Luis Enrique è pronto a perdonare Tassotti dopo 17 anni dalla famosa gomitata

Sono passati più di 17 anni da 9 luglio 1994, quando in un pomeriggio afoso a Boston Italia e Spagna si contendevano l'accesso alle semifinali dei mondiali americani. La sfida se la aggiudicarono gli azzurri vincendo per 2-1, Roberto Baggio a tre minuti dalla fine siglò il gol vittoria, dopo che Caminero era riuscito a pareggiare la rete dell'altro Baggio, Dino. Ma l'incontro è rimasto impresso tanto nella memoria collettiva degli italiani quanto in quella degli spagnoli per la famosa gomitata rifilata in piena area da Mauro Tassotti a Luis Enrique, che provocò la rottura del naso all'asturiano e l'ira di tutto il popolo iberico. L'arbitro, l'ungherese Puhl, non vide nulla ma il milanista fu punito con otto giornate di squalifica, per la prima volta grazie all'uso della prova tv, che di fatto misero la parola fine alla sua carriera in azzurro.

Ora che lo spagnolo è approdato in Italia come allenatore si presenta l'occasione affinché i due possano incontrarsi e magari finalmente chiarirsi. L'allenatore in seconda del Milan ha rivissuto la vicenda in un'intervista concessa al Corriere della Sera, ha parlato di quello che accadde in quel caldo pomeriggio americano e del suo sincero pentimento per quel gesto violento che inevitabilmente è rimasto legato al suo nome. Tassotti è pentito, ma lo era già l'istante dopo aver dato la gomitata, e assicura che non ci fosse stata nessuna premeditazione:

"Purtroppo è una cosa che è diventata parte integrante della mia carriera. Ho fatto una stupidata... Una grossa stupidata di cui ero già pentito un minuto dopo. Sapevo che questa vicenda sarebbe uscita visto che ora lui allena la Roma. Ero pronto. Nella carriera di un calciatore ci sono episodi fortunati ed episodi sfortunati. Non potrai mai sapere come andrà a finire un'entrata su un avversario. Di sicuro non c'era premeditazione, è stata una cosa istintiva. Cercavo di guadagnare una posizione in area, ricordo che il finale di quella partita era concitato, gli spagnoli volevano il pareggio a tutti i costi. Mi sono sentito tenere per la maglia e ho allargato il braccio. Mi dispiace per lui. So di avere fatto male a un collega in un contesto importante come un Mondiale. Nulla. Mi diedero 8 giornate di squalifica, quella fu la prima volta in cui venne utilizzata la prova tv. Può immaginare come possa sentirsi uno che ha preso una mazzata di 8 giornate. E dire che non ero neppure un ragazzino.


Da quel giorno i due non hanno avuto occasione di chiarirsi. O meglio, una volta si sono incontrati in occasione di un'amichevole a Washington tra Milan e Barcellona, Tassotti era già vice di Ancelotti mentre l'allenatore della Roma era ancora in attività come calciatore, ma lo spagnolo era ancora troppo arrabbiato e non volle concedere il suo perdono all'italiano. Ma ora anche Enrique non è più "un ragazzino" e forse sembra finalmente arrivato il momento per una pace attesa quasi due decenni. Il milanista si dice disponibile a stringergli la mano all'Olimpico e a quanto pare anche il nuovo tecnico della Roma è riuscito a mettere da parte il livore nei suoi confronti:

"Sono passati 17 anni e questo significa che siamo più vecchi di 17 anni... questa è la vera vergogna. Non ho nessun problema con lui. Quello che è accaduto è una storia vecchia. Sono cose successe sul campo e lì sono rimaste. Io so che tipo di persona è lui: ha giocato con Rijkaard e lui poi ha allenato me e so che pentito da tanto tempo. Gli stringerò la mano come la stringerò ad Allegri".

La storia ha avuto largo spazio anche sulla stampa spagnola, segno che il codazo di Tassotti è rimasto scolpito anche nella loro memoria. Ma gli anni sono il miglior rimedio per spegnere i vecchi rancori, in questo lungo periodo la Spagna ha avuto la sua rivincita sull'Italia eliminandoci quattro anni fa dall'Europeo che poi hanno conquistato. Appuntamento quindi a domani, ore 18:00, Stadio Olimpico, per assistere alla storica stretta di mano tra Tassotti e Luis Enrique.

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