Liverpool, c'è un Niño che fa le bizze: prove tecniche di divorzio tra Torres e i Reds


Gli acciacchi di cui ha sofferto in questa stagione Fernando Torres, attaccante del Liverpool, non gli hanno impedito di mettere a segno ad oggi comunque 20 gol stagionali. Sono 70 le volte che il Niño ha gonfiato la rete con indosso la maglia dei Reds, in tre anni un bottino niente male e che, con la ciliegina di quell'Europeo in cui la sua Spagna vinse e lui ne fu protagonista col gol decisivo in finale, lo ha consacrato uno dei centravanti più forti del mondo. L'ex enfant prodige del calcio iberico ora però ha 26 anni e dopo aver indossato la fascia da capitano dell'Atletico Madrid a soli 19 anni, anche in Inghilterra si erge a leader dello spogliatoio.

Si sa, il capo indiscusso, per così dire, è Steven Gerrard, ma il biondo numero 9 non le manda comunque a dire e la stagione con più ombre che luci che il Liverpool sta vivendo quest'anno (a 4 punti dalla zona Champions ma con una partita in più rispetto al City, stasera ritorno dei quarti di finale di Europa League) non è andata più di tanto giù al ragazzo di Fuenlabrada: "Ci sono stati diversi fattori importanti come esser rimsti indietro così presto in campionato. Ci ha ucciso psicologicamente. Dopodiché, gli infortuni ci hanno abbattuto ed abbiamo sofferto molto" ha analizzato, non riuscendo però a soprassedere sul mercato della sua società, che ha venduto giocatori importanti non rimpiazzati adeguatamente.

"Dopo aver fatto una buona stagione lo scorso anno avevamo bisogno di determinati rinforzi in alcuni reparti, ma la situazione ha obbligato il club a vendere ed è andato tutto a monte. Le cessioni di Arbeloa, Hyypia e Xabi Alonso ci hanno penalizzato molto. Giocatori come Xabi sono molto importanti. E' stato per anni il motore della squadra. Ed è chiaro che quando cambi motore ci vuole un po' di tempo perché la macchina funzioni al meglio" ha ribadito Torres, che ambiziosamente punta al massimo e si inizia a rendere conto che questo Liverpool non glielo può garantire. Se poi anche Benitez inizia a vacillare al canto di sirene juventine e madridiste... insomma, ad Anfield la paura è di perderlo, perdere l'idolo della Kop che tutti chiamano: Niño!

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