Calcio italiano sempre più ai margini d'Europa, la ricetta di Platini è sempre la stessa: "Servono gli stadi di proprietà"

Michel Platini era uno degli ospiti della quarta edizione del Globe Soccer Awards di Dubai, il presidente della Uefa ha parlato dello stato di salute del calcio europeo, ovviamente il cavallo di battaglia è il solito fair play finanziario, vero cruccio del francese. A margine del suo intervento l'ex fuoriclasse della Juventus si è soffermato ad analizzare la situazione del nostro paese, in crisi economica e di risultati come non mai, ormai ben lontano dall'essere una guida nel continente, come è stato fino a metà degli anni novanta. Il numero uno della Uefa non ci mette molto ad individuare il problema principale dell'Italia e cioè la situazione disperata degli stadi, con il solo Juventus Stadium a fare da luminoso ma tristemente isolato esempio di virtù:

La gente del mondo pensa che l'Italia sia un gran bel paese e che il calcio sia una religione. Il vostro problema sono gli stadi, dovete rifarli ma ci vuole come prima cosa la volontà politica. Gli stadi non valgono punti in classifica ma credibilità dal punto di vista del fair play finanziario. Uno stadio di proprietà è importante per risolvere i problemi economici delle società. In un mondo dove il calcio non ha mai ricevuto così tanti soldi, avevamo un miliardo e 750 milioni di debiti. Doveva esserci qualcuno che diceva basta, e quello sono io. Ho messo tutti insieme per dire di spendere i soldi che abbiamo, in un piano di quattro anni che sta per finire. Ad esempio, la Juve si è mondializzata, con uno stadio così moderno è diventata una grande società e, dopo aver ricominciato a vincere in Italia, ha puntato il naso in Europa.

Anche se uno stadio non è di sicuro sinonimo di successi Platini si augura che la sua vecchia squadra presto possa tornare a dire la sua anche in Europa, ma questo è un altro discorso che riguarda più le passioni personali che il calcio in generale. Ma possiamo prendere le parole del francese come spunto per una riflessione in cifre sul problema stadi in Italia. Gli utili delle nostre società sono costituiti per il 60% dalle entrate dei diritti tv, ma è chiaro che sarebbe da pazzi pensare che in un momento di crisi globale si possa dipendere solo da quelli, il contratto attualmente in atto scade nel 2015, cosa succederà poi nessuno lo può prevedere. Ecco allora che torna utile un altro dato e cioè il fatturato ricavato da botteghini, qui la situazione si fa critica con la Serie A che riesce ad avere la meglio solo sulla Ligue 1 francese mentre è decisamente indietro rispetto ai maggiori campionati europei.

Nel 2010/2011 dai biglietti sono entrati 197 milioni di euro, in termini percentuali stiamo parlando del 13% del totale, troppo poco se si pensa che Inghilterra, Spagna e Germania si attestano su cifre pari a circa il 25% con fatturati superiori ai 500 milioni di euro per la Premier League e di poco inferiore per gli altri due campionato. Si può dire che in questo senso il calcio italiano sia alla preistoria e con questo diventa semplice spiegare il motivo della scarsa competitività dei nostri club in campo continentale. La ricetta dello stadio di proprietà è ormai l'unica in grado di garantire la sopravvivenza ad una società di calcio, una strada sicura e senza alcun intoppo come stanno a dimostrare le decine di esempi sparsi per l'Europa. Per capirlo basta prendere come riferimento alcuni casi modello come l'Emirates Stadium dell'Arsenal, lo Juventus Stadium e la Rhein-Neckar-Arena dell'Hoffenheim.

I Gunners hanno traslocato dal vecchio Highbury nel 2006/2007 e la media spettatori si è subito alzata dai vecchi 38.000 agli attuali 60.000 e la lista di attesa per avere un abbonamento è talmente lunga che di Emirates ne servirebbe un altro per accontentare tutti, il fatturato della società si è quintuplicato e ora il club di Londra è nella top five mondiale. Analogo, anche se con cifre per ora minori, l'esempio della Juventus: inaugurato nel settembre 2011 lo Juventus Stadium è stato subito un successo, la media di spettatori è di 38.000 persone a partita (prima erano 22.000 ma era anche colpa della limitata capienza dell'Olimpico, anche se il Delle Alpi non faceva certo registrare prestazioni da sogno), lo scorso anno si sono registrati 21 sold out su 23 partite e l'incasso da botteghini è salito da 11,5 milioni di euro a 32. Si è in pratica triplicato e per la stagione in corso le cose stanno andando ancora meglio con un +30% di proventi dagli abbonamenti senza contare tutti i nuovi introiti derivati dall'apertura del museo. Chiudiamo con l'Hoffeneim che nel 2009 ha inaugurato il suo nuovo stadio, il vecchio conteneva 6.000 spettatori, la Rhein-Neckar-Arena 30.000: la percentuale di riempimento è impressionante, 97%, il fatturato del club si è decuplicato con il risultato che adesso l'Hoffenheim è una realtà della Bundesliga.

Questi numeri da soli, e si sono fatti solo alcuni esempi, dovrebbero far capire quanto sia importante per restare al passo con il resto d'Europa aggiornare le nostre infrastrutture. In Inghilterra dal 1992 ad oggi sono stati spesi oltre 3 miliardi di sterline in nuovi stadi e il rinnovamento non ha coinvolto le big della Premier ma anche le serie minori, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Nel nostro paese sono fioccati i progetti e i plastici avveniristici ma di stadi ancora non se ne sono visti, con l'eccezione di Torino. Molti aspettavano una mossa da parte della politica, il solito aiutino dall'alto con i soldi di tutti i contribuenti, la legge sugli stadi però è ormai definitivamente accantonata e con i problemi che ci sono nel nostro paese, accompagnati da uno scenario politico futuro tutt'altro che chiaro, aspettarne un'altra sarebbe da pazzi. Bisogna mettersi subito al lavoro, le istituzioni devono aiutare le società nel senso di una semplificazione burocratica, ma sono i club che devono fare il passo decisivo per diventare finalmente professionistici non solo nello status ma nei fatti.

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