Samp, Cavasin stranamente si elogia: "Sono un fenomeno"


In questa stagione è successo due volte che un allenatore esonerato dal proprio club sia stato poi richiamato: Iachini a Brescia (con intermezzo di Beretta) e Rossi a Palermo (solo un mese per Cosmi alla guida dei rosanero). Dopo l'ennesima batosta patita dalla Sampdoria, sconfitta interna contro il Lecce e baratro Serie B sempre più incubo plausibile, anche Mimmo Di Carlo potrebbe tornare sulla panchina dei blucerchiati, dacché il suo sostituto Alberto Cavasin in poco meno di un mese ha ottenuto il minimo sindacale: 4 partite e un solo punto, 0-0 col Chievo, con i liguri in gol una sola volta, ieri contro i salentini (inutile per altro il gol di Maccarone sullo 0-2).

I numeri sono impietosi, la Samp precipita senza alcun accenno di ripresa, il cambio di guida non ha sortito alcun effetto e, come preventivabile, al termine della gara del Marassi sono "scoppiate" pesanti contestazioni fuori lo stadio genovese all'indirizzo della squadra, critiche tutto sommato giustificabili e per fortuna civili. Eppure il buon Cavasin, ripetiamo impalpabile la sua mano su questa squadra davvero in crisi d'identità, al termine della partita si è mostrato grintoso più che mai ai microfoni dei cronisti, facendo contorti ragionamenti che alla fine hanno portato a una sentenza quasi paradossale: il trainer trevigiano si è definito un fenomeno.

"Il pensiero di essere mandato via non mi ha sfiorato: ma se devo dire la mia, sarebbe il peggio del peggio" ha subito precisato Cavasin, che poi ha analizzato il momento nero dei blucerchiati:

"Io da quando sono qui ho risolto diversi problemi, non fra i giocatori, il gruppo è sano, questo lo posso dire. Ma altre cose, diciamo fisiologiche, di un gruppo che è andato in difficoltà e che si è trovato davanti tanti piccoli problemi che con l'allenatore nuovo si andavano a rimediare automaticamente nel tempo. Potevamo anche vincere la mia prima gara a Catania, ma ci vuole del tempo prima di sistemare le cose, circa un mese-quaranta giorni. Io sono qui da un mese, quindi non cerco scuse".

Chiede tempo l'allenatore sampdoriano, anche se ne è rimasto davvero poco: 6 partite, e la prossima è a San Siro contro la capolista Milan. Ancora sulla squadra e sui suoi presunti meriti:

"Rinconfermo che nel gruppo non c'erano rotture, c'erano solo alcuni giocatori che magari non giocando erano scarichi e pensavano di meritarsi il posto. Anche la condizione fisica ne ha risentito perché la squadra perdeva sempre, e l'allenatore (Di Carlo, ndr) era in difficoltà da due mesi. I giocatori scontenti, allenandosi con intensità inferiore, hanno poi perso un pò di condizione. Ma non dò nessuna colpa a Di Carlo, queste sono cose che si ereditano. In questo mese abbiamo sistemate tantissime cose, magari sfumature. Mi sembra che le cose non siano peggiorate, forse i risultati sì, ma anche la prestazione di oggi dimostra che la squadra è viva e in palla. Quello che ho a disposizione è un santo gruppo; e dopo tutto questo non sono un fenomeno, di più, ad averlo ancora come me adesso che mi segue e lotta. Sì, sono un fenomeno".

Va bene il Milan, poi ci sarà la trasferta di Bari e la gara casalinga contro il Brescia: non sono ammessi ulteriori passi falsi.

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