Cagliari in crisi, la società di Cellino non paga gli stipendi. I gioelli sul mercato?

I giocatori del Cagliari non percepiscono lo stipendio da due mesi. L'annuncio non arriva dall'associazione calciatori, ma dai vertici della società sarda. Francesco Marroccu, dg di fiducia del presidente Cellino, ha convocato appositamente una conferenza stampa per far sapere a tutti che il Cagliari non ha più soldi. Perché tanta pubblicità? Semplice, per cercare di sbloccare quei contenziosi che limitano la liquidità dei cagliaritani.

Si parte dalla sponsorizzazione, il logo "Sardegna" sulle maglie dovrebbe fruttare una bella cifretta dalla regione, ma i soldi non arrivano da due stagioni sportive. Poi c'è l'annosa questione stadio. Un vero e proprio ingarbuglio: il Comune di Cagliari ha ottenuto il pignoramento dei milioni di euro che arrivano dai diritti tv, debiti pregressi che Cellino contesta e non ha ancora pagato all'amministrazione locale. Poi c'è la questione del famoso progetto dello Stadio nella zona di Elmas, il Cagliari ha comprato i terreni, il permesso per costruire la nuova struttura non è mai arrivato e l'investimento è stato un buco nell'acqua.

Secondo Marroccu la società ha poi maturato un passivo di 10 milioni di euro nell'ultima campagna acquisti, decidendo di trattenere i suoi "gioielli", gli stessi che ora potrebbero finire sul mercato di gennaio a prezzi di saldo (Astori, Nainggolan, ma anche Pinilla). Senza dimenticare l'investimento nell'impianto di Is Arenas, ancora non ultimato e con tanti problemi, che secondo il direttore generale avrebbe contribuito a prosciugare le risorse a disposizione.

L'impressione è che il Cagliari non abbia poi questi grandi problemi, anzi. Bisognerebbe leggere i bilanci (che non sono pubblici non trattandosi di una società quotata), ma il riferimento alle "cause" del presunto dissesto lasciano chiaramente intravedere una richiesta nemmeno tanto velata alle istituzioni perché aiutino la società.

Il regolare pagamento delle sponsorizzazioni da parte della Regione, la rinuncia al pignoramento del Comune (e i debiti contestati?) e la fine delle lungaggini burocratiche (sulla cui mancata fondatezza pare non ci siano dubbi) che stanno bloccando il pieno utilizzo di Is Arenas. Il messaggio è chiarissimo: se le amministrazioni locali ci aiutano paghiamo gli stipendi e non svendiamo i calciatori. Cellino conosce perfettamente le tecniche di lobbying.

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