Calciopoli e quelle Informative che non dicevano tutto


Parlare oggi di "Calciopoli", almeno dal punto di vista sportivo, significa fare un tuffo in un passato che appare sempre più remoto. Sono trascorsi 4 anni da quell'estate del 2006 che cambiò totalmente il calcio italiano ed equilibri che sembravano ampiamente consolidati. Lo "tsunami", come è stato più volte definito, rovesciò tutto e non è nostro interesse dire se fu giusto o sbagliato. Non ha alcun senso, non con un processo penale ancora in corso e lontano dalla sua conclusione.

Però, c'è un però, possiamo parlare delle indagini, di quel materiale d'indagine che è servito (ritenuto sufficiente dai media e dall'opinione pubblica) a determinare quegli eventi le cui conseguenze hanno costruito il nostro presente, la più stretta attualità. Non si tratta di essere innocentisti o colpevolisti, si tratta di avere voglia di capire quali riscontri avevano le prove presentate dal Team del Tenente Colonnello Auricchio, ora che le difese hanno avuto la possibilità di replicare, di indagare, di fornire anche le prove a discapito.

Si tratta di prove che la pubblica accusa avrebbe avuto il dovere di portare alla luce e che nella migliore delle ipotesi non fu capace a trovare. Se 4 anni fa i quotidiani sportivi erano stracolmi di paginate di informative, pubblicate integralmente ed acriticamente senza sentire il bisogno di avviare nessun contraddittorio con gli accusati, trattati come appestati senza speranza, ora tocca in genere a pochi siti internet (la gran parte di ispirazione "juventina") cercare di dar conto, con incredibile ritardo, di quanto emerge a distanza di anni.

Nicola Penta, il consulente di Luciano Moggi che qualche mese fa ha portato alla luce le intercettazioni "dimenticate" che riguardavano le altre società, i siti Ju29ro, gli animatori dell'associazione Giù le mani dalla Juventus e il blog di Antonio Corsa combattono una battaglia che appare persa in partenza mentre i grandi media, sportivi e non, quelli che potrebbero realmente accendere i riflettori si sono auto imbavagliati e tacciono.

Proprio sul blog di Antonio Corsa è apparso oggi un interessante e particolareggiato dossier su una delle tante cose che "non tornano" nella tesi accusatoria: la partita Parma - Juventus del 6 Gennaio 2005, i rapporti fra Moggi e l'arbitro De Santis e la famosa sim svizzera a lui attribuita. L'articolo è lungo e particolareggiato, rigoroso confronto di tutti i documenti (cartacei, audio e trascritti) che riguardano questi fatti. La lettura può risultare frustrante per chi non è addentro agli argomenti, ma voglio stuzzicarvi richiamando un elemento certamente significativo che da un'idea dell'intero pezzo.

Si tratta di una conversazione fra l'osservatore arbitrale Boschi e Tullio Lanese, presidente dell'AIA. I Carabinieri la trascrivono diligentemente in una delle informative, con particolare attenzione ad una frase pronunciata da Boschi che raccontava di una sua precedente telefonata con il designatore Bergamo:


A tal punto BOSCHI interrompe il suo interlocutore, precisandogli “…poteva evitare di mandare anche DE SANTIS li voglio dire, tra l’altro mi ha chiamato poi BERGAMO ieri sera…” ed il LANESE alquanto sorpreso chiede cosa volesse ed il suo interlocutore precisa “…sai ha detto è delicata, bisogna stare attenti…- inc – …poi facciamo il 50% per uno !…”.

"50% per uno", eccola, la spartizione, l'arbitro De Santis corrotto, pedina (se non complice) della cupola moggiana. Peccato che di questa telefonata, o meglio di questo riferimento ad una spartizione in una telefonata fra Bergamo e Boschi, non vi sia alcun riferimento, nulla. L'ha dovuto scoprire, a distanza di anni (solo quando alle difese sono state consegnati i supporti informatici con le telefonate intercettate), Nicola Penta, per primo in grado di andare a trovare ed ascoltare tutte le chiamate intercorse fra l'osservatore arbitrale e il designatore.

Come mai i Carabinieri non ritennero di dover far rilevare che Boschi stava palesemente millantando? Perché quella che, in condizioni normali, sarebbe una semplice diffamazione è entrata a far parte delle prove (indiscutibili per i giornali e la gran parte dell'opinione pubblica) di un reato tanto grave come l'associazione a delinquere finalizzata alla truffa sportiva? A voi il giudizio.

A noi, che siamo troppo "piccoli" e non abbiamo certo problemi di sponsorizzazioni e partnership con soggetti che non amano il "revisionismo" su Calciopoli, piace segnalare quando spunta qualcosa di nuovo sull'argomento. L'abbiamo sempre fatto, continueremo a farlo.

Per chi volesse dilettarsi nella lettura del dossier questo è il link.

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