Clamorosa svolta Juve: la società esce allo scoperto e chiede giustizia

Jean claude blanc

Questi ultimi giorni hanno visto tornare prepotentemente d'attualità il più grande scandalo del calcio italiano, quello che forse con troppa fretta fu battezzato con il nome Moggiopoli e che invece lentamente sta trasformandosi in qualcosa di diverso, in qualcosa che forse sarebbe il caso di chiamare semplicemente Calciopoli. I legali difensori di Luciano Moggi stanno passando al setaccio tutte quelle intercettazioni ritenute non rilevanti, se non addirittura assenti, e lo scenario muta praticamente ogni ora.

Ieri un articolo di Mario Sconcerti per il Corriere della Sera aveva suscitato la reazione, neanche troppo furente, di John Elkann. Oggi la Juventus, intesa come società, decide di invertire la tendenza e manifesta, finalmente diranno i tifosi, una presa di posizione netta in merito alla vicenda. Lo fa con un comunicato stampa diffuso attraverso il sito ufficiale in cui, pur non alzando i toni dello scontro, chiede chiaramente una revisione del processo sportivo di quattro anni fa per auspicare una parità di trattamento per tutti gli attori di questa brutta storia che poco ha a che vedere con lo sport.

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Le poche righe comparse sulle pagine di Juventus.it recitano:

"Nel pieno rispetto delle attività riguardanti processi in corso, la Juventus valuterà attentamente con i suoi legali l’eventuale rilevanza di nuove prove introdotte nel procedimento in atto a Napoli al fine di garantire, in ogni sede sportiva e non, e come sempre ha fatto, la più accurata tutela della sua storia e dei suoi tifosi.
Juventus confida che le istituzioni e gli organi di giustizia sapranno assicurare parità di trattamento per tutti, come d’altronde la società e i suoi difensori richiesero nel corso del processo sportivo del 2006".

Sembra finito il tempo degli "smile" e del progetto simpatia, la società ha forse capito che l'errore più grande sarebbe quello di voltare le spalle ai propri tifosi che di questi tempi non sono per niente contenti, per motivi sportivi ma non solo. In Corso Galileo Ferraris forse si è capito che quattro anni fa si agì con troppa fretta quando si chiese di essere puniti, senza neanche provare a combattere, decidendo di non ricorrere al TAR, tutto in nome dell'armonia del calcio italiano.

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