Un anno di calcio: il 2012 sotto la lente d'ingrandimento


Natale. Giocatori e allenatori mangeranno lasagne e panettoni (ma non in Inghilterra!) mentre faranno, chissà, un breve resoconto di quanto fatto in quest'anno solare che sta per andare in soffitta. Noi vogliamo fare lo stesso provando a tracciare un bilancio del 2012, mettendo sotto la lente d'ingrandimento il meglio del calcio internazionale con un occhio di riguardo a quanto accaduto nei nostri confini nazionali. Buona lettura e... buon anno nuovo!

La squadra di club: Uno scudetto vinto da imbattuta, una finale di Coppa Italia, la Supercoppa vinta non senza sudare a Pechino, in più un nuovo primato in classifica in questa prima metà di stagione, ottimo girone in Champions ma soprattutto grande calcio, con o senza Conte in panchina, con o senza Del Piero pronto a scaldare i cuori dei tifosi, la Juventus ha rappresentato senza dubbio il meglio che il calcio italiano potesse offrire a sé e all'estero in questo anno solare. Fuori dai nostri confini? Senza dubbio il Borussia Dortmund di Jurgen Klopp, capace di vincere il secondo scudetto di fila, di strapazzare Real a City in Champions e di chiudere pure il mercato in attivo vendendo Kagawa e comprando Reus. Come ci è riuscito? Semplice, giocando a calcio con l'entusiasmo dei giovani il tutto mescolato alla sapienza tattica e psicologica di Klopp. Un miscela esplosiva.

Il calciatore: Diciannove gol nell'anno solare, più quattro con la Nazionale (3 in Under 21, uno con gli azzurri di Prandelli) per Stephan El Shaarawy è stato l'anno della quasi totale consacrazione; il ridimensionamento del Milan da un lato gli ha facilitato l'esplosione, dall'altro però non gli ha fornito l'apporto decisivo per dimostrare di essere un campionissimo. La fattura dei suoi gol, la modestia in campo e fuori, il suo modo originale di giocare (fa apparire facile qualsiasi cosa faccia) hanno di sicuro già fatto breccia nel cuore degli sportivi italiani, unitamente al suo nome esotico e al suo look eccentrico. Se però ci spostiamo un po' più a ovest, allora senza dubbio è stato l'anno di Radamel Falcao: tripletta ammazza Chelsea in Supercoppa Europea, Europa League (la seconda di fila per lui) con l'Atletico Madrid a suon di gol e un inizio di Liga super (15 partite e 17 gol) coi colchoneros avanti anche ai cuginastri reali. Quando avremo l'onore di vederlo calcare la scena Champions?

La filosofia di gioco: Rarissimo immaginare, dopo un anno travagliato tra esoneri, giocatori irriverenti e un ambiente allo sfascio, che con un mercato rivoluzionario si potesse creare una macchina quasi perfetta: la Fiorentina ha ricominciato praticamente da zero dietro la scrivania (con Pradé), in panchina (con Montella e il suo staff) e con la sua quindicina di nuovi volti al posto della vecchia guardia. Il risultato? Un gioco spettacolare, geometrie perfette al centro del campo, una difesa solida, esterni autentiche spine nel fianco e un attacco imprevedibile, ancorché da completare: al Franchi si crucciano solo per la grana Viviano (ma Neto lo sostituisce bene) e possono sognare in grande con un Natale da terza forza del campionato. Stesso discorso per lo Shakhtar Donetsk: l'anno scorso salutò la Champions mestamente (ultima nel Gruppo G dietro Apoel, Zenit e Porto), nel 2012 è cambiato tutto. Innanzitutto il modo di giocare, pieno di bollicine e fantasia: Willian è cercato da mezza Europa, idem Fernandinho, Lucescu ha plasmato una squadra capace di incantare. Titolo in Ucraina, passaggio del turno in Coppa Campioni, una squadra che ora vale oro.


La partita: Care vecchie emozioni a tinte azzurre, quando c'è di mezzo l'estate e la Nazionale Italiana di Calcio spesso vengon fuori serate memorabili. Come quella del 28 giugno scorso a Varsavia, un già storico Italia - Germania 2-1 firmato Mario Balotelli. E' che coi tedeschi va sempre a finire così: loro sono più bravi ma ogni volta, puntualmente, si incagliano contro lo scoglio italiano. Partita gagliarda, per Balotelli il fin qui apice di una carriera, per Prandelli sogni di gloria. Non ce ne vogliano gli amici dalla Germania, ma sul fronte "internazionale" scegliamo come partita dell'anno la surreale Bayern - Chelsea 4-5 (d.c.r.): Allianz Arena gremita e sicura di vincere la finale di Champions League contro il Chelsea di Roberto Di Matteo, abile dalla sua di predisporre un catenaccio super e di aver tra le sue fila un certo Didier Drogba. Ratto in grande stile della banda di Abramovich in Baviera e per i poveri tifosi tedeschi un altro incubo, l'ennesimo: perdere sul più bello contro l'Italia. Nel caso in questione una filosofia di gioco (almeno stando alla tradizione) e un allenatore senza timori.

Dr.Jekyll e Mr.Hide: L'anno solare è tale in quanto va dal primo di gennaio al trentuno di dicembre; di stagioni calcistiche però, e non solo quelle, in un anno solare se ne trovano due metà: l'estate in mezzo fa da spartiacque, può accadere dunque che il finire di una sia ottimo e l'inizio dell'altra pessimo. E' quanto accaduto al già citato Mario Balotelli: scudetto coi Citizens all'ultimo respiro, buon Europei in Polonia e Ucraina, poi il nulla. Schermaglie sui tabloid e le riviste rosa, provocazioni in Champions al portiere del Borussia Dortmund Weidenfeller, screzi con Mancini. I suoi numeri? Un gol in Premier, uno in Nazionale, uno in Champions (su rigore). Tutt'altra storia per Zlatan Ibrahimovic: aveva finito l'anno in apnea, per la prima volta senza titolo nazionale e malamente eliminato dagli Europei. Come ha cominciato la nuova stagione l'eterno Zlatan? Gol a raffica nel Paris Saint Germain, assist sopraffini, da 0-4 a 4-4 contro la Germania e poker personale contro l'Inghilterra (tra cui il fantascientifico gol dell'anno).

L'immagine: Piermario Morosini è la faccia triste e al contempo ricca di speranza del nostro calcio. La sua vita, la sua morte, quell'immagine rimarrà per sempre un indelebile ricordo, forte, importante, carico di significato, di questo 2012 intenso, vissuto e, purtroppo, anche triste. Accanto alla sua tragica e commovente fine vogliamo metter la faccia felice, pulita, bella di Lionel Messi, il campione dei campioni: 91 gol in un anno solare, nella foto mentre esulta dopo un gol al Betis Siviglia la sera che ha battuto il record che apparteneva a Gerd Muller. Perché il calcio è anche emozione: per un cuore, meraviglioso cuore, che non batte più e che ha smesso di farlo sul prato di Pescara, per un gol, l'ennesimo gol, di un giocatore che di cuori ne fa battere milioni, contemporaneamente, a ogni sua prodezza.


Ma non dimentichiamo anche la Spagna campione di Europa proprio contro l'Italia (al terzo titolo di fila, che squadra!), le prodezze di Edinson Cavani, la zuffa tra Delio Rossi e Adem Ljajic e il brutto capitolo (ancora non chiuso) dello scandalo calcioscommesse (con annesse pene balorde). E poi la sorpresa Petkovic, le battaglie catalane di Abidal e Vilanova, il Corinthians campione del mondo. Un anno stracarico di emozioni, non c'è di che.

Grazie, a voi tutti grazie, per averci letto, commentato e criticato.

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