DiBenedetto: Quanto è costata la Roma agli americani?


Tom DiBenedetto e i suoi soci, hanno firmato ieri a Boston il contratto preliminare di acquisto di una quota di controllo della AS Roma S.p.a., una liberazione dopo quasi 9 mesi di trattative. L'imprenditore americano si è lanciato in proclami impegnativi ("vogliamo vincere come ha fatto Berlusconi con il Milan") e i giornali sono impegnati, in verità già da diverse settimane, nel raccontare i futuri ambiziosi e costosi piano per il calciomercato della Roma.

Partiamo da un punto fermo: DiBenedetto ha fatto un ottimo affare. Negli scorsi mesi i media avevano rilanciato indiscrezioni, mai confermate, sulle cifre messe in campo dai 5 contendenti che avevano presentato le offerte vincolanti all'advisor Rothschild. Si trattava, appunto, di Thomas DiBenedetto, del fondo di Abu Dhabi Aabar, di quella di altri misteriosi investitori Usa-Medioriente, di quella dell'imprenditore Giampaolo Angelucci e di un non meglio precisato gruppo francese.

Il fondo Aabar, socio di minoranza di Unicredit, sembrava il favorito con un'offerta da 140-150 milioni di euro, Angelucci si era spinto fino a 90 milioni di euro. Erano cifre reali? A giudicare l'operazione delineata nel comunicato di ieri notte pare improbabile. Il gruppo guidato da DiBenedetto era accreditato di una disponibilità, fra acquisto e aumento di capitale, di circa 120 milioni di euro. Le somme non tornano, l'impegno iniziale sarà decisamente inferiore, nell'ordine di 80 milioni di euro.

Il meccanismo è piuttosto complesso. Cerchiamo di interpretarlo.

Roma agli americani: conferenza stampa di DiBenedetto e del dirigente di Unicredit, Fiorentino

Roma agli americani: conferenza stampa di DiBenedetto e del dirigente di Unicredit, Fiorentino
Roma agli americani: conferenza stampa di DiBenedetto e del dirigente di Unicredit, Fiorentino
Roma agli americani: conferenza stampa di DiBenedetto e del dirigente di Unicredit, Fiorentino
Roma agli americani: conferenza stampa di DiBenedetto e del dirigente di Unicredit, Fiorentino


Il 67% delle azioni dell'AS Roma passeranno ad una nuova Holding costituita ad hoc e partecipata al 60% dalla società di DiBenedetto e al 40% da Unicredit. Il prezzo di questa operazione è di 60.3 milioni di euro, prezzo unitario per azione 0,6781 euro contro l'1.17 della quotazione in borsa di ieri. Un bel risparmio, qualcuno ingenuamente potrebbe parlare di un "prezzo stracciato", ma per questo genere di operazioni si tratta di un valore basso, non di un regalo.

La nuova holding acquisisce per 10 milioni di euro anche le due società ASR Real Estate S.r.l. e Brand Management S.r.l., la prima proprietaria essenzialmente del centro sportivo di Trigoria, la seconda delle attività legate al marchio dell'AS Roma. La cifra totale è dunque pari a 70.3 milioni. Agli americani tocca dunque una quota, euro più euro meno, di 48 milioni, 28 saranno a carico di Unicredit che riveste il ruolo sia di venditore che di compratore soltanto per quanto riguarda il pacchetto azionario.

L'intera operazione è subordinata a due prestiti all'AS Roma Spa. Il primo da 10 milioni di euro (rimborsabili in 10 anni) da parte di Roma 2000 S.r.l. (per semplificare, la famiglia Sensi) a titolo di "vendor loan" (un prestito che il venditore accorda all'acquirente), il secondo da 30 milioni di euro da parte della stessa Unicredit da rifondere in 5 anni.

In pratica la nuova Roma a maggioranza americana contrae debito, da subito, fatto salvo che è impossibile sapere al momento se e quanti milioni di euro provengano dal patrimonio di DiBenedetto e soci o siano a loro volta prestiti frutto di operazioni finanziarie. Qualche dubbio in merito c'è, soprattutto guardando alla carente biografia dello Zio Tom, poco noto anche negli ambienti economici di Boston, la sua città d'origine.

C'è ovviamente anche il capitolo OPA, l'offerta pubblica d'acquisto, che la nuova holding che controlla la Roma è obbligata a proporre al mercato per il 33% delle quote azionarie che fanno parte del cosiddetto flottante. L'OPA dovrebbe avere luogo e terminare durante il terzo trimestre di quest'anno, da luglio a settembre, allo stesso prezzo per azione pagato da DiBenedetto e da Unicredit, 0,6781 euro. Dipenderà da come risponderà il mercato con i suoi tanti piccoli azionisti, ma se nella migliore (o peggiore, punti di vista) delle ipotesi tutti i soggetti dovessero aderire all'offerta staremmo parlando di altri 30 milioni di euro (18 DiBenedetto, 12 Unicredit).

Non finisce qui, ci sono da coprire i debiti che la Roma sta producendo nell'attuale gestione, una cifra ancora da quantificare e per questo è stato già previsto un aumento di capitale da 35 milioni di euro da chiudere entro l'anno, circa 21 a carico degli americani e 14 a carico di Unicredit.

Complessivamente (acquisto azioni, acquisto Trigoria e Marchio, OPA e aumento di capitale) DiBenedetto dovrà versare una cifra vicina agli 80 milioni di euro. Unicredit dall'operazione ha un guadagno, ma resta comunque coinvolta con una quota importante nella società, oltre ad essere la banca che finanzia la liquidità attraverso il prestito.

Guardando questi conti, frutto di un'analisi del comunicato stampa e non del contratto firmato, sembrano poco pertinenti alcune ricostruzioni giornalistiche (come quella di Paolo Assogna per Sky Sport) che raccontano di Unicredit "definitivamente convinta dalle grosse disponibilità economiche di Pallotta, uno dei soci di DiBenedetto".

Ci sono i fiumi di parole e il mare d'inchiostro che racconteranno di una "nuova Roma americana" capace di forti investimenti per il calciomercato, ma a guardare la formula d'acquisto non sembra proprio che l'AS Roma sia finita nelle mani di uno sceicco arabo dalle mani bucate, quanto piuttosto ad un gruppo di sconosciuti investitori americani che hanno congegnato un'operazione finanziaria con grande attenzione, evitando accuratamente di esporsi troppo.

Siamo soltanto all'inizio, e su qualsiasi progetto si faranno sentire presto (nel giro di 3-4 stagioni) gli effetti del fair play finanziario imposto dall'Uefa che legherà la capacità di spesa delle società ai ricavi. Lo stesso Tom DiBenedetto l'ha sottolineato più volte in conferenza stampa, anche se ai media entusiasti ed entusiasmati dall'ottimismo a stelle e strisce dei tifosi romanisti non è sembrato il caso di sottolinearlo.
La vera partita, per tutti, si giocherà sul piano della capacità dei dirigenti scelti dai proprietari delle squadre più che sui grossi patrimoni di qualche patron con la voglia matta di buttare via centinaia di milioni di euro. Questa potrebbe essere la miglior notizia per i tifosi della Roma, in fin dei conti.

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