Juve, Sorensen ha la stoffa del campione: "Vivo un sogno"


Spesso, spulciando le carriere dei calciatori che passano una vita in provincia, si nota che all'inizio del loro percorso avevano le carte in regola per sfondare: cresciuti in settori giovanili di grandi squadre, molti di loro bagnavano il debutto tra i professionisti entrando a dieci minuti dal termine in gare di fine stagione o di Coppa Italia, salvo poi perdersi tra prestiti, prestazioni opache e serie minori. E' molto più raro, invece, che un giovanotto di 18 anni, per via di congiunzioni astrali le più incredibili, senza aver mai giocato una partita tra i professionisti (neanche in patria, lui è danese) si ritrovi titolare nella Juve, per di più come difensore centrale. E poi di nuovo, contro la Roma di Totti e mille altre stelle. E poi sforni per 40 minuti una prestazione di assoluto valore, nell'infuocato Ferraris di Genova, aiutando la blasonata squadra bianconera ad ottenere i tre punti in terra ligure.

Storie di questo genere possono ascriversi nel grande libro delle favole che però rimangono tali, vuoi perché il fato ti toglie quanto in un baleno ti ha dato, vuoi perché le spalle alla fine si rivelano meno larghe di quanto sembrasse. Ma la storia di Frederik Sorensen potrà, chissà, essere un meraviglioso esempio di come nell'isterismo del calcio di oggi è possibile andare a pescare un 18enne nel Lyngby, pagare 20mila euro per il suo prestito e rendersi conto che tra le mani si ha un campione. Merito di Fabio Paratici, che Dio ci scampi dal sapere come aveva fatto a ritrovarsi sul taccuino il nome del biondo lungagnone, che il 31 agosto scorso piazzò il colpo (col senno di poi, "il colpo") sulla sirena: prestito con diritto di riscatto fissato a 130mila euro. Ora questo ragazzo vale già almeno dieci volte tanto.

Ma prima torniamo ai principi di settembre, due mesi e mezzo fa che paiono una vita. La Juve si accaparrò Sorensen dopo averlo visionato per l'intera estate, alla fine il Lyngby, seconda serie danese ma fresco di promozione, non potette trattenere il suo baby. Anzi, fu ben lieto di farlo partire per l'Italia, almeno a sentire le parole del suo ex allenatore Christian Nielsen:

"Questo trasferimento è perfetto per Frederik, gli dà la possibilità di provare il suo talento ai massimi livelli in uno dei club migliori in assoluto in Europa. Avrà l'opportunità di sperimentare la vita da professionista in un top club. Frederik ha l'esperienza e le competenze necessarie per far bene con la Juventus. Sono contento che il Lyngby sia riuscito a sfornare un altro talento che si trasferisce in un grande club europeo. Ciò sottolinea ancora una volta il buon lavoro svolto dalla società, poichè ben 16 ex nostri giocatori oggi giocano in squadre d'elite".

Anche "Lago", così è soprannominato il difensore, era emozionato, convinto di fare un mucchio di esperienza nella Primavera bianconera, come all'inizio effettivamente è stato:

"Per me è un'opportunità fantastica e io sono super felice per l'opportunità che mi offre la Juventus e per questo ringrazio il Lyngby. Ringrazio tutti gli allenatori e tutti i dirigenti di questo club e sono pronto per questa occasione. Non vedo l'ora di iniziare".

Poi però accade l'imponderabile: in serie si infortunano tutti, o quasi, i difensori della Juve, compresi alcuni compagni del danese nel settore giovanile, come Ferrero o Camilleri. Per la partita contro il Cesena mister Delneri non sa che pesci prendere, alla fine per forza di cose si fida di Sorensen che parte accanto a Bonucci. All'inizio le gambe tremano, i romagnoli vanno in vantaggio, i compagni di reparto gli passano la palla col contagocce e lui cerca di fare le cose più semplici: "Ho pensato che era la cosa peggiore che potesse capitare, il gol di Jimenez, ma poi ho cercato di pensare alla partita. E mi sono detto: stai concentrato e arriva in fondo". E lui in fondo ci è arrivato, mettendo in piedi, alla fine della fiera, una partita da ampia sufficienza.

Passano sei giorni ed ecco la Roma, dopo il turno infrasettimanale a Brescia; Delneri non ha Motta, squalificato dopo il giallo rimediato al Rigamonti, tocca ancora a Sorensen, da terzino destro. Neanche a dirlo, si disimpegna benissimo, fa i movimenti giusti, è più sicuro rispetto a sei giorni prima. Quindi arriva la trasferta di Marassi contro il Genoa, Motta si riprende la fascia destra, ma dopo cinquanta minuti lascia il campo a Sorensen, presenza numero 3 con la Juve a 18 anni e 7 mesi (forse fa più impressione sottolineare che è nato a Copenhagen nel 1992). Nei quaranta minuti è assoluto protagonista: per la prima volta fa vedere che il fisico possente che possiede è in grado di usarlo benissimo, ha tempi di anticipo eccellenti e, scoperta assoluta, dei piedi niente male. Profondità (l'assist per Iaquinta che a tu per tu con Eduardo si è inceppato con la palla nasce proprio da una intuizione del danese) e cambi di gioco, di prima.

Insomma, la promozione in prima squadra pare meritata perché, come si dice, tre indizi (come le sue presenze) fanno una prova. Ma chi è Frederik Sorensen? Timido o sfrontato? Un bell'articolo di Massimiliano Nerozzi, de La Stampa, ce lo ha presentato alla vigilia della sfida di Genova. Ecco alcune sue dichiarazioni, che meglio ci introducono questo ragazzo destinato ad avere un futuro fulgido avanti a sé:

"L'inizio dell'avventura non fu delle migliori, mi spaccai il naso in una partita delle giovanili bianconere a Chiusa Pesio, quest'estate. Scontro con un avversario, ma sono cose che capitano. Tornai in Danimarca col naso rotto ma il sogno stava diventando realtà".

Ora lo hanno inziato a conoscere non solo i compagni e i propri tifosi, ma anche gli addetti ai lavori. E allora fa progetti di radici in Italia:

"Voglio imparare l'italiano - racconta infilando già qualche parole in mezzo all'inglese - e per questo studio sei ore alla settimana. Delneri parla davvero veloce, è un po' difficile, ma cerco di capire tutto. Poi, alla fine, chiedo a qualche compagno (in inglese parla soprattutto con Bonucci e Chiellini, ndr). In campo uso l'italiano, e se me la vedo male, l'inglese. Io assomiglio a Kjaer? Lasciamo perdere, io sono appena all'inizio. Certo aver giocato già in Serie A ha sorpreso anche me perché pensavo di venire qui e farmi un anno in Primavera a imparare. Invece mi sono capitate queste due occasioni (ora tre, ndr). Un mix di capacità e fortuna. Del Neri mi ha detto di stare tranquillo e di non preoccuparmi. Ringrazio anche i miei compagni, che mi hanno dato consigli".

E' un giovanotto, ovvio che la famiglia lo stia seguendo: contro la Roma sugli spalti c'erano mamma, papà e fratellino di 15 anni Andreas, appassionato di golf a differenza di Frederik che gioca a pallone da quando aveva sei anni, aveva come idoli Vidic e, poi, Chiellini e dice di aver scoperto la Juve scegliendola alla Playstation: "Non è che guardassimo molte partite in tv, ora il videogame è reale e giocare qui è un sogno". Una bella storia, di cui ancora ignoto è il prosieguo: per il momento Sorensen ha dimostrato di avere grandi doti tecniche, fisiche e comportamentali, la fortuna pare essere dalla sua parte e i tifosi iniziano a conoscerlo e ad apprezzarlo. Complimenti a lui, ma anche a chi lo ha scovato nella Serie B danese: come andrà a finire?

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