La nona giornata di Lega Pro comincerà con un quarto d'ora di ritardo, la spartizione di diritti tv mette a rischio lo svolgimento dei campionati


Si è conclusa da poco la riunione fiorentina delle 90 società di Lega Pro, l'incontro era stato convocato per discutere del disegno di legge che il parlamento sta per approvare e che riguarda la spartizione dei diritti televisivi nel mondo del calcio. Il tanto paventato blocco dei campionati per il momento si è trasformato in un più semplice fischio d'inizio ritardato, la soluzione più drastica di non far scendere le squadre in campo potrebbe comunque essere adottata se questa prima forma di protesta non sortirà gli effetti sperati.

La Lega Pro chiede che le sia destinata una quota dei diritti tv pari al 4% contro il misero 1% che il decreto legge prevede. Se il parlamento dovesse approvare questa normativa alla Serie A andrebbe il 90%, alla Serie B il 75%, ai Dilettanti l'1% come alla Lega Pro, il restante 0.5% sarebbe destinato ad un fondo per la promozione degli sport di squadra. Ma ci sono anche altri motivi di contesa e cioè il disegno di legge che prevede agevolazioni statali per interventi su stadi di capienza superiore a 10.000 persone, per i palazzetti il limite è invece fissato a 7500. Anche in questo caso le società di Lega Pro, o almeno la maggior parte di esse, rischierebbero di restare tagliate fuori.

A parlare a conclusione dell'incontro odierno lo stesso presidente della Lega Pro, Mario Macalli, che ha ribadito le sue richieste minacciando ulteriori iniziative in caso di non ascolto da parte del parlamento: "Chiediamo l'aumento della nostra quota dall'1% al 4%, se entro il primo novembre non cambierà nulla bloccheremo i campionati". Per il momento quindi soltanto le gare della nona giornata, in programma per il prossimo 18 ottobre, subiranno uno slittamento di quindici minuti; il futuro non è di sicuro roseo e per il momento è abbastanza incerto.

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