Raiola contro il limite agli extracomunitari, il procuratore chiede le dimissioni di Abete

giancarlo abete

Mino Raiola, procuratore di gente del calibro di Mario Balotelli e Zlatan Ibrahimovic, si è presentato oggi a Milano presso la sede della Lega Calcio per solidarizzare con i presidenti di Serie A che stanno protestando per la discussa regola che limita i nuovi tesseramenti degli extracomunitari. La Federcalcio aveva approvato in fretta e furia questa misura dopo l'eliminazione dai mondiali dell'Italia, secondo i piani alti del calcio tricolore dovrebbe servire a rilanciare gli italiani in un campionato caratterizzato da un alto numero di stranieri. Ma le società non ci stanno, anche perché l'introduzione è avvenuta quando molte di loro stavano già muovendosi sul mercato per preparare la prossima stagione.

L'agente Raiola non è stato affatto tenero e ha attaccato senza nessuna esitazione i vertici della Figc e dell'Aic arrivando a chiedere dimissioni collettive:

"Se Abete si dimette forse Balotelli resta in Italia. Parlo solo se Abete si dimette. Con lui devono andarsene anche Campana e Grosso: i vertici di Federcalcio e Aic. Hanno preso una misura vergognosa, contro tutti i valori umani. Balotelli e gli altri giocatori che rappresento non si iscriveranno quest'anno all'Associazione Italiana Calciatori. Campana e Grosso sono una vergogna. Devono uscire dalla Fifpro. Vorrei vedere come guarderanno in faccia i rappresentanti del Brasile o dell'Africa dopo che hanno votato per togliere un extracomunitario in Italia. Io mi vergogno per queste persone".



Altrettanto dura è stata la risposta del direttore generale della Federcalcio Antonello Valentini il quale non ha gradito le parole del procuratore, soprattutto le considerazioni relative al futuro del giovane interista:

"Le parole di Mino Raiola sulla permanenza in Italia di Balotelli sono infelici, la considero una nota stonata. Non credo che presidenti di serie A abbiano bisogno dell'apporto di Raiola e comunque le decisioni della Figc vengono prese unicamente nel corso dei consigli federali, dove tutte le componenti del mondo del calcio sono rappresentate".

La replica del direttore generale appare sicuramente adeguata, Mino Raiola è un semplice procuratore e non può usare i suoi assistiti come armi per ricattare la federazione. Di sicuro c'è anche però l'assurdità di questa regola, i vertici del calcio italiano non potranno esimersi da una serena riflessione con l'obiettivo di individuare i veri mali di questo sport nel nostro paese. Non si risolvono i problemi limitando l'accesso degli extracomunitari: se gli stranieri fossero la causa del declino non si capisce come tedeschi, francesi o olandesi possano essere esenti da colpe diversamente dai loro colleghi africani, sudamericani o magari serbi e bosniaci.

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