Falso in bilancio Juventus: la procura chiede condanne per Moggi, Giraudo e Bettega


Si sta per concludere il processo con rito abbreviato per falso in bilancio contro la Triade, i tre massimi dirigenti della Juventus pre-calciopoli, Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Roberto Bettega. La procura ha chiesto condanne per tutti i soggetti coinvolti, nello specifico a tre anni di reclusione per Moggi e Giraudo e a due anni per Roberto Bettega. L'ipotesi del procuratore aggiunto Bruno Tinti è che la Juventus abbia gonfiato i propri bilanci grazie a plusvalenze fittizie. In particolare sono finite nel mirino degli investigatori le operazioni che hanno portato alla cessione in comproprietà al Parma di Matteo Brighi nella stagione 2002/03, lo scambio Amoruso - Ametrano con il Napoli e quello Cannavaro - Carini con l'Inter.

La parola è ora affidata alle parti civili presenti nel processo (un piccolo azionista, il Coni e la Figc), prima che nelle udienze del 16 e del 23 ottobre gli avvocati degli imputati possano procedere alla loro arringa finale. Il caso appare, alla luce delle gestioni finanziarie di quegli anni (e non solo) nel nostro calcio, decisamente sui generis. La Juventus fu l'unica società di punta a non approfittare del decreto salva calcio del secondo governo Berlusconi, tanto per avere un'idea lo fecero Milan, Inter, Lazio e Roma per una cifra vicina ai 900 milioni di euro, un decreto che aveva lo scopo di diluire nel tempo proprio il peso di quelle plusvalenze gonfiate che stavano strozzando finanziariamente tutti i club di A.

Inoltre le inchieste sui falsi in bilancio attribuiti al Milan e l'Inter, partite su iniziativa della Procura di Milano, si sono chiuse con una sentenza di assoluzione perché "il fatto non costituisce reato", mentre di fronte alla giustizia sportiva i dirigenti delle squadre milanesi (compresi Galliani per il Milan, Rinaldo Ghelfi e Gabriele Oriali per l'Inter) hanno chiesto il patteggiamento ottenendo una semplice sanzione pecuniaria per qualche decina di migliaia di euro ciascuno.

Il tutto nonostante l'ipotesi dei periti dei Pm milanesi fossero arrivate a sostenere che, in particolare l'Inter, avrebbe "corretto" il proprio bilancio allo scopo di rientrare nei parametri previsti dalla Lega Calcio e dalla Figc per l'iscrizione ai campionati 2003/04 e 2004/05.

La differenza, tutta giuridica, è da individuare nel fatto che Inter e Milan non sono società quotate. Le loro violazioni, per quanto accertate secondo i Pm ed in sede sportiva ammesse dai responsabili, non rientrano della definizione di "dolo specifico" introdotta dalla riforma sul falso in bilancio introdotta dal Governo Berlusconi nel 2002, l'unica che consente di arrivare ad una condanna per questi comportamenti.

La Juventus invece all'epoca era una società quotata in borsa, come Lazio e Roma che non sono state toccate da indagini, e questo rischia di inguaiare la vecchia Triade comunque convinta, stando alle parole dei loro avvocati, di poter dimostrare che non c'era nulla di truffaldino nella valutazioni con le quali i calciatori veniva inseriti a bilancio durante la loro gestione.

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