Maradona: "Ci dopammo con l'Argentina per qualificarci ad Usa 94"


Diego Armando Maradona ha lanciato accuse pesanti nei confronti del presidente AFA e vicepresidente FIFA Julio Grondona. Tra i due non scorre buon sangue da diverso tempo e si erano riavvicinati solo nel biennio tra il 2008 e il 2010 quando lo stesso Grondona affidò la nazionale a Maradona salvo poi esonerarlo dopo i mondiali in Sudafrica accusandolo, tra le altre cose, di fare ancora uso di sostanze stupefacenti. Da allora i due si sono più volte beccati a distanza con Maradona che ha anche deciso di querelarlo per diffamazione.

Ieri si è aperto un nuovo capitolo tra i due con Maradona che ha accusato il suo ex presidente di aver dopato i calciatori dell'Argentina prima dello spareggio con l'Australia per aiutare la nazionale albiceleste a qualificarsi alla fase finale di Usa 94. Secondo Maradona ai giocatori venne data una sostanza sciolta nel caffè che "regalava" ai giocatori una resistenza maggiore del normale:

''Ti davano un caffe' veloce, nel caffe' ci mettevano qualcosa e correvi di più. Sapete perché non ci furono controlli antidoping ne' in Australia, ne' nel campo del River?'', dice il Pibe alla tv argentina facendo riferimento a entrambe le gare. Perché altrimenti l'Argentina non sarebbe andata ai Mondiali. C'era l'imbroglio e Grondona lo sapeva''

Maradona, che proprio durante quel torneo fu trovato positivo all'efedrina in un controllo antidoping, ha dichiarato di non volersi fermare alle parole e di essere pronto ad andare fino in fondo alla vicenda anche di fronte agli organi competenti: ''Con chi ho preso il caffè, con chi mi sono seduto, perché non ci fu antidoping''. Grondona però non ha perso tempo ed ha subito replicato a queste accuse negando di aver fatto somministrare ai giocatori sostanze dopanti, ma ammettendo di aver impedito i controlli antidoping. Grondona ha rigirato la frittata sostenendo di aver agito in questo modo per proteggere proprio lo stesso Pibe de Oro:

"Maradona non c'era nelle qualificazioni e arrivava da un processo di recupero per un problema di doping chissà se, per sbaglio, per paura che potesse accadere qualcosa, ho fatto in modo che nell'ultima partita non ci fossero controlli antidoping, perché arrivavano giocatori che non erano nel mio paese e non si poteva sapere cosa avevano preso o cosa avevano smesso di prendere. Allora ci si è accordati con l'Australia si sapeva tutto e anche i media erano consapevoli del fatto che non c'era il problema del doping. Tanto a Buenos Aires che in Australia non ci sono stati controlli antidoping. Questo non vuole dire che si fece affinché si dopassero, ma è quello che si vuole fare intendere".

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