L'Inter passa a Parma, ma quanta fatica!

La paratona di De Lucia su Cruz
E così è finita come da pronostico con la vittoria della squadra più forte. Ma se il pessimo Saccani avesse fischiato la fine al novantesimo, come accadeva vent’anni fa, l’1-1 non sarebbe stato uno scandalo per nessuno per quanto si era visto in campo fin lì. E soprattutto per quello che non si era visto: non si erano visti i 19 punti di distacco in classifica, non si era vista la differenza tra una multinazionale costruita per vincere tutto e una provinciale che lotta con i denti e con l’anima per la salvezza, non si era visto il gap di capacità finanziaria che permette a Moratti di spendere fantastiliardi ogni estate per completare la sua collezione di figurine e costringe invece Zamagna a fare le nozze coi fichi secchi, facendo il mercato come se fosse la spesa della serva.
Diciamolo: a un romantico del calcio un pareggio sarebbe piaciuto di più. E d’altra parte l’Inter ha giocato da capolista solo il quarto d’ora finale quando Pioli ha arretrato un po’ troppo il baricentro della squadra facendo capire ai suoi (ma anche all'Inter) che il punticino gli garbava non poco; lì la differenza l’ha fatta la panchina perché se al posto dell’implacabile Budan di questi tempi è dovuto entrare niente meno che Fernando Couto, al posto dell’applauditissimo ex Crespo è entrato el jardinero Cruz, di gran lungo il miglior giocatore di quest’Inter (che infatti normalmente langue in panchina) che ha risolto la gara a modo suo.

Ma fin lì la gara era stata equilibratissima, fissata sull’1-1 da due magie dei rispettivi centravanti: prima Zlatan Ibrahimović ha ubriacato Paci e trafitto il rientrante Bucci con un destro da manuale, poi Igor Budan ha girato in porta di prima intenzione di sinistro un cross a mezz’aria di Bocchetti ristabilendo la parità e firmando la sesta rete in campionato e la sesta consecutiva di una serie iniziata a Odense. Da lì in poi Il Parma era stato bravo a tenere bene il campo all’Inter che non si era più fatta pericolosa, salvo un’incredibile occasione per Crespo che, commosso dall’affetto del Tardini, ha ciabattato in curva da due passi la più facile delle palle gol. Ma nel secondo tempo è stato Muslimović ha trovarsi a tu per tu con Julio Cesar e a ciccare clamorosamente la palla tra un dubbio di fuorigioco e un “adesso come tiro?”.

Lo schema di Pioli, quindi, ha retto benisssimo, complice un’Inter un po’ svagata in mezzo al campo, dove ha pesato l’assenza di Stanković, e poco ispirata in zona rifinitura dove ha pagato la pessima serata di Figo, ridicolizzato da Bocchetti (non Briegel…) sulla fascia e impalpabile come trequartista, fino alla sostituzione. Poi lo scollamento nel finale a causa dell’infortunio di Budan, che il tecnico ha sostituito con un difensore passando alla difesa con tre centrali, ha fatto saltare un po' di meccanismi e lì alla fine il Parma è andato in sofferenza, una sofferenza cha esaltato il neo-entrato Alfonso De Lucia, inizialmente in panchina per la prima volta in stagione.

Il portierino crociato, subentrato a sua volta all’infortunato Bucci, in una sorta di rito catartico che lo purificasse dalle critiche, spesso ingiuste, di stampa e tifosi, si è superato in tre occasioni: una volta con l’aiuto del palo e di un irritante Ibrahimović lentissimo nel ribadire in porta, su una punizione maligna di Grosso (unico lampo di una brutta serata anche per lui), e soprattutto su un colpo di testa di Cruz destinato nel sette opposto, deviato con un colpo di reni e una reattività che rivelano doti atletiche non comuni. Peccato che la catarsi del giovane portiere di Nola non sia durata fino al sesto dei minuti di recupero: l’ennesima craniata di Cruz lo ha costretto a lasciare la palla lì e siccome l’argentino non è Ibra ci ha messo un attimo a scaraventarla in gol. Poteva essere una favola, invece il veleno, come al solito (Torino, Siena…) era nella coda.

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