Roma, lo spogliatoio scricchiola: i malumori di Borriello e Adriano


Strana squadra la Roma e il suo spogliatoio: dà come l'impressione di essere una nicchia ristretta, quasi chiusa, in cui i senatori hanno una grandissima voce in capitolo. Questa estate, come non accadeva da tempo, il mercato giallorosso si è mosso; va bene i parametri zero ma nella Capitale sono arrivati i fratelli Burdisso, e poi Castellini, quindi Simplicio e in attacco due nomi altisonanti come Borriello e Adriano. Tanto materiale nuovo per mister Ranieri che tuttavia sta faticando non poco a far integrare i nuovi al meglio, come scaturito dalle ultime indiscrezioni provenienti da Trigoria. Per carità, nessun caso, ma comunque segnali di minima insofferenza che se non sedati sul nascere potranno diventare patate bollenti in futuro; come accennato nel titolo, stiamo parlando proprio delle bocche di fuoco offensive, Marco Borriello e l'Imperatore Adriano.

Il centravanti napoletano fino ad ora ha convinto sul campo, pur non essendo titolare inamovibile dello scacchiere del tecnico testaccino; nove gol di cui otto all'Olimpico (e sotto la Sud), tanto sudore e abnegazione che a onor del vero non è mai stata caratteristica carente dell'ex milanista. Però pare che qualcosa non torni al calduccio dello spogliatoio, con Daniele De Rossi che pare abbia già battibeccato non poco col nuovo compagno che solo tre mesi fa aveva accolto con un pittoresco sms: "Annamo a vince". L'accusa mossa a Borriello è che critichi un po' troppo i colleghi sul rettangolo verde, quando non gli viene passata la palla o quando viene fatto male; a questo si aggiungono le reazioni del giocatore catturate dalle telecamere al secondo e terzo gol del Palermo (un gesticolare inopinabile come a dire, "andiamo bene!") e i mugugni dopo la sostituzione di Napoli o il non impiego dal primo minuto a Torino contro la Juve.

Insomma, il buon Marco deve imparare a rispettare i "vecchi" di un gruppo che spesso fa troppo quadrato su stesso risultando allo stesso tempo punto di forza e vero limite della Roma. Poi c'è Adriano: oggetto misterioso, non gioca o gioca pochissimo, che si sta allenando con professionalità e fuori dal campo non si sente per niente. Insomma, a parte i soliti immancabili chili di troppo, l'Imperatore pare stia rispettando le promesse comportamentali della vigilia, anche se non gioca. Così si è sfogato con educazione coi giornalisti brasiliani:

"Io sto bene, mi sento in forma, e non so perché non gioco. Evidentemente non rientro nei piani dell’allenatore. Non sono soddisfatto. Gioco troppo poco, e così è impossibile prendere il ritmo. Non ho mai giocato una partita intera finora, e non posso essere contento. Ronaldo mi ha chiesto di tornare in Brasile per giocare insieme. Ma gli ho detto che voglio rispettare il mio contratto con la Roma fino al 2013. Non me ne voglio andare via dall’Italia così come accadde con l’Inter: il mio desiderio è quello di restare alla Roma, e se me ne andrò sarà perché è la società a volerlo. Ma una cosa è chiara: voglio giocare. Non sono più un ragazzino. Gli anni passano e io ho bisogno di giocare".

L'ex Inter e Flamengo fino ad ora ha assaggiato il campo solo quattro volte, per altro sempre in spezzoni di partita. Col rientro imminente di Vucinic le opportunità per lui si riducono; perché Totti è intoccabile e Menez sta facendo bene. Insomma, i soliti nomi per il tridente che ormai ha sperimentato Ranieri. Non solo per il brasiliano, anche per Borriello si profilano tempi duri. E la Roma è sempre uguale, da anni.

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