Berlusconi: "Allegri? Non è comunista, peggio: è livornese!"


Matteo Renzi, sindaco di Firenze del Pd, ha fatto visita a Silvio Berlusconi nella sua residenza di Arcore. Un episodio che ha sollevato molte polemiche all'interno del centrosinistra e in particolare nella dirigenza del Pd che non ha lesinato dubbi sull'opportunità di tale visita, avvenuta all'interno di un'abitazione privata e non nelle sedi istituzionali. Controversie di partiti a parte, sembra che il tono ed i contenuti poco confidenziali del colloquio tra Renzi e Berlusconi abbiano travalicato i confini della sfera politica.

Il discorso si è spostato sul calcio ed in particolare sul Milan, allenato da Massimiliano Allegri. Nessuno, nel mondo del calcio, è obbligato a manifestare pubblicamente o al proprio presidente i propri ideali politici. E' una regola logica e scontata che riguarda la libertà personale e di pensiero di ogni lavoratore, ancor più se "esterno" a logiche e settori politici. Ma, inutile dirlo, qualche dubbio sensato sorge se si parla di Milan e della casa calcistica del premier più ostile ai comunisti.

E Allegri, nato a Livorno 43 anni fa, forse mai avrebbe immaginato un giorno di finire al Milan. Lui che citava le Brigate Rosse nella sua Livorno, nel bel mezzo di un puerile litigio con i carabinieri. Berlusconi, durante il colloquio con Renzi, se la cava con una battuta mettendo da parte lo sconosciuto credo politico di Allegri. "Si parlava di calcio - racconta il Sindaco - e lui si lamentava un po' del possesso palla del Milan nei finali di partita. Io gli ho detto: 'Ma lo lasci lavorare, Allegri, non è nemmeno comunista!' E lui: 'Comunista? Peggio che comunista: è livornese. Li-vor-nese, capisce?' ". "Ma questa, per favore, non la scriva - chiosa Renzi all'intervistatore de La Stampa - perchè magari Berlusconi s'arrabbia ancora più per il calcio che per la politica. In fondo, come me...".

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