Marco Materazzi si racconta alla Gazzetta dopo dieci anni di Inter

marco materazzi

Marco Materazzi si è raccontato in un lunga intervista pubblicata oggi dalla Gazzetta dello Sport, l'ormai ex difensore nerazzurro ha ripercorso i dieci anni vissuti all'Inter. Un periodo lunghissimo fatto di grandi gioie e qualche delusione, alla fine però il bilancio è comunque positivo e nella sua bacheca personale può vantare quasi tutti i trofei compreso il Mondiale tedesco e la Champions League vinta con Mourinho. Materazzi adesso è senza squadra, gli piacerebbe continuare a giocare per un anno ancora e aspetta un'offerta allettante, altrimenti per lui è pronto un posto nel settore tecnico delle giovanili nerazzurre.

Il suo addio è arrivato un po' come un fulmine a ciel sereno, quando alla scadenza del contratto mancava ancora un anno. Principale responsabile di questa decisione l'ex allenatore nerazzurro Leonardo che di fatto lo ha scaricato, per lui Matrix non ha certo parole gentili e parla apertamente di tradimento:

"Alla fine della scorsa stagione mi è stato detto che non rientravo più nei piani del vecchio allenatore, che fosse stato per lui non avrei fatto parte neanche della lista Champions: una specie di 'minaccia', ma il motivo vero non lo conosco".

Il brasiliano lo ha definito "impegnativo", quasi scomodo, Materazzi però nega di essersi mai lamentato delle tante panchine e se c'è una cosa che può rimproverare al tecnico è la mancanza di chiarezza, dote che di sicuro non mancava a Mourinho:

"Pare che io sia stato definito 'impegnativo'. Non può essere perché sono uno che se non gioca si incazza: non ho mai, neanche una volta, fatto casino per non aver giocato, perché arrivato ad un certo punto avevo accettato il fatto che una o 50 partite non mi avrebbero cambiato la vita: essere affrontato guardandomi negli occhi invece sì, me la cambia. Il vecchio allenatore diceva sempre che io davo tutto, in campo e fuori, no? Bene: senza fare casino e senza incazzarmi, ho fatto notare che nonostante questo alla fine non avevo giocato neanche la 'mia' Coppa Italia. E che forse con un po’ di turnover in più l’Inter avrebbe fatto ancora meglio. Mica turn over solo pro Materazzi: pro tutti quelli che, se erano all’Inter, evidentemente erano da Inter".



I tifosi e gli ex compagni non hanno però fatto mancare il loro sostegno al loro idolo di tante battaglie e ancora oggi continuano a stargli vicino, questo è uno degli aspetti che lo fanno sentire orgoglioso di aver fatto la storia dell'Inter. C'è anche spazio per un rimpianto legato allo Special One:

"Non mi manca l’affetto dei compagni e dei tifosi: ogni giorno mi arrivano 3-4 telefonate da Pinzolo, ho il telefonino pieno di sms, la gente mi incontra e mi dice che senza di me non è la stessa Inter. È stato per lo stesso affetto nei confronti di tutta l’Inter che non ho puntato i piedi: se lo avessi fatto, magari sarei stato un indesiderato per qualcuno, ma non certo per la maggioranza. Un grande rimpianto è stato il non aver avuto Mourinho come ultimo allenatore: lui quelli forti di carattere li affrontava, anche a brutto muso, e li faceva crescere".

Materazzi non ha avuto il piacere di conoscere Gasperini, il nuovo allenatore nerazzurro, ma gli augura comunque di ottenere grandi successi a Milano, ricordandogli che non sarà affatto semplice:

"Forse anche Gasperini ha fatto scelte diverse rispetto a una mia conferma, ma io non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo e lui non mi conosce: è meno grave. Una cosa mi interessa che sia chiara: lasciare l’Inter un anno prima non è stata una mia decisione. Mi sono adeguato e a Moratti come ultima cosa ho detto: 'Avrei rinunciato a tutti i soldi dell’ultimo anno di contratto per poter vincere i quattro trofei che l’Inter potrà vincere quest’anno'. L'Inter ora ha un allenatore che hanno chiamato Gasperson anche se non ha mai avuto i giocatori che ha avuto Ferguson. Adesso li ha: una bella bici Pinarello e la deve pedalare, per far vedere che quel soprannome lo merita davvero".

Materazzi ha scelto anche il suo erede, quello che vestirà la maglia numero 23, si tratta di Ranocchia:

"La maglia numero 23 la diamo a Ranocchia. Lui ha paura che sia un po’ pesantina, ma io ho preteso che sia così, perché sono sicuro che per almeno dieci anni la onorerà e sono orgoglioso che la porti un ragazzo di Perugia che io ho spinto per avere all’Inter. Anche i tifosi devono essere orgogliosi che continui ad esserci un 23 in campo: come lo sono stati, lo siamo stati, che un solo numero, l’unico possibile, il 3 di Facchetti, fosse ritirato".

Materazzi è orgoglioso della sua carriera e dice che rifarebbe tutto, anche le cose meno belle come il cazzotto a Cirillo. Poi tra una battuta velenosa su Benitez ("Rispondo con le parole che Jamie Carragher ha scritto nella sua autobiografia: Benitez è uno di quelli che sanno talmente tutto loro che se lo incontri un sabato sera al pub, dopo cinque minuti gli tiri un cazzotto".) e i ricordi di quelle magiche notti tedesche che lo hanno portato a diventare Campione del Mondo, parla del suo futuro più immediato:

"Mi sono dato tempo fino a fine agosto: se arriva un’offerta che mi gratifica gioco un altro anno, altrimenti c’è già un accordo per iniziare a lavorare in società. Inizierò collaborando con Piero Ausilio: settore giovanile e scouting di giocatori. Magari il patentino per allenare lo prendo, ma penso sia un ruolo troppo impegnativo: anche per uno impegnativo come me...".

Un'intervista che ha confermato tutte le caratteristiche di questo giocatore dal carattere impulsivo e passionale, uno che non si tira mai indietro quando c'è da combattere anche a rischio di andare talvolta un po' oltre il lecito. Questo è Marco Materazzi, prendere o lasciare, gli interisti non hanno mai avuto dubbi su quale delle due alternative scegliere.

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