Sampdoria, Delio Rossi: "Prima la salvezza, poi il rinnovo del mio contratto"


Delio Rossi è l'uomo della svolta. Con lui la Sampdoria in 10 giornate ha conquistato ben 18 punti, ritornando a vincere 4 gare interne di fila, come non succedeva ai blucerchiati in Serie A dal 2010. Per intenderci, se il campionato fosse iniziato nel 2013, la Samp sarebbe al secondo posto, dietro il Milan. E invece, considerato che la classifica contempla anche il pessimo inizio di stagione targato Ciro Ferrara, deve fare i conti ancora con la salvezza, che comunque si può considerare conquistata. 35 punti all'attivo e 14 di distacco dal terz'ultimo posto.

Rossi a La Gazzetta dello Sport ha raccontato che pensava "di impiegare più tempo per ottenere certi risultati", ma al contempo ha invitato tutti a mantenere alta la concentrazione sull'obiettivo, che resta quello della salvezza. Il tecnico, che per oggi ha annullato la seduta pomeridiana di allenamento, per rispettare la scommessa fatta e persa con i suoi giocatori (sulla gara di domenica scorsa contro il Parma che secondo Rossi i suoi non sarebbero riusciti a vincere), ha spiegato:

Mi fa piacere (che il Presidente Garrone avrebbe già rinnovato, Ndr) ma nel mio contratto c'è una postilla che prevede di rivederci prima di maggio per valutare il futuro. Prima vorrei avere la certezza di giocare in A l'anno prossimo.



Un uomo saggio (un "maestro" secondo lo stesso Edoardo Garrone) che però non rinuncia al sorriso durante gli allenamenti, sebbene la sua immagine sia stati negli ultimi mesi 'macchiata' da alcuni episodi di violenza non solo verbale (quando reagì agli insulti di Ljajic sulla panchina della Fiorentina o più recentemente quando rivolse il dito medio a Burdisso):

Voglio gente che sorrida. Non scarichiamo mica dei camion di mattoni. E poi non mi piacciono i tipi permalosi.

Rossi nell'intervista alla rosea ha infine svelato che l'amore per la Samp e per i suoi tifosi ha origini che risalgono a due anni fa circa, il 15 maggio 2011:

Ho pensato che un giorno mi sarebbe piaciuto allenare qui paradossalmente nel giorno della retrocessione Samp, quando vinsi a Genova con il Palermo. Alla fine loro furono applauditi da 20 mila persone con la morte nel cuore. 'In questo posto si può fare calcio', pensai. La logica comune dice che chi vince è più bravo e chi perde è un coglione, ma una cosa del genere mi era capitata solo a Bergamo.

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