Premier League sconfitta dai pub: dall'Europa lo stop alle frontiere dei diritti tv


La sentenza della Corte di giustizia europea a proposito di territorialità dei diritti tv nel calcio potrebbe dare il via ad una vera e propria rivoluzione nel mercato televisivo del vecchio continente e le conseguenze potrebbero allargarsi anche ad altri campi diversi dal calcio, come gli altri sport o i film. Tutto parte da una causa intentata dalla Premier League contro Karen Murphy, proprietaria del Red, White and Blue, un piccolo pub di Portsmouth. La donna per risparmiare sull'abbonamento Sky , circa 480 sterline al mese, aveva comprato un decoder greco con la scheda dell'emittente ellenica Nova, in questo modo riusciva a ridurre il canone di oltre il 75%, pagando solo 118 sterline mensili.

La Premier League, spalleggiata dai grandi gruppi BSkyB e Espn, ha chiesto alla Murphy un risarcimento di 8000 sterline, la donna senza pensarci troppo ha portato il suo caso fino alla Corte di giustizia europea. In Lussemburgo hanno deciso che "una normativa che vieti l'importazione, la vendita o l'utilizzazione di schede di decodificazione straniere è contraria alla libera prestazione dei servizi": tradotto, in un ottica di libero mercato ogni cittadino europeo è libero di accedere ai programmi satellitari scegliendo il gestore anche tra quelli fuori dai confini nazionali. Inoltre è da considerarsi non lecito il "versamento di un supplemento da parte delle emittenti televisive per assicurarsi un esclusiva assoluta", dal momento che "tale pratica può condurre a differenze di prezzo artificiose tra i mercati nazionali compartimentati".

Appare chiaro come questa sentenza potrà rivoluzionare il mercato dal momento che le emittenti satellitari potranno e dovranno fare i loro conti su una base di pubblico che comprende tutti i paesi dell'Unione Europea e di conseguenza potrà esserci concorrenza tra emittenti di diverse nazioni. Le leghe nazionali in compenso potrebbero iniziare a vendere più volte nello stesso paese i diritti tv in base alla lingua parlata dai commentatori. Tutto a vantaggio dei telespettatori che potranno scegliere l'offerta che più si addice alle loro esigenze e soprattutto alle loro tasche. Un esempio pratico: ammesso che non ci interessi il commento di Caressa e Bergomi possiamo benissimo scegliere di sottoscrivere un abbonamento con un'emittente satellitare portoghese in grado di offrirci il prodotto a cui siamo interessati a condizioni più vantaggiose.

La Premier League l'ha comunque spuntata su un punto e cioè quello della trasmissione nei luoghi pubblici. La Corte di giustizia ha infatti sentenziato che i novanta minuti di una partita di calcio non possono essere considerati come protetti da copyright, lo stesso però non può dirsi delle sigle di apertura e chiusura, di eventuali grafiche personalizzate che riproducano i loghi della lega o di highlight prima del fischio di inizio o fra i due tempi. Per questo i locali pubblici avrebbero bisogno di un'autorizzazione speciale per poter trasmettere, anche con una scheda straniera, per non infrangere la legge del diritto di autore. In parole povere si può trasmettere tutto liberamente a patto che non ci siano loghi o sigle coperte da copyright, per questo è facile ipotizzare come la leghe proveranno a tutelarsi assicurandosi di inserire elementi protetti da copyright durante tutto l'arco dell'incontro.

La questione da un punto di vista legale è abbastanza intricata ed è sicuro che giganti come BSkyB e Espn, dopo aver speso miliardi per i loro diritti tv, non staranno a guardare e lasceranno partire la loro controffensiva. La sentenza però può avere conseguenze esplosive, molti hanno già definito la signora Murphy, la Bosman dei diritti tv. Si spera che da tutto questo scaturiscano dei vantaggi per i consumatori, spesso vittime delle posizioni di monopolio delle emittenti tv.

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