Parma umiliato anche dall'Udinese. Ora è crisi.

Stefano Pioli E ora è crisi vera. I gol dell’Udinese si abbattono come un uppercut sul mento di Stefano Pioli e dei suoi giocatori e il Parma è ufficialmente al tappeto: il quinto knock-down consecutivo manda i gialloblù all’angolo a medicarsi le ferite ma ormai gli occhi pesti e le botte prese rivelano una squadra barcollante cui anche i tifosi più irriducibili, un po’ stupidamente, voltano le spalle forse più rasseganti che inviperiti. Le cifre, purtroppo, sono inequivocabili e impietose: un punto in sei giornate, cinque sconfitte consecutive, nessun gol segnato in casa (a fronte di nove incassati), tre soli segnati fuori ma bilanciati da altri cinque subiti, ultimo posto in classifica insieme con il Chievo, al netto delle penalizzazioni che, a sentire l’atmosfera gli umori del Palazzo, sembra che presto porteranno la Lazio davanti e Reggina e Fiorentina a un passo.
Insomma peggio di così non poteva cominciare questa stagione: mai i gialloblù, neanche nelle annate più difficili (l’ultima di Malesani, quelle di Ulivieri e Baldini), erano partiti così male e mai nella loro storia avevano subito tre sconfitte casalinghe consecutive. E questo, al di là delle oggettive difficoltà di calendario (rispetto all’anno scorso la squadra ha in meno “solo” i tre punti con la Sampdoria), deve essere motivo di riflessione per Pioli che a questo punto ha il dovere di raccogliere almeno sette punti nel trittico Ascoli – Reggina – Atalanta per restare attaccato al treno salvezza ed evitare di innescare un circolo vizioso che ingoierebbe la squadra come in una voragine che ha per fondo la Serie B.

Sia chiaro, l’impresa è tutta nelle corde di crociati perché, per quanto possa sembrare strano dopo l’ennesima umiliazione casalinga, la squadra c’è, gioca, fa la sua parte, ma manca sempre nei momenti cruciali sia nella propria area sia in quella avversaria. La mancanza di attenzione, concentrazione e cattiveria sotto porta è la causa di questo rendimento: troppi gol regalati e troppi altri divorati per poter pensare di impensierire squadre oggettivamente più forti come Milan, Roma, Fiorentina e Udinese. Eppure nessuna di loro ha davvero dominato il Parma, neanche la Roma: semplicemente sono state più presenti nei momenti in cui si decideva il match.

Non è comunque solo questione di testa: emergono limiti tecnici di alcuni giocatori e limiti tattici dell’intera squadra che non sempre sembra agire come una formazione, ma spesso i singoli si lanciano in azioni estemporanee. Giusto quindi responsabilizzare Pioli su un duplice versante: da una parte provare a rivedere alcune scelte tecniche e alcune gerarchie, dall’altra lavorare ulteriormente su un sistema di gioco e farlo apprendere a tutti i giocatori come si farebbe a Scuola Calcio. Individui il modulo più adatto ai giocatori a disposizione e lo faccia mandare a memoria a prescindere dalla presenza o meno di Morfeo che non è né la panacea della squadra, né la scusa da accampare quando non c’è.

Da una parte, una volta recuperati anche Ferronetti e Fernando Couto, bisognerà capire se l’attuale assetto difensivo è il migliore. Paci, pur non nella sua giornata migliore come è apparso ieri, appare indispensabile ma Contini e soprattutto Castellini e il solito impresentabile, impreciso, distratto Coly possono essere avvicendati. Il giovane Rossi, per quanto inesperto, potrebbe metterci quel plus di grinta e di determinazione che talvolta sembra mancare dalle parti di De Lucia. A centrocampo Ciaramitaro ha abbondantemente fallito e forse anche Pioli ormai inizia a rendersene conto, mentre Grella sembra precipitato paurosamente ai livelli di due anni fa: Bolaño fa il suo, ma non è certo da lui che si possono pretendere ricami o giocate illuminanti; da questo punto di vista concedere gli spiccioli a Dessena, lasciando Cigarini e Savi a marcire in panchina e in tribuna sembra un delitto. Tutto, poi, si lega alla disposizione tattica che, a mio parere, dovrebbe essere con tre centrali con un vertice basso (Cigarini) e un tridente che si disponga in linea in assenza di Morfeo o con l’abruzzese dietro due punte quando è in campo. In questo secondo caso Gasbarroni potrebbe fare la seconda punta per non doverlo sacrificare a esigenze tattiche. Resto comunque convinto che Morfeo sia più utile a partita in corso e che un tridente di partenza con Gasbarroni e Muslimović (o Pisanu, o Kutuzov…) sugli esterni sia il sistema più efficace. L’ultimo nodo da sciogliere riguarda Paponi: il Budan dell’ultimo mese ha palesato limiti eccessivi, al tecnico tocca capire se lanciando in pista il diciottenne in questo momento delicato sono maggiori i rischi (di bruciarlo) o i benefici (in termini di movimento, sponde, voglia di battersi e tiri come evidenziato anche ieri nella mezz’oretta giocata già sullo 0-3). Non invidio Pioli, ma spero che presto i risultati gli diano ragione.

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