Reja come Benitez, vince e sbotta: "Pronto ad andarmene"


Alzi la mano chi credeva che la Lazio, a due giornate dal giro di boa, fosse lì, a tre punti dalla vetta, squadra tosta che nel giro di una stagione è riuscita a voltare faccia in maniera incredibile. Un solo grande nuovo acquisto, il profeta Hernanes, e un condottiero che l'anno passato prese la barca che stava affondando e riuscì a condurla in porto senza danni. Ora, che a navigare ha cominciato lui e col timone ben saldo in mano, i biancocelesti veleggiano alla grande, nonostante Edy Reja debba molto spesso usare le maniere forti per farsi rispettare.

Già, perché ieri nonostante la sofferta ma comunque bella vittoria contro l'Udinese, il pubblico ha avuto modo e tempo di fischiare le scelte del tecnico, che poi alla fine aveva ragione: quando il trainer friulano ha sostituito Zarate con Kozak, l'Olimpico ha contestato apertamente Reja e Zarate stesso sembrava contrariato. Peccato per loro che il giovane attaccante ceco ha poi propiziato il gol vittoria disturbando Zapata sul corner decisivo. E che dire dell'uruguaiano Alvaro Gonzalez? Mandato in campo all'ultimo minuto, neanche voleva entrare.

Come se fosse una umiliazione per lui entrare sul terreno di gioco per appena 60 secondi e infatti al triplice fischio di Gervasoni non ha neanche esultato e ha imboccato subito il tunnel degli spogliatoi. Insomma, di fronte ai microfoni Reja si è sfogato e a vedere bene non a torto:

"In questo modo non si costruisce niente di buono. Sono i giornalisti ad alimentare i malumori dello spogliatoio, perché danno sempre risalto alle esclusioni e fanno di questa piazza un ambiente difficile. Se opero una scelta e lo stadio mi fischia, non mi va bene. Io non boccio nessuno, ma tutti si devono mettere in testa che i cambi vanno accettati. La società deve intervenire, qui non ci sono fenomeni, certi comportamenti sono da condannare. Quando arrivai alla Lazio, riscontrai le stesse insofferenze".


Ma il buon Edy non si ferma qui. Prima riserva un stoccatina anche per Hernanes ("Non sono i compagni che non lo servono, è lui che ogni tanto si appoggia sulla branda"), poi proprio come Benitez 24 ore prima chiede rinforzi ("Ora la classifica richiede di intervenire sul mercato"), quindi alla fine minaccia: "Se non vi vado bene, parlate con il presidente e mandatemi a casa. Io in Friuli tornerei molto volentieri". Diplomazia zero e una bella strigliata a un ambiente (giocatori, tifosi, stampa) che probabilmente non sa essere umile e lavorare senza voli pindarici: a ben vedere caratteristiche di un uomo che viene dal Friuli.

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