Roma, Mexes sbotta e si chiede: "Perché ho pagato soltanto io?"


Più di duecento partite con la maglia giallorossa della Roma indosso e 12 gol segnati non sono abbastanza, non per Philippe Mexes che da quando nel lontano 2004 approdò nella Capitale ha dovuto lottare, ogni stagione, per dimostrare il suo valore. Un giocatore dall'aspetto eccentrico, un difensore capace di grandissime prestazioni e di errori pacchiani, ma comunque uno stopper solido che pure si è tolto le sue soddisfazioni con la maglia della Francia. Quest'anno, però, le cose non sono iniziate per il verso giusto: prima due partite e Roma a zero punti, dimissioni di Spalletti e arrivo di Claudio Ranieri e di Nicolas Burdisso. Mexes, titolare per 180 minuti, finisce dritto in panchina.

"E’ un momentaccio. Ho pagato, sto pagando. Se sono l’unico responsabile? No, non direi. Sarò forse il peggiore, ma non può essere tutta colpa mia se prendiamo gol o se abbiamo cominciato male il campionato" ha detto il francese dalle colonne de Il Messeggero. Una lunga intervista in cui sviscera a fondo i problemi di questo suo momento "un po' così": "Ho commesso errori, in una squadra che andava male tutta. Non sono il salvatore della patria, non un supereroe. Non mi ritengo l’unico colpevole, non so nemmeno perché a pagare sia stato solo io. Non datemi l’Oscar del peggiore, questo no. Già, ma sono sereno e vado avanti per la mia strada».

In realtà Mexes non sembra il ritratto della serenità: "Sono arrabbiato dentro, mi dispiace non giocare, non essere protagonista. Dopo anni belli, non è facile tornare indietro. Passerà. Questa rabbia mi sarà utile. Burdisso? Lui gioca, io non molto. Però lui è un bravo calciatore" e domenica Mexes dovrebbe proprio far coppia con l'ex interista contro il Milan. Indubbio, il cambio di allenatore ha influito molto: quali le differenze? "Dobbiamo ancora conoscere a fondo Ranieri. Quando arrivò mi disse che voleva rivedermi ad alti livelli, che puntava su di me, che voleva farmi riconquistare la nazionale. Tante belle cose... In ogni modo, ora stiamo lavorando molto sulla difesa, è un gioco diverso. I risultati arrivano, quindi va bene così. Stiamo facendo altre cose, è chiaro certe cose del vecchio gioco ce le abbiamo ancora in testa".

E il riferimento va a Spalletti: "Di lui mi manca tutto. Dopo anni avevamo istaurato un bel rapporto" riferisce laconico il biondo centrale di difesa, spesso attaccato proprio per questo suo modo di apparire un po' troppo modaiolo. "Sì, infatti. Su di me ne sento tante. Mi chiamano Gatto con gli stivali, Barbie, ballerina, dicono che mi pettino in campo. C’è chi mi dà dell’omosessuale, chi sostiene di vedermi con cento donne diverse. Mah. La verità è che faccio una vita normale, do anche il biberon a mia figlia. Pedinatemi, ammetterò le mie colpe davanti a prove. Do un’immagine sbagliata. Magari perché mi metto vestiti eccentrici, perché faccio un po’ il coatto. Poi, vai a stringere, non faccio nulla di male".

Si sente un po' dimenticato Mexes, domenica sera per lui la grande opportunità di prendersi una rivincita: "Un po’ sì. Fa parte della vita. Ho vissuto momenti peggiori. Il primo anno a Roma fu pesante per me. Ora a confronto, una favola..." e via a pensare circa il passato. A Chivu, il suo compagno di reparto preferito, a Juan, con cui si trova bene pur non riuscendo a giocarci per più di tre partite di fila. E quando gli viene chiesto che avesse da dire sui dribbling di Diego e Maccarone (costati due gol alla Roma contro Juve e Siena), lui risponde sereno e arrabbiato, al contempo: "Due grandi gol, complimenti a loro. Ma che potevo fare? Ci sta che si perda l’unocontrouno. Ma si ricorda solo quello".

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