
Socrates non ce l’ha fatta a vincere l’ultima battaglia: l’ex centrocampista brasiliano, ricoverato da due giorni per un’infezione intestinale, si è spento nella notte brasiliana all’età di 57 anni, quando qui in Italia erano circa le 7:30 di questa mattina. Il Dottore, così era soprannominato grazie alla sua laurea in Medicina anche se non ha mai esercitato la professione, lascia una moglie e sei figli, la sua scomparsa è stata accolta con tristezza e sgomento in tutto il paese sudamericano. Socrates è stato un simbolo del calcio verdeoro degli anni ‘80, capitano di una nazionale spettacolare che pur tuttavia non riuscì a vincere niente.
Socrates ha iniziato la sua carriera nel Botafogo di Ribeirão Preto con cui gioca per quattro stagioni, fino al 1978. Poi si trasferisce al Corinthians, ci resterà fino al 1984 e verrà ricordato per il curioso caso della “democrazia corinthiana”: i giocatori si rifiutarono di sottostare ad un allenatore e per tre anni decisero di autogestirsi, si dice che i metodi di allenamento fossero durissimi, quasi in stile militare. Nel frattempo Socrates diviene famosissimo, è capitano del Brasile nel 1982 ai mondiali di Spagna. Molti vedevano proprio nella Seleçao la squadra favorita per la vittoria finale, a spegnere i loro sogni di gloria ci pensò l’Italia di Bearzot e di Paolo Rossi, autore di una tripletta, in una partita entrata ormai nell’immaginario di ogni tifoso azzurro.
Nel 1984 sbarca nel nostro paese per vestire la maglia della Fiorentina, resterà nel nostro paese soltanto un anno dopo aver collezionato 25 presenze e messo a segno 6 reti. Il brasiliano, nonostante il bottino rispettabilissimo messo da parte, non si adatta allo stile di gioco del calcio italiano e agli allenamenti preferisce spesso le sigarette, la birra e le lunghe discussioni fino a notte fonda sulla politica: capisce insomma che forse il calcio del suo paese è più congeniale ad uno pieno d’estro e genialità come lui e torna in patria per vestire la maglia del Flamengo prima e quella del Santos poi, dove chiude la carriera. Lo si vedrà in campo per una manciata di minuti nel 2004, all’età di 50 anni con il Garforth Town, squadra dilettantistica inglese di cui è stato anche allenatore.
Nonostante Socrates sia sempre stato considerato uno dei più forti calciatori di sempre, è stato anche inserito nella Top 100 di Fifa, nella sua carriera ha vinto pochissimo. In pratica nella sua bacheca troviamo soltanto tre campionati paulisti vinti come la maglia del Corinthians. Il suo grande rimpianto, come detto, è sempre stato quello di non essere riuscito a guidare il Brasile verso una vittoria: nelle due edizioni mondiali, Spagna 1982 e Messico 1986, a cui ha partecipato si è dovuto prima arrendere all’Italia di Bearzot, pur andando in gol contro gli azzurri, e poi alla Francia di Platini che fece fuori i verdeoro ai rigori: risulterà decisivo l’errore dal dischetto del Dottore. In Coppa America si è invece dovuto accontentare di un terzo e di un secondo posto nel 1979 e nel 1983.
Il 4 dicembre 2011 cala il sipario sulla vita di uno dei giocatori più geniali della storia del calcio, famoso per le sue geometrie, ma anche per la buona attitudine alla realizzazione, per il suo tiro potente e preciso accompagnato da doti di palleggio sicuramente al di sopra della media. I tifosi lo amavano per il suo look che sembrava più quello di un tennista o di un leader politico di estrema sinistra: come non ricordare i suoi ricci fluenti spesso contenuti da fasce elastiche e la sua barba a cui non ha mai rinunciato neanche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo. Mancherà a tutti i brasiliani che hanno accolto con estrema tristezza la notizia, ma mancherà a tutti noi appassionati di calcio in giro per il mondo.
fate_ride
04 dic 2011 - 15:00 - #1R.I.P.
il-moderatore-di-ignoranza
04 dic 2011 - 20:31 - #2Un mito nel ruolo