Paolo Maldini: "Milan magico per 25 anni, ora non più. Leonardo mi voleva, Galliani no"


Paolo Maldini torna a parlare. Il 44enne ex capitano del Milan è il protagonista di un lunga intervista pubblicata da La Repubblica. Nella quale ha svelato che in passato ricevette offerte da Juve, Chelsea e Real Madrid e nella quale non ha lesinato critiche alla società rossonera dove non riveste alcun incarico nonostante ne sia stato il calciatore che ha giocato più minuti.

Ecco le principali dichiarazioni.

Maldini entra in politica per sostenere il Cavaliere?

Non è assolutamente vero. Non ho mai ricevuto proposte. Berlusconi, dal 2009 a oggi, cioè dalla mia ultima partita a San Siro, l'ho visto soltanto alla festa dei suoi 25 anni di presidenza. Poi non l'ho mai più sentito. Inoltre, anzi soprattutto, entrare in politica non è una mia aspirazione.

Perché non è entrato nel club rossonero dopo il suo addio al calcio giocato.

E' perché il Milan, giustamente, fa le sue politiche: le decidono il presidente e la dirigenza ed è normale che sia così.

Il futuro lontano dal calcio

Sì, ma la cosa non mi spaventa. Ho fatto così tanto, nel calcio, che nulla mi toglierà mai quello che c'è stato per 31 anni, da quando cominciai nel settore giovanile del Milan. Il "rischio" di restare fuori dal mondo del calcio, oggettivamente, esiste. Io ho avuto un passato e un legame così forte col Milan che è difficile immaginarmi dentro un'altra realtà, anche europea: le possibilità si assottigliano.

Maldini ha spiegato ampiamente di vivere bene anche senza calcio, come peraltro sta facendo da qualche anno nelle vesti di imprenditore. L'ex numero 3 del Milan non sarà mai un allenatore "perché ho visto mio padre e la vita da nomade che faceva. Non fa per me. E poi, se uno fa l'allenatore, deve aprire a tutte le possibilità, come ha fatto legittimamente Leonardo: non può pensare di allenare solo il Milan. Perciò, visto che io non penso di potere lavorare in un altro club italiano, le possibilità che io alleni sono pari allo zero. E in un altro paese poco di più". Mentre invece potrebbe diventare un dirigente con grande conoscenza calcistica ed esperienza:

Io credo di avere vissuto tutta l'evoluzione del calcio moderno, quindi sì, potrei fare il dirigente. Nel calcio non è che abbondi la gente competente al 100%. C'è chi si è inventato il lavoro, ma non sempre trovi chi sa di tattica, di calciatori, di psicologia calcistica. Gli anni da capitano del Milan, dal '97 in poi, mi sono serviti tanto. L'ho fatto anche in Nazionale, dal '94 al 2002, ma è stato diverso: in Nazionale gestisci l'evento, nel club la quotidianità. E impari tantissimo.

L'amarezza verso il Milan

Parliamo del Milan, perché io ho avuto la fortuna di partecipare a 25 anni splendidi. Beh, quando sono arrivato, io ho trovato già una grande base per costruire una grande squadra: grandi calciatori e grandi persone. Berlusconi è arrivato e ci ha insegnato a pensare in grande. Certo, con gli investimenti, perché comprava i migliori. Ma lui ci ha messo la mentalità nuova, soprattutto: Sacchi e l'idea che il club dovesse diventare un modello per il tipo di gioco, per le vittorie. Insomma, si è creato veramente qualcosa di magico, grazie alla personalità di chi già c'era e di chi è arrivato. Poi, a poco a poco, questo si è perso e il Milan si è trasformato, da squadra magica, in una squadra assolutamente normale. E sa perché? Perché - a differenza di tanti grandi club europei con un passato simile, tipo Real, Barcellona e Bayern, dove chi ha scritto la storia della squadra è andato a lavorare lì per trasmettere ai giovani quello che aveva imparato - nel Milan la società stessa ha smesso di trasmettere quel messaggio, al di là degli investimenti. All'interno del Milan attuale non c'è nessuno, tra quelli che ne hanno fatto la storia, ad avere un ruolo non marginale. (...) Il Milan è sempre stato una grande squadra, anche ai tempi di mio padre. Ma la grande magia c'è stata per 25 anni. Poi s'è persa. (...) Amarezza perché tutto quello che si è creato insieme si è dissolto. E' la stessa sensazione di molti miei ex compagni. Non è scontato che si crei la magia che noi abbiamo vissuto. Ecco, io vorrei restituire, tutto qui. Ho dato più di qualsiasi altro nella storia del Milan, ho giocato più partite di tutti. Ma sento che quello che ho ricevuto è ancora di più. Sento un debito di riconoscenza".

Le scelte tecniche di oggi nel Milan

Io vedo sinceramente poca programmazione. Magari mi sbaglierò, ma certe scelte di giocatori, anche se a parametro zero, sono lontane dall'idea di un programma studiato. (...) Abbassare il monte ingaggi e ringiovanire la rosa è fondamentale, d'accordo. Ma la valutazione dei giocatori non so da chi venga, visto che Braida fa sempre meno quel lavoro.

Il rapporto con Galliani

Leonardo mi voleva a Milanello: "Anche senza fare niente - mi diceva - solo con la tua presenza". Ma io gli risposi che non aveva senso presentarmi a Milanello senza un ruolo". (...) Galliani, in presenza di Leo, mi disse che il ds è una figura non esiste più e che il Milan era a posto in quel ruolo. A me sembra invece che ci sia carenza. (...) E' il dirigente che ha vinto di più ed è anche legittimo che faccia le sue scelte e si scelga i collaboratori in cui crede. Ma vorrei sfatare la diceria che io sarei uno della famiglia. Non è vero: non mi vogliono così spasmodicamente.

La chiamata di Allegri

Max mi chiamò quando ero in vacanza negli States, dicendomi appunto che mi voleva parlare, perché aveva bisogno di me per gestire il gruppo. Ci siamo visti, ci siamo sentiti al telefono e io lo avvisai che questo avrebbe potuto rappresentare un problema per lui. Allegri mi disse che aveva parlato con la società e che sembrava tutto ok. Poco dopo, via sms, mi scrisse che mi avrebbe chiamato entro pochi giorni. Era l'ottobre del 2011, non l'ho più sentito. Io non ho mai cercato nessuno, lo ripeto. E' stato sempre il contrario.

La contestazione dei tifosi nella sua ultima gara a San Siro

Io fui contestato, nella mia ultima partita a San Siro, perché sono sempre stato indipendente e non mi sono mai piegato a quel tipo di logica. Le società, nei rapporti con i violenti, devono essere più coraggiose. Stadi vecchi e petardi: non è questa la mia idea del calcio del futuro.

Gli stadi

A me piace andare allo stadio. Quest'anno ho visto Juve-Chelsea anche per vedere lo stadio nuovo della Juve. E ho trovato una squadra che gioca un calcio moderno in uno stadio moderno. L'Italia si butta addosso anche colpe che non ha. La Juve è di livello europeo, è una tra le prime 5-6 come tipo di gioco. Per il resto, in Italia, provo una tristezza enorme per gli stadi vuoti: il paragone con la Germania è avvilente. Negli ultimi anni San Siro è spesso una desolazione. Almeno, però, hanno rifatto il campo.

Tattica

Io vedo un sacco di squadre che attaccano, ma una notevole carenza difensiva. Oggi la cosa più difficile è difendersi. Ormai i terzini non sono più difensori, i centrali a volte sono ex centrocampisti e si lavora poco sotto l'aspetto difensivo. C'è una sola squadra sulla quale non so dare un giudizio da questo punto di vista, perché è atipica in tutto, anche nel difendersi. Ma i numeri dicono che anche in questo il Barcellona è unico.

Messi

Messi gioca sempre, con un rendimento sempre altissimo, è giovane e farà ancora in tempo a vincere con l'Argentina, come Maradona. Per me è sicuramente più forte di Cristiano Ronaldo, tanto più che io sono abituato a vedere anche l'uomo, non solo il calciatore: Messi, per come si comporta in campo, è un esempio per i ragazzi.

De Sciglio come Maldini?

I paragoni si faranno sempre, ma non fanno mai bene a chi sta arrivando. Deve continuare così. E' assolutamente lineare: fa tutto bene in maniera semplice. Anche quando è entrato nel derby, e non era affatto facile, ha impressionato per la semplicità nel gioco. Mi sembra un ragazzo equilibrato: trovarsi a quell'età titolare nel Milan si può pagare, perché si sente troppo la pressione, se non si è equilibrati. Un altro terzino di talento era Santon, all'Inter: credo che giocare all'estero gli faccia bene.

Migliore calciatore italiano oggi

Pirlo è un giocatore unico, Buffon un portiere eccezionale, Barzagli il migliore difensore, De Rossi un grande centrocampista anche se gioca poco. In questo momento mi piace tanto El Shaarawy. Quest'estate, guardando Milan-Chelsea, ho discusso di lui con alcuni amici, perplessi sul suo precampionato. Io vedevo che faceva le due fasi senza problemi, si capivano le sue potenzialità. Ma mi ha sorpreso comunque, per la resistenza e per la capacità di segnare. Spero che rimanga umile: la testa non è un dettaglio, nello sport.

Balotelli

Deve trovare la tranquillità personale. Se no, sarà sempre un'eterna promessa. Gli anni passano, è ora di prendere in mano la propria vita, con responsabilità.

Foto | Getty Images

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