Il comunicato razzista dei tifosi dello Zenit: le posizioni di Spalletti, Lumb e Panov

Il gruppo più nutrito e importante tra i tifosi organizzati dello Zenit San Pietroburgo, il Landscrona, lunedì scorso ha pubblicato sul proprio sito un comunicato, denominato ‘Selection 12 Manifesto’, che ha fatto molto discutere in tutta Europa facendo emergere un serio problema di razzismo in seno alla società di proprietà della Gazprom. Nel delirante "manifesto", gli ultrà ribadiscono la necessità per il club di non contaminare la razza acquistando giocatori di colore o omosessuali; ne riportiamo alcuni passaggi significativi:

"Non siamo razzisti, ma vediamo l’assenza di giocatori neri nella nostra squadra come il perpetuarsi di un’importante tradizione dello Zenit. In questo modo si permette allo Zenit di mantenere l’identità nazionale della squadra, che è il simbolo di San Pietroburgo. [...] Vogliamo soltanto calciatori provenienti dai paesi nostri fratelli, come Ucraina, Bielorussia, le repubbliche baltiche e la Scandinavia. Noi abbiamo la stessa mentalità e lo stesso background storico e culturale di queste nazioni. [...] Non volgiamo esponenti di minoranze sessuali in squadra".

Una notizia che potrebbe passare tranquillamente sotto traccia, se non fosse per due motivi: primo, lo Zenit non ha rilasciato nessuna dichiarazione ufficiale per discostarsi dal pensiero della sua frangia di tifo più corposa e accanita, secondo, andando a ritroso (ma neanche tanto) nel tempo si è potuto constatare come effettivamente già da diverso tempo questi atteggiamenti discriminatori facciano parte della cultura (di una parte di tifosi) sulle rive della Neva. Gli episodi a riguardo sono fondamentalmente tre:

1) Il cappuccio, emblema del Ku Klux Klan, indossato da alcuni sostenitori della squadra in una partita di Coppa Uefa del 2008 contro il Marsiglia, squadra a maggioranza di colore, atteggiamento punito dalla Uefa con 40mila euro di multa;

2) Le parole del centrocampista francese M’Vila che ha dichiarato di aver rifiutato un trasferimento a San Pietroburgo per le minacce di morte ricevute;

3) Il difficilissimo ambientamento di Hulk e Witsel, calciatori mulatti che hanno ricevuto l'ostracismo di alcuni compagni come ad esempio Denisov (in via ufficiale per i loro contratti esosi rispetto ai colleghi).

Dispiace però, più di ogni cosa, l'indifferenza del club con l'addetto stampa che interpellato in merito ha specificato che la società non commenterà il comunicato. Ci hanno pensato però tre personaggi che ben conoscono San Pietroburgo ad affrontare la questione, mettendoci la faccia e il nome.

Non poteva starsene zitto l'allenatore dello Zenit Luciano Spalletti che tramite un comunicato ha dichiarato: "La tolleranza è la capacità di comprendere e accettare la diversità. Essere tollerante significa anche lottare contro ogni forma di stupidita. Lo Zenit ha accolto giocatori provenienti da diversi paesi. Gli atleti lavorano bene insieme per raggiungere un obiettivo comune, i loro sforzi hanno portato e portano risultati tangibili. Sono sicuro che noi e i tifosi educati avremo la meglio sui tifosi violenti, che rappresentano una cerchia ristretta".

Anche Michael Lumb, terzino danese a San Pietroburgo dal 2010 (dove però ha giocato poco per via dei numerosi prestiti), ha svelato l'ennesimo inquietante retroscena: "Noi non abbiamo problemi, possiamo giocare con chiunque. Il problema è che la società non può comprare giocatori di colore per volontà dei tifosi. Avevo sentito che Adebayor era interessato allo Zenit, ma l'acquisto avrebbe causato problemi. Devo ammettere che ciò è un po' strano".

Infine riportiamo le parole di Aleksandar Panov, 37enne attaccante attualmente in forza alla Torpedo Mosca (a proposito, nella capitale non hanno di questi problemi vista la nutritissima presenza di giocatori di colore) che in passato ha vestito per molte stagioni la maglia dello Zenit e della Nazionale Russa: "Tutto ciò è assurdo. Se non ci sono abbastanza buoni calciatori di San Pietroburgo, il club cosa dovrebbe fare? Tutti le squadre del mondo hanno elementi di colore e se allo Zenit non ce ne sono questo è un problema. Gli ultrà non dovrebbero chiedere alla società di comprare o meno un determinato tipo di calciatori, il loro diritto è di decidere se andare allo stadio o rimanere a casa".

Concludiamo con due ulteriori informazioni che aiutano a completare il quadro: lo Zenit San Pietroburgo non ha mai avuto nella sua storia un giocatore africano tra le sue fila e il governatore locale, lo scorso luglio, annullò all'ultimo il Gay Pride che doveva tenersi nel parco Polyustrovsky adducendo motivazioni poco chiare.

E' inutile che il Landscrona comincia il suo astruso comunicato specificando di "non essere razzista": a San Pietroburgo e allo Zenit esiste un problema razzismo, che ci siano gli estremi affinché la Uefa indaghi e sanzioni?

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