L'amaro ritorno a casa del Brasile: le lacrime di Julio Cesar, gli insulti a Melo e intanto Dunga non è più il ct


Sessantaquattro anni dopo lo sciagurato, se non infausto, Mondiale del 1950 il Brasile fra 48 mesi avrà l'occasione di prendersi una bella rivincita: nel 1950 i campionati del mondo giocati tra le mura amiche furono fallimentari per la vittoria finale dell'Uruguay, nel 2014 l'opportunità di cancellare definitivamente quella delusione che neanche il tempo ha saputo mandar via. Già, ma per arrivarci bisognava che l'antipasto sudafricano fosse stato sfruttato a puntino, invece i verdeoro tornano a casa con mille punti interrogativi, con più di qualche crepa da riparare e soprattutto senza un allenatore.

Da ieri, infatti, Carlos Dunga non è più il ct della Seleçao; l'ex giocatore di Fiorentina e Pescara non ha tutte le colpe, ma di certo più di una responsabilità come lui stesso ha ammesso: dopo l'illusione della scorsa Confederations Cup, pensava che riproporre lo stesso gruppo fosse stato abbastanza per arrivare quanto meno tra le top four. E invece insistere su giocatori come Melo, Fabiano o Kakà, ampiamente deludenti coi loro club, e tenere fuori l'idolo locale Neymar (e che dire di Pato e Gamso?) alla fine forse ha pesato, senza contare che l'ormai ex selezionatore non ha saputo inculcare la giusta mentalità, gestendo le energie nervose dei suoi ragazzi molto molto male.



Allo sbarco in terra carioca ambivalenti le reazioni di giocatori e tifosi, con alcuni dei primi osannati nonostante l'eliminazione, altri invece pesantemente insultati. Sicuramente la sicurezza dell'aeroporto di Rio de Janeiro ha fatto molto (a San Paolo tutto è filato liscio), con gli atleti che si sono ritrovati a stretto contatto con gli appassionati supporters verdeoro. Julio Cesar ha pianto e, osannato dai connazionali, si è limitato a dire: "In tre anni e mezzo, credo che questo gruppo e' riuscito a salvare qualcosa di sensazionale. Posso solo ringraziare i tifosi. So che il sentimento comune in questi giorno e' la tristezza, perche' tutti avremmo voluto vincere il sesto titolo mondiale". Anche Thiago Silva ha confermato, il portiere dell'Inter era chiaramente il più distrutto.

Giocare coi nerazzurri evidentemente lo ha abituato bene, così come stortissima è stata invece la stagione di Felipe Melo: flop colossale con la Juve, il riscatto con la Nazionale non è avvenuto. Anzi, nella decisiva partita contro l'Olanda è stato croce e delizia: ottimo primo tempo con assist a Robinho, catastrofico nella ripresa con un mezzo autogol, una marcatura leggerissima sulla seconda rete di Sneijder e tanto di espulsione per passeggiata con tacchetti su Robben. All'aeroporto di Rio è stato contestato come non mai, ha anche temuto per la sua incolumità e ha lasciato la struttra col padre che per poco non investiva la folla inferocita. Ora è chiaro che la Juve non potrà venderlo, meglio tentare sul recupero: per questo ieri Delneri lo ha chiamato, confermandogli piena fiducia.

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