Il Palermo non vinceva fuori casa da più di un anno (primo aprile 2012, 1-3 a Bologna) e in questa stagione lontano dal Barbera aveva raccolto la miseria di 6 punti in 15 partite: anche per questo il successo di questo pomeriggio sulla Sampdoria ha un sapore speciale, tre punti che potranno rivelarsi decisivi in chiave salvezza. Perché la squadra che pareva ormai scarica e spacciata dopo il ko casalingo contro il Siena, è tornata in corsa grazie alla cura somministratagli da Giuseppe Sannino, l’allenatore precipitosamente allontanato dallo scriteriato Maurizio Zamparini dopo appena 3 giornate (2 sconfitte, contro Napoli e Lazio, e un pari interno contro il Cagliari) e ritornato con la grinta necessaria per dare la scossa a un gruppo smarrito e al limite della depressione.

L’ex allenatore di Varese e Siena è senza ombra di dubbio l’artefice delle due vittorie consecutive dei rosanero (a proposito, anche questo non era mai successo in questa stagione), sei punti che proiettano i siciliani a quota 27, gli stessi di Genoa (con una gara in meno, stasera a Napoli) e Siena, anche se ad oggi ad essere salvi sarebbero i toscani in virtù degli scontri diretti. Grinta a bordo campo e iniezione di fiducia a giocatori e ambiente, Sannino ha puntato sull’orgoglio ma anche su una sapiente gestione tattica di un gruppo comunque sufficientemente buono per mantenere la categoria; la sua bravura consiste anche nel saper spegnere facili e inutili entusiasmi dopo le ultime buone prestazioni: “Siamo ancora malati, in questo momento saremmo retrocessi. Ci godiamo questa vittoria che ci voleva tantissimo, ma dobbiamo dimenticarla subito perché non abbiamo ancora fatto nulla“.

Per Sannino fondamentale sarà lavorare sulla testa dei suoi calciatori, conscio delle difficoltà, enormi, che ci sono state fino ad ora e che ci saranno da qui alla fine del campionato:

“Cosa non è andato quest’anno? Alla base ci sono state le difficoltà nell’amalgamare un gruppo nuovo, all’inizio forse non ci siamo capiti. I ragazzi devono capire che alla base ci deve essere sempre una grande cultura del lavoro, non basta la tecnica. In questo momento questi ragazzi non devono essere spinti solo perché si è accesa una speranza, devono restare concreti e pensare che in questo momento siamo ancora retrocessi. Abbiamo fatto tanto ma ci manca ancora tantissimo, i miei ragazzi hanno capito che il cuore può andare oltre tutti i limiti tecnici e tattici. La piazza sta cominciando a crederci, la squadra si è guardata negli occhi e ha capito cosa doveva fare. Il problema è che abbiamo dei giocatori che non sono abituati a lottare per certi obiettivi, bisogna lottare tanto per emergere, non bisogna lasciarsi andare quando manca ancora del tempo alla fine della partita, come nel caso del gol subito”.

Uomo della svolta palermitana? Senza Josip Ilicic, lontano parente del giocatore abulico e smarrito della gestione Gasperini, decisivo come non mai contro Roma e Samp:

“Il vero Ilicic? Non so, ma vorrei rivedere quello di oggi ancora. Ha fatto una gara di grande sacrificio, anche se lui resta un giocatore anarchico. Secondo me ha dei mezzi straordinari, ogni domenica può sorprenderci, ma deve anche pensare al sacrificio e al lavoro per i compagni, ed è quello che sta facendo in queste ultime partite”.

Sannino guarda il calendario e sa che non sarà per niente facile da qui alla fine: quattro in casa, tre fuori, tra le big le trasferte allo Juventus Stadium, la Fiorentina al Franchi e l’Inter al Barbera, ma anche il derby al Massimino di Catania. La prossima però sarà in casa contro il Bologna, partita cruciale per tentare di arrivare alla terza vittoria di fila e toccare così quota 30 punti. Pochi, ma abbastanza per tornare a sperare: solo poche settimane fa pareva un miraggio parlare di salvezza.

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ultimo aggiornamento: 07-04-2013


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