solo il Bologna riusciva a trovare la rete sul sintetico del Piola, per il resto quattro 0-0, più uno di due ore prima uguale cinque. Moria di gol ieri in Serie A per la disperazione degli appassionati di fantacalcio e gli scommettitori da “goal” e “over”, un record negativo di “zero-a-zero” (dunque cinque, abbiamo detto) che resisteva dal 1989 quando, era giugno, alla 33esima giornata i risultati furono questi:

Atalanta-Lecce 0-0, Cesena-Como 1-0, Fio­rentina- Bologna 0-0, Verona- Roma 0-0, Lazio-Sampdoria 1-0, Milan-Ascoli 5-1, Napoli-Pisa 0-0, Pescara-Juventus 0-0 e Torino-Inter 2-0.

Ma come detto, a prescindere dalle gare senza reti, non che nelle altre cinque si sono segnate caterve di gol: in tutto se ne sono contate 14, negli ultimi anni solo l’anno scorso alla nona andò peggio quando a fine ottobre si assistettero ad appena 13 reti. I risultati di un anno fa furono questi:

Bari-Udinese 0-2, Brescia-Napoli 0-1, Cagliari-Bologna 2-0, Cesena-Sampdoria 0-1, Parma-Chievo 0-0, Catania-Fiorentina 0-0, Palermo-Lazio 0-1, Genoa-Inter 0-1, Milan-Juventus 1-2, Roma-Lecce 2-0.

Così oggi da più parti si è cercato di analizzare il motivo di così tante partite a reti bianche: c’è chi pensa a goleador spuntati, chi a tatticismi estremi, chi a una casualità, chi ancora a portieri troppo bravi. Probabilmente la verità è ancora un’altra: il nostro calcio si sta pericolosamente livellando, sì ma verso il basso. Così la Juve fa il 61% di possesso palla a Verona contro il Chievo tirando in porta una sola volta, a Cesena Mutu si fa espellere accecato da un secondo di folle nervosismo, a Cagliari si sonnecchia e non va meglio a Genova e a Bergamo. Tensioni pre-gara, difese nutrite, allenatori prudenti: speriamo di non vivere un’altra domenica… da incubo!