In Spagna comanda il Levante: la storia pazzesca della squadra valenciana


Quando un paio di mesi fa la Liga è cominciata il copione, scritto e riscritto come accade da qualche anno ormai, pareva sempre quello: lotta a due tra le eterni rivali, il Real Madrid e il Barcellona. Così le merengues esordivano rifilandone 6 fuori casa alla Real Saragozza, i blaugrana sventolavano la manita in faccia al Villarreal; e poi c'era il Levante, neopromossa che al debutto in Liga dopo due anni di purgatorio in seconda serie, pareggiava 1-1 a Madrid contro il Getafe e, 7 giorni dopo, strappava uno 0-0 al Sardinero di Santander. Poi è successo qualcosa di inspiegabile e clamoroso: i blaugrana di Valencia iniziano a vincere, e poi a rivincere, quindi a vincere ancora, sei volte messe in fila. E così all'ottava giornata ora il Levante è primo, da solo, in testa alla Liga: 20 punti, nessuno ha fatto meglio della squadra allenata da Juan Ignacio Martinez, una vita ad insegnare calcio nella provincia spagnola.

Sette giorni fa tre schiaffi al Malaga al Ciutat de Valencia: da Cazorla a Van Nistelrooy, da Toulalan a Joachin fino a Demichelis e Maresca, i ricchissimi andalusi dovettero inchinarsi alla terribile banda valenciana, età media 32 anni ma una carica e una corsa, mista a fortuna (che arriva quando la si cerca), che sta incantando il Futbol iberico. Ieri sera l'apoteosi; complice il pari del Barcellona col Siviglia, al Madrigal di Villarreal il Levante giocava per l'incredibile primato solitario. Un derby, affrontato da grande, con uno 0-3, il secondo di fila, che lascia poco spazio alle repliche: doppietta di Juanlu e gol di Koné, lo stesso che stese il Real Madrid a settembre. E poi le vittorie prestigiose con Espanyol e Betis Siviglia, il tutto condito da una difesa da urlo (solo 3 gol subiti, miglior retroguardia del torneo).

Ma perché questo Levante, squadra che tre stagioni fa abbandonò la Liga subendo 75 gol e facendo una manciata di punti (era subissata dai debiti e in panchina c'era un certo Gianni De Biasi), ora vola da neopromossa alla sua settima esperienza nel massimo campionato spagnolo? Questa domanda se la stanno facendo in molti in Spagna, e nessuno riesce a capire i motivi di questa favola: c'è chi ipotizza sia un fuoco di paglia dovuto al caso, chi al calendario così duro da dare motivazioni extra in avvio di stagione, chi maligna che 6 espulsioni a favore sono un bonus con cui è facile arrivare ai tre punti, di fatto il Levante vince e convince, con pochi soldi e tanta passione. Dunque che squadra ha messo in piedi il presidente Quico Catalan?

Pochi soldi e tanta intelligenza, nessuna pretesa di strabiliare ma obiettivo continuità sulla scia dell'ottima stagione in seconda serie l'anno passato. Così spulciando la rosa del Levante si leggono i nomi dell'ex interista Farinos (arrivato dall'Hercules con cui, dopo 5 anni, aveva chiuso non rinnovando il contratto) e dell'ex Chelsea Del Horno, presente anche l'anno passato; e poi Juanfran, difensore ex bandiera del Celta Vigo con 11 presenze con la Spagna in curriculum, ma anche il marocchino El Zhar, già al Liverpool dal 2006. In porta l'ex nazionale uruguaiano Munua, mentre i gol arrivano fondamentalmente da Juanlu, 31enne al terzo anno a Valencia, Koné, in passato al Siviglia delle vittorie in Europa, e Barkero, classe '79 arrivato quest'anno dal Numancia. Insomma uno strano mix che sta funzionando: nei prossimi sette giorni due partite (c'è il turno infrasettimanale) che potranno dire molto, dato che il Levante affronterà Real Sociedad in casa e Osasuna a Pamplona. Se sono davvero grandi, i blaugrana "poveri" non dovranno fermarsi.

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