Antonio Conte: "Allegri e Moratti due nemici. Il nuovo Del Piero? Padoin, Caceres, Giaccherini..."


Alla vigilia di Natale, Tuttosport ha scelto di regalare ai tifosi juventini (e non solo, ovviamente) un'intervista esclusiva ad Antonio Conte. Il tecnico bianconero ha affrontato praticamente tutti i temi caldi della stagione calcistica in corso. Impossibile non partire dal bilancio personale del 2012:

E' più che positivo, sotto tutti i punti di vista. Abbiamo conquistato lo scudetto da imbattuti, siamo arrivati a disputare la finale di Coppa Italia, abbiamo vinto la Supercoppa, concludiamo l’anno in testa alla classifica, negli ottavi di Champions League e nei quarti di Coppa Italia... Insomma, più di così.

Relativamente allo scudetto vinto l'anno scorso Conte ha sottolineato come "in effetti è stato compiuto qualcosa di eccezionale grazie all’impegno e alla professionalità di tutti, dai dirigenti fino ai giardinieri di Vinovo". Quindi il doppio confronto con il Napoli in Coppa Italia e Supercoppa, non senza le solite frecciatine sugli arbitri:

Se non avessimo vinto lo scudetto non sarebbe finita in quel modo. Il Napoli è sceso in campo con più rabbia di noi, anche se...se l’arbitro avesse fischiato il rigore netto su Marchisio...La Supercoppa e' stata una partita vinta meritatamente, dominata in maniera netta. Senza discussioni.

A tal proposito, immancabile il riferimento ad un episodio-simbolo della scorsa stagione:

Il gol di Muntari mi fa venire in mente la rete annullata a Matri. Allegri è un avversario e se c’è una guerra, lo dico in senso lato, diventa un nemico. La guerra esiste anche a livello mediatico, chi meglio la fa più destabilizza l’avversario. Mai detto "mafioso" a Galliani, mai detto. Di Galliani ho grande rispetto perché lo considero un ottimo dirigente calcistico, come lo fu Allodi. Moratti, è un nemico pure lui nella guerra mediatica di prima... Tutto, però, deve svilupparsi nel rispetto e nell’educazione.

Insomma, un Antonio Conte, che, come al solito, non le manda a dire. Il tecnico bianconero ha anche parlato del caso Del Piero, ammettendo che "la gestione di Alessandro non era facile" ma che un grande contributo lo hanno dato i tifosi che "rispettavano lui e me in eguale misura. E’ stato il mio secondo scudetto. E lo ringrazio: quando la palla scottava, Del Piero c’è sempre stato". L'allenatore salentino, il quale ha spiegato che "il nuovo Del Piero è lo zoccolo duro che si è creato, come ai tempi di Lippi. I Padoin, i Caceres, i Giaccherini, i Marrone" cioè "gente che sta fuori e non protesta, gioca e dà il massimo", ha definito il suo calcio "organizzato" e ha dimostrato realismo quando ha detto:

Da giocatore sono stato un buon gregario, però non avrei mai potuto raggiungere le vette di un fuoriclasse, di uno Zidane, di un Baggio, di un Del Piero. Ho raccolto il massimo, cinque scudetti, una Champions League, sono diventato capitano della Juventus. Il top del mio top. Da allenatore no: ho sempre pensato di poter arrivare dove non mi sono neppure avvicinato da calciatore. Io il calcio lo studio dal punto di vista tecnico, tattico, psicologico, fisico, gestionale. Se sono a casa, scelgo un libro che mi aiuti nella mia professione. Adesso sto leggendo Open, l’autobiografia di André Agassi, mi agevola per capire come può essere la testa di un campione. Sto pure studiando inglese e devo ammettere che fatico da bestia: però mi serve con gli stranieri per comunicare in maniera corretta, per essere persuasivo sotto il profilo motivazionale. Un buon allenatore deve essere un po’ tutto e non può essere una cosa sola.

Per quanto concerne il futuro personale, Conte ha chiarito che dopo la Juventus andrà ad allenare all’estero anche se gli piacerebbe la Nazionale, "però è uno step successivo". Poi è tornato a parlare della vicenda del calcioscommesse, anche in riferimento ai fatti più recenti che hanno coinvolto il Napoli:

Io ai giocatori del Napoli darei una medaglia: da quanto si legge, loro ascoltano una proposta e la rifiutano categoricamente. Lo ripeto, questa vicenda ha reso me e la società più forti. Poteva essere un disastro, invece è venuta fuori una compattezza straordinaria e una straordinaria unità di intenti. L’anormalità è diventata ordinaria amministrazione. Anche in questo caso è stato Agnelli a dettare la linea politica a indicare la rotta. Il presidente mi ha fatto sentire più protagonista, più partecipe. Da parte mia, con i giocatori non ho mai accennato a nulla che mi coinvolgesse, le mie grane le ho lasciate fuori dallo spogliatoio.

Infine, il mercato:

Non so come sia uscito il nome di Drogba. A me nessuno ne ha parlato né tantomeno io l’ho chiesto. Detto questo, si tratta di un fuoriclasse che ha alzato la Champions League, ci farebbe comodo.

Foto | Getty Images

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