Riforma in Premier League: 25 giocatori a rosa di cui 8 "inglesi"


La rivoluzione vera e propria è partita solo dopo il fallimento della spedizione inglese ai mondiali sudafricani, ma già da circa un anno gli organizzatori del campionato inglese avevano in mente un'idea di questo genere. Più di un club della Premier League comincia solo adesso a fare i conti con una riforma che costringe, di fatto, a sfoltire in fretta e furia la propria rosa di elementi e a trovarsi senza un numero di giocatori sufficienti provenienti da stagioni "britanniche". Dal primo settembre, infatti, data di chiusura del mercato estivo, le 20 squadre della massima divisione inglese hanno l’obbligo di presentare un elenco di massimo 25 giocatori, otto dei quali devono aver giocato almeno tre stagioni in Inghilterra o in Galles, prima del compimento del ventunesimo anno d’età e indipendentemente dalla loro nazionalità.

Chi non rispetterà la nuova norma subirà una riduzione del numero di giocatori schierabili, tra quelli non provenienti dal vivaio. La lista varrà fino al 1 gennaio, quando si potrà inserire un numero illimitato di under 21. La lista, come quella per le Competizioni Europee, potrà essere aggiornata con altri elementi a gennaio, con la nuova sessione di calciomercato. La Federcalcio d'oltremanica ha fatto sapere che il provvedimento è mirato a tutelare i settori giovanili nazionali.


C'è apprensione soprattutto per quei club che non raggiungono, per il momento, il numero di 8 giocatori over-21 provenienti dai vivai inglesi o gallesi: il Chelsea ne ha solo 4, il Liverpool 5, l’Arsenal 6. Le due squadre di Manchester, City e United, che hanno rispettivamente in rosa 15 e 13 giocatori tesserabili come provenienti dai vivai, non dovranno far fronte a questo tipo di problema. Per il City il problema è uno solo: sfoltire (proprio ieri è stato ceduto Garrido alla Lazio).

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