Ridateci il sogno




“Dimmi cos’è che me fa senti importante anche se nun conto niente, che me fa, quando sento le campane la domenica mattina” recita forse il più bell’inno scritto in Italia per una squadra di calcio.

Ora questa frase sembra una delle tante frasi che si dicono nelle canzoni, fatta magari più di fantasia e di pomposità che di sensazioni reali.
Invece non è così perché Antonello Venditti coglie nel segno. Esprime alla perfezione quello che prova (anzi che provava) un tifoso alzandosi ogni domenica mattina, prima di andare allo stadio.
Un tifoso da stadio di domenica si alza, si veste, indossa la sciarpa, va a fare colazione sempre nello stesso bar (dove la partita del pomeriggio dalle 7 del mattino a quel momento si è già giocata 1000 volte e si è conclusa 1000 volte con un risultato diverso).
E ancora, si compra la gazzetta, si guardano le formazioni, si telefona alla fidanzata giurandogli che questo sarà l’ultimo anno di abbonamento, anzi che “già quest’anno non volevo abbonarmi, ma gli amici hanno insistito così tanto e non ho avuto il coraggio di dire di no” e che dal prossimo anno passeremo tutte le domeniche insieme, magari a pranzo con i tuoi e poi in quel centro commerciale dove insisti tanto per portarmi.
Io sono d’accordo con chi sostiene che la malinconia è la gioia di essere tristi ed è proprio per questo che sono felice di aver vissuto quei momenti.
Oggi seguo il calcio dal divano, non vado allo stadio, non vado in trasferta e la mia squadra vince più di prima, ma non è la stessa cosa.
Cerco invano di convincermi che è meglio così perché non devo sbattermi più di tanto, posso pranzare tranquillamente a casa, e poi il divano è comodissimo altro che la curva, dove la partita si guarda in piedi e sotto l’acqua quando piove.
Mentre io mi godo la partita dalla poltrona, Zeman è seduto in panchina e non può più fumare, la Juventus gioca in B perché si è scoperto che Moggi comprava le partite, il campionato è diluito in 10 tappe sparse in un fine settimana, non ci si può togliere la maglia per esultare e ad anni alterni non si può andare ad esultare sotto la curva.
Gli stadi sono semivuoti, le coppe sono a gironi e hanno perso il patos.
Oggi io sono vecchio e il calcio è più vecchio di me, ma si tinge i capelli.
Ma cosa avete combinato!

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