Stasera Uruguay - Olanda: il vecchio Tabarez sogna lo sgambetto al rampante Van Marwijk


Arrivati a questo punto, è normale che si voglia continuare a sognare: Uruguay e Olanda sanno benissimo che sono a 90 minuti dalla storia, a una sola partita dal riscriverla la storia, per far vivere giorni magici ai propri tifosi, per regalare anche ai più giovani emozioni che ormai sembrava non potessero essere più vissute. La Celeste fa parte di quell'elitario gruppo di sette che hanno vinto un titolo Mondiale: il primo in assoluto nel '30 e poi quello pazzesco venti anni dopo battendo il Brasile al Maracanà. Poi nulla più, neanche tanto strano per una Nazione che in fondo ha solo 3 milioni di abitanti: "Ci sono nazioni che hanno più gente che gioca a pallone di quante persone ci sono in assoluto da noi" ha fatto notare Tabarez.

Strana storia quella dell'allenatore uruguagio che in Italia abbiamo conosciuto per aver allenato Cagliari e Milan: coi rossoneri andò però male, con i titoli di coda già al primo di dicembre con la cartolina del gol di Luiso quando il Piacenza piegò il Diavolo per 3-2. Si parla di una vita fa. Ma non è che poi abbia allenato tanto da allora in poi, con l'ultima squadra di club il Boca Juniors all'inizio del Nuovo Millennio, salvo poi riprendersi la Nazionale dopo l'esperienza di quindici anni prima, quando guidò la Celeste anche nei Mondiali italiani del '90. Per strappare il ticket per il Sudafrica ha dovuto battere, non senza fatica, la Costarica negli spareggi, poi l'inserimento nel Gruppo A con Francia, Messico e i padroni di casa.

"È stato un Mondiale pieno di sorprese, non vedo perché non dovrebbero essercene altre. Noi continuiamo a segnare. Quando è stato sorteggiato il nostro gruppo eliminatorio, tutti ci facevano le condoglianze. E invece... Pochi pensavano anche che l’Olanda potesse battere il Brasile, ma questo è il calcio. Il Mondiale non incorona la squadra più forte in assoluto, ma chi è più forte in questo determinato momento, e in questo torneo" ha asserito con saggezza il tecnico 63enne che ha messo su una bella squadra, formata da giovani e più anziani reduci, chi più chi meno, da ottime annate. E poi la fortuna ha fatto il resto, non tanto con la Corea quanto contro il Ghana e lo sciagurato rigore di Gyan.




Ma attenti a Bert Van Marwijk: a lui il compito di mettere nella bacheca dell'Olanda quel titolo che fu solo sfiorato negli anni '70, con due finali perse da Crujiff, Rep e compagnia cantante. Di cinque anni più giovane del collega, ha conquistato la panchina degli Oranje dopo le più che discrete prove da allenatore con Feyenoord (ha vinto anche una Coppa Uefa) e Borussia Dortmund. Ha assemblato il meglio che i Paesi Bassi potevano proporre in questo momento storico, si è concentrato sulla difesa (facendo storcere il naso ai sentimentalisti e ai nostalgici del calcio totale dei tulipani) e ha dato fiducia al nugolo di mezze punte in suo possesso. Convincendo anche il genero Van Bommel a riindossare la casacca arancione.

"Ho usato in passato proprio l’Uruguay come esempio per i miei giocatori, per indicare loro la passione che ci mettono sempre i giocatori della Celeste. Ma noi siamo qui per vincere la Coppa, l’ho già detto altre volte. Non siamo già soddisfatti dell’impresa ai danni del Brasile. Stiamo provando con i fatti che possiamo vincere. Quando vincevamo in passato tendevamo ad essere un po’ arroganti, stavolta non succederà. Siamo sempre stati favoriti fino alla gara col Brasile, ora lo saremo di nuovo, ma questo non ci distrarrà" ha asserito con un pizzico di superbia il canuto allenatore, presentatosi in conferenza stampa col suo fido capitano al fianco, Giovanni Van Bronckhorst. Van Marwijk si professa ammiratore del calcio del Barcellona, ma a lui piace essere quadrato.

Un po' come Tabarez, che bada al sodo più che ai lustrini; e a differenza di altri allenatori da copertina, entrambi hanno scelto il profilo basso per arrivare da dietro, a fari spenti, a giocarsi l'accesso alla finale. Tabarez, ancora lui, spedisce al mittente i complimenti ricevuti dal collega europeo: "L’Olanda ha sempre avuto grandi giocatori, anche se non ha mai vinto un Mondiale. Loro attaccano sempre, ma adesso hanno anche una buona difesa. Se dovessimo guardare al potenziale non dovremmo neanche giocare, perché l’Olanda di talento ne ha più di noi. Dovremo disputare una partita perfetta, ma è una possibilità che ci diamo". Sportività, o ubuntu come dicono da queste parti, da gran signori: amici di calcioblog, tenentevi pronti e questa sera godetevi questa bellissima partita.

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