Sarà Juventus - Celtic. Chi è e come gioca la squadra di Lennon.

Era il desiderio di ogni tifoso juventino: tutti accontentati. Salvo i più spavaldi che preferivano il Real Madrid di Mourinho per il solo gusto di pronunciare quel nome. Ecco quindi servito dal sorteggio di Nyon, su un piatto d'argento (gara di ritorno in casa per i bianconeri), il Celtic di coach Neil Lennon, uno che non ha paura e che sul campo sconfisse la Juve in un quasi dimenticato 4-3 che non salvò gli scozzesi dall'eliminazione nel turno a gironi stagione 2000/01.

Ma quali sono i pregi e i difetti dei biancoverdi, ormai padroni assoluti in patria dopo il fallimento dei rivali storici dei Rangers? Beh, i primi stanno quasi tutti nel racconto dell'impresa compiuta al Celtic Park contro il Barcellona, tre punti fondamentali per il passaggio del turno. Cioè la forza di non disunirsi neppure di fronte un avversario da 75% possesso palla e la spinta degli spalti di casa.

Poi, tecnicamente, la compattezza poco-champagne del 4-4-2 con due mediani puri (uno è Wanyama, pallino di Ferguson che lo vuole allo United) e le spizzate dello spilungone Samaras per chi arriva da dietro. Buone le trame sugli esterni, scarsa la fantasia e nulli i dribbling. Qualche traversone, ma senza esagerare.

I veri limiti, invece, stanno nell'atteggiamento e nell'organizzazione in fase di possesso: idee abbastanza ripetitive e con poco ritmo. La forza e la generosità nei contrasti sono solo un espediente per sopperire al fatto che raramente il Celtic propone una manovra articolata. Semplificando, la si potrebbe definire squadra dal calcio piuttosto elementare. Dal quale la Juventus deve comunque diffidare soprattutto nella prima mezzora della prima sfida.

Più "internazionale" di ciò che possa apparire, il Celtic comunque non è la tipica squadra british-old-school: tanti gli stranieri (ma i trascinatori sono Hooper e Mulgrew, scozzesi, quando è ora di lanciarsi a testa bassa) e scadenti gli indici di duelli aerei vinti a palla in gioco. Alla Juve, forse, basta davvero giocare il suo calcio anche al 70% del potenziale.

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