Capello: "Mai all'Inter, è destino"


Ci sono storie che sono destinate a restare incompiute. Una di queste riguarda Fabio Capello e l'Inter, due nomi che non si sono mai incontrati in questi decenni. "Ho avuto tanti contatti sia da giocatore, quando avevo 18 anni ed Herrera mi voleva ma il presidente della Spal disse no a Moratti padre, che da allenatore, ma si vede che non è destino", spiega Capello ai giornalisti presenti a Treviso, nel corso di un master sul business dello sport. Il commissario tecnico dell'Inghilterra consiglia ai nerazzurri una "cura digestiva": "Le difficoltà dell'Inter? Ha vinto tanto, campionato, Champions League, Mondiale e ha fatto indigestione perché erano anni che non vinceva nulla".

Capello ha sempre avuto la fama di sergente di ferro, ma anche quella di padre capace di elargire bastone e carota ai calciatori che ha allenato. E' il caso di Antonio Cassano, talento imbizzarrito e ancor più quando ad allenarlo era Capello: "Cassano sta migliorando rispetto a Madrid dove certe compagnie, vedi Ronaldo, un genio ma con poca cultura del lavoro, hanno complicato la vita al giocatore barese". E ai giovani presenti consiglia di essere umili: "Come in tutti i lavori anche in questo ambito l'umiltà è la dote più importante per arrivare in alto. E ' importante non sentirsi mai arrivati, essere curiosi, andare in giro per il mondo e comportarsi in modo molto umile''.

Per Capello le esperienze all'estero sono arricchimenti di cui andare fieri:

"Essere andato all'estero è stata un'esperienza che mi ha arricchito molto. Devi capire subito in che città alleni, in che Stato alleni, altrimenti diventa difficile, e poi capire che giocatori hai tra le mani e in base a quelli creare una mentalità di gruppo e uno stile di gioco".

E' stato spesso accusato di difensivismo, un'etichetta ormai impressa nella sua carriera:

"Nella mia squadra cerco sempre di trovare un leader o dei leader che tengano la squadra e poi ci vuole massimo rispetto, che significa arrivare in orario agli allenamenti, andare a tavola tutti assieme, comportarsi in una certa maniera, avere rispetto per la società che ti paga. Nel primo anno a Madrid giocavamo con 4 attaccanti ma sono passato sempre per difensivista, forse perché col Milan vincemmo uno scudetto segnando pochi gol. Ma quando hai un'etichetta te la porti appresso".

E infine una chiosa su Del Piero e su una sua squadra, il Real Madrid:

"Io sono stato l'allenatore di Del Piero ma sono anche amico di Andrea Agnelli. Io credo che tra i due sia finito in pareggio, perché l'estate scorsa Del Piero è riuscito a mettere dentro un gol firmando il rinnovo del contratto ed ora Agnelli ha cercato di pareggiare ed ha preso il palo. Il Real Madrid? Non solo è all'altezza del Barcellona ma è anche in grado di vincere il campionato"

(Fonte Eurosport)

  • shares
  • Mail
11 commenti Aggiorna
Ordina: