Calciopoli, un'investigatore rivela al Corsport: "E' stata una cosa forzata"


Una preziosissima intervista anonima condotta da Edmondo Pinna del Corriere dello Sport rivela particolari interessanti su Calciopoli, il processo sportivo che ha scombussolato la Serie A, qualche anno fa. L'investigatore che ha avuto un ruolo di prim'ordine secondo il quotidiano romano, ha chiesto all'intervistatore di preservare l'anonimato.

I telefoni intercettati all'inizio delle indagini erano appena due: "Parlavano di stupidaggini, niente di che...", afferma l'investigatore. Poi spuntarono le utenze di Moggi. Auricchio, il tenente colonnello del Nucleo Investigativo dei Carabinieri e Di Laroni, maresciallo capo dei Carabinieri, decidevano quali passaggi mettere nell'informativa.

L'importanza del contenuto delle intercettazioni era contrassegnata dai "baffetti", rossi o arancioni. Le telefonate cominciavano ad essere troppe e molte sono andate perse, conferma la voce anonima. Per negligenza, per "pilotare" l'inchiesta o semplicemente per mancanza di tempo non è dato sapere. L'investigatore conferma che molte telefonate ritenute di massima importanza non sono finite nell'inchiesta. La scheda svizzera intercettata era di Luciano Moggi, ma è rimasta spenta per svariati giorni.

L'investigatore minimizza il famoso incontro tra Andrea e Diego Della Valle da una parte, Mazzini e Bergamo da un'altra: "Non hanno detto niente. Ci sono le immagini, Diego e Andrea che scendono dal furgoncino, che si sono incontrati con Bergamo. Hanno dato più rilevanza a questo che non facendo sentire l’audio". Infine una considerazione finale emblematica sulla vicenda:

"Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po’, ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite, partite veramente truccate, dove l’arbitro è stato veramente coinvolto. Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all’eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a.... Bisognava dimostrare che c’era un’associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l’associazione? Così è un’altra cosa... E’ una questione di prestigio, di carriera".

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