Lazio, una tifoseria ostaggio. Oddo: "200-300 imbecilli: perché vanno allo stadio?"

La squalifica era nell'aria da giorni (una o due giornate si saprà quando l'Uefa ufficializzerà la decisione). Il club capitolino era sotto il tiro dell'Uefa e la sfida casalinga conto il Tottenham, durante la quale alcune decine di tifosi hanno intonato un coro antisemita, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un avvertimento, due, fino alla punizione scaturita in seguito alle due o trecento braccia tese in Curva Nord, alzate durante il canto dell'inno italiano e catturate dagli sguardi aguzzi degli osservatori dell'Uefa a bordo campo. Inutile parlare di complotto. La stragrande maggioranza della tifoseria laziale non è cascata dal cielo si aspettava la sentenza.

Sui forum biancocelesti il dito è puntato contro i soliti due o trecento idioti e sul come arginare l'annoso problema. Utilizza il termine imbecilli, invece, Massimo Oddo ex capitano della Lazio, in esclusiva ai microfoni di Spazio Lazio, sugli 88.100 FM di Elleradio:

“L’unico commento che si può fare è che non vogliono bene alla maglia, alla squadra per cui tifano. Mettono in difficoltà i ragazzi, la società e soprattutto l’onore dei colori biancocelesti. Come spesso succede poi si fa di tutta l’erba un fascio…e non è così. Questa piccolissima parte di imbecilli non capisco neanche perché vada allo stadio. E’ una cosa bruttissima, e chi ne paga le conseguenze è la Lazio. Purtroppo in Italia non succede neanche solo a Roma. Queste frange sono ovunque e te le ritrovi ovunque. Ci sarebbe poi da affrontare l’importanza della responsabilità oggettiva. Come fa la società a controllare queste cose? Uno può perquisire qualcosa, ma non certo le corde vocali di una persona. Mi dispiace tanto per i tifosi che tifano Lazio tranquillamente e pagano anche per questi”

Il presidente Claudio Lotito parla alla trasmissione Novanta Minuti, alla Rai, di sentenza spropositata, e annuncia ricorso:

"Sicuramente è un provvedimento abnorme rispetto alla realtà a Lazio ha fatto tutto quello che poteva e doveva per impedire che ciò avvenisse. Subire una squalifica di due giornate a porte chiuse, che provocherà un grave danno economico alla società e che impedirà ai tifosi di partecipare a un evento come questo, mi sembra assurdo. Non possiamo come club essere penalizzati per l'errore di pochi. Ricorso? Lo faremo, ma il problema non è la severità dell'Uefa, ma la capacità di attuare le pene per danni effettivamente recati. Ripeto e ribadisco tutti sanno quanto il sottoscritto ha fatto per prevenire e scongiurare fatti di questo tipo ottenendo risultati che nessuno a livello nazionale ha ottenuto. Bisogna fare una distinzione tra il tifoso delinquente che agisce di propria spontanea volontà e una tifoseria che si esprime civilmente. Non è possibile che un club paghi per errori di pochi singoli. Sono fatti inventati".

La società romana ieri mattina aveva inviato all’Uefa una memoria difensiva: secondo il club è stato compiuto un errore di valutazione perché non si sarebbe trattato di un saluto fascista bensì di un saluto di origine diversa, fatto da chi vuole scimmiottare i militari. Una difesa che appare piuttosto flebile, a tratti illogica e fuorviante. Il club è certamente vittima del problema insieme ai propri tifosi, ma parlare di saluto militare non ha senso. La punizione colpisce un'intera tifoseria. I biglietti nominali, le telecamere allo stadio e la tessera del tifoso, in questi anni sono serviti a poco. Bastano 200 - 300 persone per decidere le sorti di un club e arrecare danno ad altre persone.

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