Motivazioni sentenza Calciopoli: "Il campionato 2004/2005 è stato regolare"


Ieri mattina presso il tribunale penale di Napoli sono state depositate le motivazioni della sentenza del processo Calciopoli che l'8 Novembre scorso ha visto condannare Luciano Moggi ed altri 15 imputati. Sfogliando le 561 pagine redatte dal collegio giudicante, presieduto da Maria Teresa Casoria, si possono cogliere alcuni spunti interessanti che meritano un'attenta riflessione. Nel decreto è spiegato il perché sia stata emessa una condanna per frode sportiva ed associazione per delinquere nonostante nel corso della fase dibattimentale siano state smentite molte delle teorie accusatorie dei Pm.

"...trattandosi di reato di tentativo (la frode sportiva ndr.) questo non ha la necessità della conferma, che il dibattimento in verità non ha dato, del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004/2005 a beneficio di questo o quel contendente".

Per giudicare Luciano Moggi colpevole, come il resto degli imputati, è bastato individuare il "tentativo" di frode sportiva, anche se questa poi nella fattispecie non si è mai concretizzata perché "il risultato finale del campionato di calcio non è stato alterato". Il reato è configurabile secondo i giudici nel comportamento di Moggi che era mirato ad influenzare il lavoro dei designatori e degli arbitri.

"Il continuo e prolungato chiacchierare... che effettivamente può configurare la trasmissione del messaggio potenzialmente idoneo a spingere i designatori, e talora anche gli arbitri, a muoversi in determinale direzioni piuttosto che in altre... esistenza di un quadro sociale delle condotte indicativo di una generalizzata tendenza a conquistare il rapporto amichevole, in funzione del suggerimento, con designatori e arbitri, che pero' non e' di per se idoneo, ad avviso del collegio, a precludere il giudizio sui reati".

In buona sostanza anche se Moggi aveva un comportamento simile a quello di dirigenti di altre società di calcio, questo non fa cambiare il giudizio sul modo di operare dell'ex Dg della Juventus. Concetto che viene rafforzato dall'intimo convincimento dei giudici, che hanno ritenuto credibile l'ipotesi dei magistrati secondo la quale Moggi avrebbe distribuito schede straniere ad arbitri e designatori. Circostanza smentita da tutti gli imputati fatto salvo Paolo Bergamo che ha ammesso fin dal primo momento di aver ricevuto una scheda "protetta" da Moggi che però, secondo i due, sarebbe stata utilizzata con finalità diverse da quelle che ipotizzate dai Pm.

"...sono sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate nel cumulo con il contatto telefonico ammantato di clandestinità rappresentato dall'uso vicendevole delle schede straniere".

I giudici hanno criticato aspramente il lavoro dei magistrati, come quello degli altri soggetti che hanno condotto le indagini, sottolineando come le accuse si siano fortemente ridimensionate in dibattimento:

"Non può essere trascurato il dato del ridimensionamento della portata dell'accusa che deriva dalla parzialità con la quale sono state vagliate le vicende del campionato 2004/2005, per correre dietro soltanto ai misfatti di Moggi, dei quali sono state accertate modalità, quanto alle frodi sportive, al limite di sussistenza del reato di tentativo, con conseguente ulteriore difficoltà dell'aggancio alla responsabilità del datore di lavoro, fornitore dell'occasione all'azione criminosa".

Queste motivazioni hanno confermato per l'ennesima volta come i sorteggi arbitrali all'epoca dei fatti non fossero stati truccati:

"Incomprensibilmente il pubblico ministero si è ostinato a domandare ai testi di sfere che si aprivano, di sfere scolorite, e di altri particolari della condizione delle sfere, se il meccanismo del sorteggio, per la partecipazione ad esso di giornalista e notaio, era tale da porre i due designatori Bergamo e Pairetto, nell'impossibilità di realizzare la frode. Che il sorteggio non sia stato truccato, così come hanno sostenuto le difese, è emerso in modo chiaro durante il dibattimento".

I Pm, sempre secondo la sentenza, avrebbero inoltre enormemente ostacolato il compito della difesa non solo con "l'abnorme numero" di telefonate intercettate, in alcuni casi anche occultate, ma soprattutto per come l'indagine si è sviluppata sulla base di "congetture" e con l'ausilio di testimoni che hanno sostanzialmente disturbato inutilmente l'attività processuale.

"La difesa è stata, se non in diritto, almeno in fatto, molto ostacolata nel compito suo proprio dall'abnorme numero di telefonate intercettate, oltre centosettantunmila, e del metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura, emerso al dibattimento...Le vane parole pronunziate da alcuni testimoni, tra questi Martino e Nucini... inconsistenza di Nucini vagliata per tempo dal PM di Milano".

La sentenza spiega anche perché la FC Juventus Spa non sia stata riconosciuta responsabile in solido del comportamento di Moggi, e quindi condannata a sua volta a risarcire le parti civili:

"Sul versante passivo, il tribunale stima che non può essere accolta la domanda nei confronti del responsabile civile Juventus s.p.a., sotto il profilo della frattura del rapporto organico con il datore di lavoro, generata dall'esercizio da parte dell'imputato Moggi di un potere personale avente manifestazioni esteriori esorbitanti dall'appartenenza alla società, noto come tale ai competitori, messi infatti in allarme, così come ampiamente dimostrato dagli atti del processo, dalle caratteristiche del suo potere, da tutti indistintamente i competitori primieramente collegato all'universo dei calciatori rappresentati dalla GEA"

La sentenza nelle sue motivazioni è piuttosto controversa, ma anche estremamente chiara in alcuni passaggi. Il campionato 2004/2005 è stato regolare, così come lo erano i sorteggi. Moggi è stato condannato per aver intrattenuto rapporti poco limpidi con i designatori e gli arbitri, secondo la sentenza utilizzando anche schede "protette", al fine di ottenere un vantaggio in ambito sportivo, anche se poi questa circostanza non è stata dimostrata con i fatti in tribunale.

La sentenza di condanna in primo grado resta, ma certamente queste motivazioni restituiranno nuovo coraggio agli imputati ai quali non è stato contestato nessun fatto specifico, se non l'aver intrattenuto rapporti poco chiari, che per Moggi servivano ad alterare i risultati del campionato.


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