La paura di vincere

Roberto Donadoni

Alcune squadre italiane hanno dimostrato in queste ultime giornate di essere affette dalla stessa sindrome, quella della paura di vincere. Gli ultimi sorprendenti risultati hanno messo in luce soprattutto questo aspetto.
Non è importante quale sia l'obbiettivo, si può lottare per un posto in Europa come per la salvezza, il risultato spesso è drammaticamente lo stesso.
In quest'ottica si possono analizzare almeno tre dei risultati dell'ultima giornata di campionato.

Prendiamo il Livorno, la squadra ha cambiato da poco allenatore, sor Carletto ha preso in mano una squadra che era stata dipinta molto peggio di come la realtà suggeriva, si parlava di spogliatoio in crisi, di un tecnico, Donadoni, che nonostante l'ottimo lavoro svolto aveva contro i senatori del gruppo. La campagna di Mazzone non sta procedendo secondo le aspettative del vulcanico Spinelli che, a sua detta, vedeva questo cambio necessario per consolidare i sogni UEFA.

Parliamo del Messina, un gruppo che l'anno scorso ha raggiunto abbastanza agevolmente la salvezza, sfiorando in alcuni momenti della stagione addirittura il sogno di uan storica qualificazione in Europa. Lo stesso gruppo quest'anno soffre, arranca, attinge dalle sue risorse, non così scadenti, ottenendo pareggi di prestigio con la Juventus. Si tira fuori dalla zona bollentissima e quando manca un piccolo passo per stare finalmente più tranquilli si perde. Giocando bene, dominando, sprecando, cos'è questa se non paura di vincere?

E il Treviso? Ha lamentato, a ragione, torti arbitrali abbastanza evidenti, quasi imbarazzanti a volte. E' stato detto più volte che la squadra mancava solo di un po' di "fortuna" che non era poi così male viste anche le circostanze che l'avevano portatata a disputare il massimo campionato. Tutto vero, tutto lecito, fino al gol di Amoruso in pieno recupero: una partita da vincere per tornare a sperare, una partita persa per smettere (forse?) di lottare.

Di questa situazione godono quelle squadre che hanno saputo scacciarsi di dosso questa paura, se mai ne hanno avuta, formazione spavalde, ciniche, magari non bellissime da vedere ma, classifica alla mano, sicuramente deliziose agli occhi dei tifosi.
Il Parma finalmente può respirare, il Cagliari è tornato a divertire e a divertirsi, la Reggina ormai è smalizata come una veterana della serie A, infine l'Ascoli ripescato in extremis è ora tranquillo in zona sicura. Sono solo alcuni esempi presi dall'ultima domenica, ma se ne potrebbero fare altri.

Il calcio italiano ha bisogno di liberarsi dai tatticismi esasperati e deve cominciare a divertirsi di nuovo, per divertire ancora, solo così si può pensare di ottenere buoni risultati, prima di tutto, poi magari si può anche lamentare la poca affluenza di fondi da parte delle tv e cose del genere.

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